Mobilità

Ancora una ciclista uccisa con un mezzo pesante in città

Ancora una ciclista uccisa con un mezzo pesante in città
Sensori per gli angoli morti sui tir (immagine di repertorio, fonte: Kuhne+Nagel)

Ieri, 7 luglio 2026, l’ennesima tragedia ha macchiato le strade di Milano. Intorno alle 13 una ciclista, Laura Ghirardi, è stata investita e uccisa dalla persona alla guida di un tir in via Gattamelata, all’altezza di un incrocio in zona Fiera Milano. Una dinamica fin troppo tristemente nota, che riapre la voragine del dibattito sulla sicurezza di chi sceglie la mobilità attiva nei nostri centri urbani.

L’incompatibilità dei mezzi pesanti in città

Non si tratta di fatalità o di un caso fortuito: è un problema di sistema. La circolazione dei mezzi pesanti in una città densamente popolata e trafficata come Milano rappresenta un’incompatibilità geometrica e di sicurezza evidente. Strade strette, incroci complessi e un flusso costante di utenti vulnerabili (pedoni, ciclisti, chi si sposta in monopattino) non possono convivere nello stesso spazio con tir che presentano enormi limiti strutturali di visibilità.

I sensori non bastano a fermare la strage

Milano aveva cercato di arginare questo fenomeno, imponendo l’obbligo dei sensori contro gli angoli morti per i mezzi pesanti. Ma l’investimento mortale di ieri dimostra un fatto: la tecnologia, da sola, non basta a salvare vite.

Un sensore che suona non ferma le leggi della fisica, né corregge le carenze infrastrutturali di un incrocio promiscuo. Se la persona in bicicletta si trova in una posizione vulnerabile e la strada non offre protezioni fisiche (come incroci rialzati o ciclabili in sede propria), l’allarme acustico diventa solo la cronaca anticipata di una tragedia.

Perché non bisogna pedalare troppo a destra

In attesa che le nostre città vengano ridisegnate mettendo al centro le persone e non i motori, c’è un accorgimento salvavita fondamentale che ogni ciclista deve adottare per la propria sicurezza: non pedalare mai troppo vicini al margine destro della carreggiata.

Stare troppo a destra diminuisce drasticamente la visibilità di chi pedala, specialmente agli incroci e per chi guida mezzi con sedute molto alte. Inoltre, rasentare il marciapiede o le auto in sosta ci espone al rischio mortale delle portiere aperte all’improvviso (il cosiddetto dooring) e incoraggia sorpassi radenti da parte di chi guida, che pensa di avere “abbastanza spazio” pur non avendolo. Prendersi lo spazio necessario per essere visti non è un atto di arroganza, è pura sopravvivenza.

L’esempio da seguire ce lo offre la Spagna. Nel nuovo Codice della Strada spagnolo, infatti, si suggerisce esplicitamente ai ciclisti di occupare il centro della corsia, proprio per massimizzare la visibilità e costringere i veicoli a motore a effettuare sorpassi sicuri cambiando corsia.

Non si è fatto abbastanza

La dinamica di quest’ultimo, drammatico investimento ci sbatte in faccia una realtà inequivocabile: sul tema della convivenza tra utenti vulnerabili e mezzi pesanti non si è fatto abbastanza. Se a Milano, la città italiana pioniera nell’obbligo dei sensori “salvaciclisti”, chi pedala continua a essere schiacciato sotto le ruote dei tir, significa che la tecnologia da sola non basta.

L’assessore allo Spazio Pubblico e all’Edilizia Scolastica Marco Mazzei sul suo profilo personale ha condiviso una riflessione sull’accaduto, arrivando alla conclusione che: “Zero è l’unico numero che ha un senso quando si parla di persone morte o ferite gravemente in strada”.

Non servono solo i sensori: servono limitazioni fisiche e fasce orarie rigide per l’accesso dei Tir in ambito urbano, serve un design stradale che protegga attivamente chi è più fragile, e serve una visione politica — quella della Vision Zero — che smetta di considerare queste morti come ineluttabili “incidenti”. Fino a quando permetteremo a mezzi incompatibili con la vita urbana di circolare liberamente nei nostri quartieri, continueremo a contare le vittime di un sistema in cui chi pedala non ha nessuna armatura.

[Fonte]

ebook

Ebook Mobilità Ciclistica
Scopri

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *