“Bon courage” non è solo un’esortazione; è un talismano verbale. Si riferisce a qualcosa per cui hai principalmente bisogno prima di fare uno sforzo, un richiamo a quella forza interiore che ti aiuterà ad andare avanti quando le gambe bruciano e la meta sembra svanire dietro l’ennesima curva. È una frase che racchiude in sé la fatica e la nobiltà del tentativo.
È proprio questo BON COURAGE, detto spesso con dolcezza e con un sorriso sincero stampato in volto, che molti francesi ci hanno rivolto lungo la strada. Erano per lo più ciclisti esperti, persone con il viso segnato dal sole e dal vento, generalmente con almeno una dozzina di anni in più di noi per gamba, che riconoscevano nel nostro incedere lento la stessa passione che li faceva pedalare. A me ha sempre fatto venire i brividi; ogni volta che quelle parole fendevano l’aria, sentivo un’emozione profonda risalire lungo la schiena, trasformando la stanchezza in orgoglio.


Nelle salite più impervie, con il vento che soffiava ostinato contro il nostro petto, ma anche sulle maestose dune atlantiche o nei boschi gremiti di korrigans — quei piccoli folletti della tradizione bretone che sembravano spiarci tra le felci — mi sono vista cavalcare orgogliosa la mia amata bici. Non ero sola: ero accompagnata dal mio inseparabile e coraggiosissimo bimbo, Zeno, che con la sua presenza rendeva ogni metro più leggero. Poco più avanti, sventolavano una bandierina bretone e una italiana, i simboli della nostra identità in movimento, guidate dai miei più speciali compagni di avventura. C’era Agnese, la nostra “morbidezza”, comodamente accoccolata nella sua biga come in un nido sicuro, e c’era Martin, affaticato sotto il peso dei bagagli ma visibilmente felice. In sella alla sua fidata destriera, Martin non era solo un compagno, ma il cartografo e la bussola di questa nostra scapestrata e meravigliosa famiglia.
Che viaggio incredibile è stato! Abbiamo attraversato mille mondi in poco meno di 500 chilometri. Siamo passati dai boschi umidi, dove l’aria profumava di muschio e terra bagnata, alle infinite spiagge oceaniche, dove l’orizzonte si perde nel blu. Il vento atlantico è stato un compagno capriccioso: a tratti sbatteva laterale sulle borse cariche, facendoci sbandare e costringendoci a una danza precaria, mentre altre volte — rare e benedette — ci spingeva da dietro, regalandoci l’illusione di volare.

I sensi erano costantemente allertati: odori di pascoli alpini si mescolavano a improvvise ventate marine saline. Abbiamo vissuto pedalate immerse nella luce dorata del tramonto, con quel sole delle otto di sera che in queste terre sembra non voler mai andare a dormire. E poi la pioggia sottile, le distese infinite di campi di cipolle, il ritmo ipnotico delle alte e basse maree che ridisegnavano il paesaggio ogni poche ore. Abbiamo condiviso baguette mangiate a morsi sul ciglio della strada, risate fragorose, filastrocche cantate per scacciare la fatica e salite così ripide in cui non restava altro che scendere, spingere a mano e ripetersi, quasi come un mantra, che la prossima sarebbe stata meno tosta.
Ma questo viaggio ha portato con sé anche qualche lacrima, gelosamente nascosta in saccoccia. Lacrime di nostalgia anticipata, perché ci siamo resi conto che Zeno è cresciuto. Il suo Wehoo inizia a stargli stretto, non solo fisicamente ma anche simbolicamente. Ha fame di spazio, ha voglia di esplorare il mondo con le proprie forze e di salire in sella per guidare il suo destino. Ha voglia di sperimentare la magia di “Andorodando” da solo, sentendo l’equilibrio della sua nuova bici sotto di sé.


Sentiamo che una fase si chiude, ma la strada davanti a noi è ancora lunga e piena di promesse. Quante avventure ci aspettano ancora, quanti luoghi, persone, lingue e odori restano da scoprire insieme, con un nuovo assetto ma lo stesso spirito indomito.
E allora, con il cuore gonfio di ricordi e gli occhi rivolti al prossimo orizzonte, non posso che dirlo ancora una volta: “Bon courage”, splendidi compagni di avventura! Che il vento, d’ora in poi, ci sia spesso alle spalle.
470 km – d+ 3500 metri circa














Amiamo la Bretagna. Normalmente viaggiavamo camper e bici adattando le ciclabili alla situazione logistica. Quando vi ho letti ho sentito tutti i profumi e le sensazioni rinascere. Ed ora esco e ricomincio a pedalare. Perché non c’è età per vivere certe emozioni. Grazie
commovente il commento e tosta la scelta…e da ultimo la splendida Bretagna…che mix! Ça va sans dire