A fine 2024, in Germania, circolavano 2,1 milioni di biciclette aziendali in leasing, 750.000 delle quali messe su strada nel solo 2024. Il mercato dei fornitori vale 3,1 miliardi di euro, cresce in media di circa il 30% all’anno dal 2019 e coinvolge ormai circa 270.000 tra imprese ed enti pubblici (i dati sono del White Paper della European Cyclists’ Federation).
Dietro questi numeri c’è un insieme di norme fiscali noto come modello JobRad (letteralmente “bici aziendale”), che permette al dipendente di risparmiare tra il 30% e il 40% sul canone di leasing di una bicicletta, elettrica o muscolare, tramite una trattenuta sullo stipendio lordo (il meccanismo del “salary sacrifice”).
In Italia il punto di partenza è opposto. Lo ha fotografato Fulvio Matteoni (Decathlon Italia, Advisory Board dell’Osservatorio Valore Sport) aprendo la conferenza stampa “Corporate Bike Leasing – Un’opportunità per generare valore economico, sociale e ambientale” (8 giugno, Palazzo Montecitorio, Roma): oggi in Italia il 15% della popolazione si sposta casa-lavoro in mobilità attiva, ma di quel 15% solo il 2,9% usa la bicicletta, e il dato è in calo. Matteoni ha indicato un paradosso: “Più piste ciclabili, meno utilizzo della bicicletta”. Le ciclabili sono cresciute molto sul territorio, l’uso della bici per andare al lavoro ha continuato a scendere.

Il meccanismo tedesco non è isolato. Diversi Paesi europei hanno costruito uno schema fiscale dedicato alla bici aziendale o alla mobilità attiva casa-lavoro.
In Italia un dispositivo retributivo di questo tipo non esiste.
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Lo strumento che c’è già, e perché quasi nessuno lo usa
Uno strumento utile per il dipendente, in realtà, c’è: il flexible benefit. Una ebike erogata come welfare aziendale (art. 51, comma 2, lettera f del TUIR) è di fatto gratuita per il lavoratore, esente, e pienamente deducibile per l’azienda. Sulla carta, il trattamento migliore possibile.
Il peso, però, è tutto sul datore di lavoro, ed è il motivo per cui quasi nessuno la attiva. Servono almeno quattro mosse:
- modificare il regolamento welfare;
- definire categorie omogenee di dipendenti, decidendo come restringere la platea senza discriminare;
- rinunciare a una stima precisa del costo, che dipende da quante richieste arrivano;
- reggersi su una prassi interpretativa e non su una norma. Il risultato è un rischio percepito alto e un’adozione bassa.
Cosa prevederà la proposta di legge bipartisan

Qui entra lo schema del Corporate Bike Leasing, presentato l’8 giugno alla Sala Stampa di Montecitorio dall’Osservatorio Valore Sport di The European House – Ambrosetti, su iniziativa dell’onorevole Roberto Pella. Ribalta il punto di vista: è il dipendente a scegliere la bici e a convertire parte del proprio lordo per pagarla. Per l’azienda è molto più leggero da gestire, e infatti scala: è la meccanica del JobRad tedesco.

Il funzionamento lo ha spiegato in conferenza Piero Nigrelli, responsabile settore ciclo di ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori): in Germania ogni dipendente sceglie la bicicletta e la paga con una rata di leasing trattenuta da una quota della propria RAL, mentre la proprietà del mezzo resta all’azienda per i tre anni del contratto. Secondo Nigrelli il modello ha accompagnato il passaggio della Germania “da 7 a 17 miliardi di fatturato” nella vendita di biciclette in pochi anni, trainato anche dal maggior valore delle ebike.

Due conti a spanne, lato dipendente. Una ebike da 3.500 euro comprata con denaro netto richiede, in uno scaglione IRPEF medio, quasi 5.800 euro di lordo guadagnato. Pagandola convertendo il lordo, il risparmio reale è dell’ordine del 35-40%.
Il punto emerso con più forza in conferenza stampa è che lo schema fiscale, da solo, non basta. Serve il contorno infrastrutturale. Giulia Pastorella (Azione) lo ha detto senza giri di parole: non si può “aumentare il numero di bici su strada con la mano sinistra e con la mano destra fare la guerra alle ciclabili perché portano via i parcheggi”.
Carmine Fabio Raimondo (Fratelli d’Italia) ha posto la stessa condizione: infrastrutture adeguate, percorsi sicuri, regole chiare nel codice della strada, parcheggi e servizi. Antonino Iaria (Movimento 5 Stelle) ha portato il dato di Torino, dove le piste ciclabili sono passate da 150 a 246 chilometri e l’uso della bici è cresciuto, chiedendo di non fermarsi alle ciclabili ma di aggiungere stalli protetti nelle stazioni.
Il timing, su questo, aiuta. I 500 milioni del MASE per le città, destinati ai Comuni capoluogo con oltre 50.000 abitanti e alle Città Metropolitane nelle aree del contenzioso europeo sulla qualità dell’aria, finanziano proprio il contorno: rafforzamento del Mobility Management, infrastrutture ciclabili, rimborsi chilometrici, armadietti, docce, velostazioni, rastrelliere. A presentare il contributo del MASE è stata direttamente Vannia Gava, viceministro all’Ambiente.
Lo stesso giorno, a poche centinaia di metri, la conferenza nazionale dei Mobility Manager
Il collegamento col Mobility Management non è stato solo concettuale: mentre a Montecitorio si presentava la proposta, al Campidoglio il tema viveva la sua versione operativa: era in corso MobyDixit, la 26ª Conferenza Nazionale sul Mobility Management e la Mobilità Sostenibile, con la comunità dei Mobility Manager riunita intorno al PSCL (Piano Spostamenti Casa-Lavoro), ai Comuni (Mobility Manager d’Area) e alla decarbonizzazione delle flotte aziendali. La proposta politica e chi dovrà applicarla erano nella stessa città, lo stesso pomeriggio.
Per i Mobility Manager il Corporate Bike Leasing rappresenterebbe una leva chiave per favorire il cambio modale, a metà strada tra misure di incentivazione più ‘soft’, come i rimborsi chilometrici, e il flexible benefit che, come abbiamo visto, richiede un impianto di welfare che oggi ancora poche aziende sono pronte a costruire. Ne diventerebbe il complemento naturale, offrendo alle imprese uno strumento operativo concreto, scalabile e allineato al resto d’Europa per promuovere la mobilità attiva sistematica.
Questo è particolarmente vero se nell’equazione si inseriscono le ebike, che nell’ambito degli spostamenti casa-lavoro funzionano come dei veri e propri range extender: spostano in avanti la distanza entro cui andare al lavoro in bici è realistico e includono pendolari che la bici muscolare lascia fuori. Uno studio recente stima che un aumento del possesso di ebike fa crescere di 14,6 punti percentuali la probabilità di scegliere la bici come mezzo di trasporto.
L’impegno di Pella: una proposta entro dieci-quindici giorni
In chiusura Pella ha preso un impegno con una scadenza: depositare, “nell’arco dei prossimi dieci-quindici giorni”, una proposta di legge che recepisca quanto discusso, costruita coinvolgendo tutte le forze politiche. Alla conferenza maggioranza e opposizione hanno convenuto sull’obiettivo. L’evento si è concluso ribadendo alcuni numeri importanti sul potenziale impatto economico: un ritorno stimato di cinque euro per ogni euro investito e l’occupazione della filiera, 27 posti di lavoro ogni mille biciclette in più su strada.





















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