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La Diabolica: pendenze fino al 32% per la sfida che celebra i pionieri del ciclismo

La Diabolica: pendenze fino al 32% per la sfida che celebra i pionieri del ciclismo

Fra gli eventi che rendono omaggio all’età pionieristica delle corse in bicicletta non ci sono soltanto le ciclostoriche che impongono mezzi d’epoca e dress code d’antan, dal 2025 in calendario c’è anche La Diabolica, un evento multisportivo che si svolgerà domenica 7 giugno nella frazione di Montemarzo, con una vigilia ricca di appuntamenti ad Asti.

La manifestazione nasce come omaggio alla figura di Giovanni Gerbi, il leggendario Diavolo Rosso che fu una delle figure di spicco del ciclismo internazionale del primo decennio del Novecento. 

La scalata del Gerbido impedalabile

Per omaggiare la figura di questo corridore tanto talentuoso quanto fumantino e piratesco, gli organizzatori hanno deciso di proporre ai partecipanti de La Diabolica la sfida al Gerbido impedalabile, un’erta lunga 1250 metri caratterizzata da una pendenza massima del 32%. 

Nel 1931 – spiega l’organizzatore Paolo Gamba –,l’ormai 46enne Gerbi scommise con alcuni amici e altre persone di riuscire a pedalare sulla salita del Gerbido senza mettere il piede a terra e senza nemmeno alzarsi sui pedali. Bisogna immaginare quanto pesassero le biciclette dell’epoca e, naturalmente, quanto fosse faticosa un’impresa del genere sullo sterrato. Per vincere la sua scommessa, Gerbi mise una ruota anteriore più piccola, in modo che la bicicletta non si impennasse nel tratto più impegnativo, e zavorrò la sella con un paio di mattoni, per evitare che la ruota posteriore slittasse sulla ghiaia”.

Spiega Gamba che “nei primi anni Duemila, la salita del Gerbido era stata teatro di una cronoscalata per cicloamatori che abbiamo riportato in vita con un approccio diverso nel quale la partecipazione conta più della vittoria”. 

La cronoscalata del Gerbido verrà affrontata al termine delle due pedalate: il Percorso ciclistico Diavolo Rosso di 55 km e 800 metri di dislivello riservato alle gravel oppure il Percorso ciclistico Coppa Città di Asti di 60 km e 1000 metri di dislivello che si snoderà sulle strade della prestigiosa classica dilettantistica disputatasi dal 1927 al 2007, con un albo d’oro impreziosito dai successi di corridori come Glauco Servadei, Enrico Mollo, Giuseppe Palumbo, Franco Pellizotti e Tony Martin

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Il programma de La Diabolica 2026 

Nata nel 2025 per iniziativa della Polisportiva C.R. Asti Asd, La Diabolica propone un intenso weekend di sport e spettacolo. Fulcro delle attività di sabato 6 giugno è la piazza della Cattedrale di Asti che si anima, a partire dalle ore 18, con la consegna dei pacchi gara, un momento dedicato ai racconti del ciclismo epico, una cena all’aperto e un concerto di musica dal vivo. 

Domenica 7 giugno, epicentro di tutte le attività è Piazza Vigna a Montemarzo. Si comincia alle 7:30 con le ultime registrazioni e l’apertura del villaggio de La Diabolica. Le partenze delle due prove ciclistiche avvengono alla francese dalle 8:30. Alle 9:15 parte una camminata non competitiva, mentre alle 9:30 scatta la cronoscalata podistica competitiva del Gerbido. Alle 11 è il momento della cronoscalata competitiva del Gerbido riservata alle biciclette. Le premiazioni iniziano alle 11:30, il pranzo alle 12:30.  

Un campione “diabolico” nel ciclismo dei pionieri 

La fama di Giovanni Gerbi va ben oltre il prestigio del suo palmarès. Ad Asti, da molti anni, la chiesa sconsacrata di San Michele è diventata il Diavolo rosso, un locale nel quale si suona musica dal vivo. Lo stesso soprannome è il titolo di una canzone di Paolo Conte, altra icona della cittadina piemontese. Per comprendere come mai gli organizzatori della Polisportiva C.R. Asti Asd abbiano deciso di ricordare questo straordinario pioniere del ciclismo bisogna ripercorrerne brevemente la storia ciclistica. 

Gerbi nasce il 4 giugno del 1885 e disputa la prima corsa nel 1900: appena quindicenne si piazza terzo nella Torino-Rivoli.  Quello stesso anno vince il Campionato astigiano che si corre sulla distanza di 95 chilometri. L’anno dopo è a Milano dove si divide fra l’attività di fornaio e le corse che vengono organizzate sulla pista in legno di Piazza d’Armi.

Nel 1901 vince dieci delle tredici gare a cui partecipa. Il suo tallone d’Achille è la volata e per poter anticipare lo sprint, Gerbi s’inventa davvero di tutto: scatti a ripetizione, fughe da lontano, ma soprattutto uno studio meticoloso dei percorsi che deve affrontare. 

Passa professionista nel 1903 e l’anno successivo partecipa al Tour de France dove è costretto al ritiro dopo essere stato bastonato dai tifosi transalpini sul Col de la Republique. Anche il Giro d’Italia è avaro di soddisfazioni: nell’edizione del 1909 perde tre ore nella prima frazione per poi ritirarsi nella terzultima, in quella del 1911 si piazza terzo, un piazzamento che conferma nell’edizione a squadre dell’anno successivo. 

Il Re delle corse di un giorno

Poco propenso allo sforzo prolungato delle corse a tappe, Gerbi emerge soprattutto nelle corse di un giorno. Alla Milano-Torino del 1903 giunge al traguardo di corso Casale con mezz’ora di vantaggio su tutti, prima ancora che gli organizzatori sistemino lo striscione d’arrivo. Fra chi dubita della sua correttezza in gara c’è Eugenio Costamagna, fondatore e direttore della Gazzetta dello Sport. Lui, diciottenne, non ha bisogno di avvocati difensori: ci litiga in prima persona.

La sua impresa più grande la compie nel 1905, quando vince la prima edizione del Giro di Lombardia con un vantaggio di 40 minuti sul secondo. Nel 1907 fa il bis con un vantaggio di 39 minuti su Gustave Garrigou, ma viene successivamente declassato dopo le irregolarità appurate dalla giuria: l’abbassamento doloso di un passaggio a livello e lo spargimento di chiodi per penalizzare gli avversari, la scia di motociclisti sparsi lungo il tracciato di gara per aumentare il proprio vantaggio. Precoce nel debutto, lo è anche nel ritiro. Nel 1912 chiude con le corse e apre un’officina per la riparazione e la vendita delle biciclette a Milano.

Il ritorno al ciclismo del Diavolo Rosso

Nel 1931, a 46 anni, vince la scommessa del Gerbido impedalabile scalando l’erta di Montemarzo in 4’59”. Passa in mezzo a un corridoio di mille tifosi accorsi per applaudirlo. L’anno successivo partecipa al Giro d’Italia come individuale. Arriva fuori tempo massimo, concedendosi un’ultima passerella in maglia rossa. Lo stesso colore dominante nel weekend del 6 e 7 giugno sull’asse Asti-Montemarzo. 

Maggiori informazioni sulla Diabolica sono disponibili sulla sezione di Bikeitalia dedicata agli eventi di bici.

Commenti

  1. Angelo Tamburrini ha detto:

    Bellissima narrazione, non la conoscevo, anche se ho corso per la SC Gerbi di Milano con sede in viale Monza 140 da esordiente e allievo dal 1967 al 1969

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