Spostarsi in Italia sta diventando un lusso, e la dipendenza dall’automobile si sta trasformando in una vera e propria tassa sulla povertà. I costi legati alla mobilità stanno letteralmente schiacciando le fasce più deboli della popolazione. Ma cosa significa davvero essere “poveri di trasporti”? E perché l’auto è diventata un salasso inevitabile per chi non se la può permettere?
A darci un quadro dettagliato, e per certi versi impietoso, è il 1° Green Paper sulla Povertà dei Trasporti pubblicato dal Transport Poverty Lab.
Un milione di famiglie sull’orlo del baratro
Secondo il rapporto, la povertà dei trasporti è “l’incapacità o la difficoltà di individui e famiglie di sostenere i costi del trasporto privato o pubblico, o la mancanza o l’accesso limitato ai trasporti necessari per accedere a servizi e attività socioeconomiche essenziali”.
I numeri italiani sono allarmanti: ci sono circa 1,2 milioni di famiglie che combinano una spesa per i trasporti altissima rispetto alle loro disponibilità con una condizione di rischio povertà. Se allarghiamo lo sguardo a tutte le varie sfaccettature della vulnerabilità, scopriamo che il numero totale di italiani colpiti o a rischio di povertà dei trasporti arriva addirittura a 7 milioni.
In un periodo storico segnato dalla gravissima crisi petrolifera in atto, l’aumento dei prezzi dei carburanti non fa che acuire il problema, incidendo in maniera nettamente maggiore proprio sulle famiglie a basso reddito.
Condannati ad avere l’auto
Stando così le cose, si evince che possedere una macchina non è sempre una libera scelta, ma spesso è una condanna imposta da un territorio disegnato esclusivamente per i motori. Il Green Paper lo conferma con un dato che deve far riflettere chiunque si occupi di pianificazione urbana: oltre 637 mila famiglie con risorse economiche insufficienti possiedono almeno un’auto.
In queste situazioni, il possesso di un’auto rappresenta una necessità assoluta per poter sopravvivere, pur in assenza di una reale capacità economica per poterla mantenere. È il paradosso della “car dependency”: l’assenza di alternative sul territorio costringe le persone all’acquisto e all’uso dell’automobile, generando uno stress finanziario enorme sui bilanci familiari.
E le alternative, purtroppo, spesso sono un miraggio. Circa 7,3 milioni di persone vivono in aree poco servite dal trasporto pubblico. Parliamo di una fetta gigantesca della popolazione italiana che vive in zone in cui l’autobus o il treno locale semplicemente non rappresentano un’opzione praticabile.
Focus ➡️ Scarica il 1° Green Paper sulla Povertà dei Trasporti in Italia
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La soluzione: bici, cargo bike e trasporto pubblico
La transizione ecologica non può e non deve essere pagata da chi già fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Per questo, il Fondo Sociale per il Clima europeo suggerisce soluzioni chiare per abbattere queste disuguaglianze.
Tra le misure più efficaci proposte dal decalogo del Green Paper, spicca proprio la promozione dell’uso di biciclette, ebike, cargo bike e micromobilità. Come renderlo possibile? Attraverso la creazione di infrastrutture ciclabili sicure e l’erogazione di sussidi per l’acquisto, il noleggio o il leasing di questi mezzi.

Non servono (solo) i soliti bonus per comprare l’ennesima auto nuova, ma investimenti per poter farne a meno. Occorre incentivare l’uso di trasporti pubblici economici e accessibili e investire concretamente in “hub di mobilità” per facilitare le connessioni tra il trasporto pubblico, la mobilità condivisa, la ciclabilità e la pedonalità.
La mobilità è una condizione abilitante: ridurre le barriere che la ostacolano significa garantire a tutti i diritti fondamentali, come l’accesso al lavoro, allo studio e alla salute. Finché continueremo a costruire città e territori in cui per muoversi serve per forza avere un’auto di proprietà, la povertà dei trasporti non farà che aumentare.
Sarebbe ora di cambiare strada.
[Fonte]




















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