La transizione verso una mobilità urbana più sostenibile, capace di liberare spazio prezioso e ridurre l’impatto ambientale, passa (anche e soprattutto) dal portafoglio. In tutta Europa, sempre più governi locali, regionali e nazionali stanno destinando parte dei propri bilanci alla promozione della ciclabilità. Se da un lato si investe nella realizzazione di infrastrutture di qualità e nel bike-sharing, dall’altro si sta rivelando vincente la strategia degli incentivi diretti all’acquisto.
Per avere una fotografia chiara di questa “rivoluzione a pedali”, la European Cyclists’ Federation (ECF), in collaborazione con Wolt, ha sviluppato il “Money for Bikes Tracker”. Questo prezioso strumento, che include una mappa interattiva (liberamente consultabile sul sito di ECF), raccoglie in un unico portale le centinaia di schemi di incentivi all’acquisto di biciclette in tutto il Vecchio Continente, mostrando l’entità dei sussidi e le categorie di mezzi finanziabili.
Questi incentivi sono fondamentali per abbattere l’ostacolo dei costi iniziali di acquisto, rendendo accessibili a un pubblico molto più ampio in particolar modo le biciclette elettriche e le cargo bike.
La mappa degli incentivi: chi finanzia di più?
Navigando nella mappa del Tracker, emerge un quadro variegato. Paesi con una cultura ciclistica ormai storicamente matura e radicata, come Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, generalmente non offrono incentivi di acquisto generalizzati alla popolazione. Al contrario, nazioni come Francia e Austria spiccano per i robusti programmi locali nelle loro città principali, mentre Germania, Grecia, Portogallo e Slovenia sostengono la mobilità attiva attraverso l’integrazione di veri e propri schemi nazionali.
l dettaglio Paese per Paese: tra bonus acquisto, taglio dell’IVA e incentivi al chilometro
Analizzando i dati raccolti da ECF su oltre 300 schemi attivi, le strategie europee per finanziare la ciclabilità possono essere raggruppate in tre grandi approcci: gli investimenti statali diretti, gli sgravi fiscali legati al lavoro e i fondi delegati alle singole amministrazioni locali.
Gli schemi nazionali e il supporto diretto
In diversi Stati membri il governo centrale interviene direttamente per ridurre il costo finale delle biciclette, lavorando spesso in sinergia con i bonus regionali.
Portogallo | È tra i Paesi più virtuosi ed è stato il primo in Europa ad avvalersi della direttiva UE per tagliare l’IVA al 6% sull’acquisto e la riparazione di tutte le biciclette. A questo si sommano fondi statali annuali destinati all’acquisto di e-bike, cargo bike e bici tradizionali per privati e aziende.
Spagna | Oltre al popolarissimo ecosistema di sussidi locali (come quelli varati dalla Comunità di Madrid o dall’area metropolitana di Barcellona), il governo ha stanziato pacchetti milionari per sovvenzionare le e-bike ed espandere le flotte di bike-sharing pubbliche.
Italia | Sulla mappa, il nostro Paese si distingue per una stratificazione interessante: ai vari bonus statali succedutisi nel tempo (spesso legati a fondi di mobilità sostenibile o rottamazione) si affiancano alcune iniziative delle Regioni e dei Comuni, soprattutto nel Nord Italia e nelle grandi città, con bandi specifici per ebike, bici pieghevoli da intermodalità e cargo bike per le famiglie.
Austria, Grecia, Croazia e Lituania | Integrano saldamente la bicicletta nei rispettivi “Master Plan” nazionali della mobilità, facendo largo uso anche dei fondi europei per sussidiare l’acquisto di ebike, e-cargo e mezzi adattati per persone con disabilità.
“Bike-to-Work”, leasing aziendale e vantaggi fiscali
In Paesi dove il mercato è già molto forte, l’aiuto pubblico si sposta dall’assegno di acquisto alla defiscalizzazione e all’uso quotidiano per il tragitto casa-lavoro.
Belgio | È la patria del bike-to-work. L’incentivo re è una indennità chilometrica esentasse (fino a circa 0,35 €/km) corrisposta in busta paga a chi pedala verso il lavoro. I sussidi per l’acquisto vero e proprio sono invece lasciati alle iniziative di Comuni e Regioni.
Germania | Anziché offrire un singolo bonus federale, il sistema tedesco fa leva sul leasing aziendale esentasse (il celebre modello JobRad), che permette a milioni di lavoratori di risparmiare percentuali elevatissime sul prezzo di listino di ebike e bici standard. A livello di bilancio federale sussistono forti contributi per le sole e-cargo commerciali, mentre per i privati intervengono centinaia di schemi municipali.
Paesi Bassi | Con il tasso di ciclabilità più alto al mondo, il supporto governativo è prettamente fiscale (bici aziendale e rimborso chilometrico esentasse). I bonus locali si concentrano invece sull’inclusione, aiutando giovani famiglie ad acquistare cargo bike o anziani a dotarsi di e-bike adattate.
Regno Unito e Irlanda | Il motore dell’accesso alla bici è il “Cycle to Work Scheme”, un programma statale di salary sacrifice che consente di acquistare bici e accessori a rate prelevando l’importo dallo stipendio lordo, con un risparmio finale che può sfiorare il 40%.
Il ruolo chiave di Regioni e Aree Metropolitane
Nel caso della Francia, storicamente leader grazie allo statale Bonus Vélo e alla Prime à la conversion (che premia chi rottama una vecchia auto a motore per passare a una ebike o cargo bike), i recenti aggiustamenti di bilancio statale hanno reso fondamentale il ruolo delle Regioni e delle grandi metropolitane (come Parigi e Lione), che oggi guidano la spinta per sovvenzionare bici da carico e pieghevoli. Discorso simile per Svezia e Norvegia, dove i sussidi per i privati si trovano oggi prevalentemente nei bandi ambientali lanciati dalle singole amministrazioni locali.
La vera lezione che emerge dal Tracker di ECF è che il futuro di questi incentivi è strettamente legato ai Fondi Europei: dopo il successo dei fondi PNRR per la mobilità, dal 2026 gli Stati membri potranno attingere al nuovo Fondo Sociale per il Clima (EU Social Climate Fund) — un pacchetto da 87 miliardi di euro che, grazie al lavoro di advocacy di ECF, potrà essere utilizzato dai governi proprio per creare nuovi voucher di acquisto e programmi di bike-sharing destinati alle fasce di reddito medio-basse, contrastando la povertà di trasporto.
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Per capire come questi fondi vengano declinati nella pratica e si trasformino in risultati tangibili per le strade, ECF ha pubblicato un report che analizza 5 città europee che fungono da modello. Ecco cosa possiamo imparare dai loro casi studio.
1. Nantes (Francia): l’equità sociale al centro
Nantes ha introdotto il suo programma di incentivi già nel 2012. La particolarità che la rende un modello è che il sussidio è calcolato in base al “Quoziente Familiare” (Quotient Familial), un indicatore francese che tiene conto del reddito e delle dimensioni del nucleo familiare. Grazie a questo approccio proporzionale, si finanziano biciclette muscolari, ebike e cargo bike contrastando in modo mirato la cosiddetta povertà nei trasporti, garantendo l’accesso alla mobilità ciclistica a chi ne ha più bisogno. Inoltre, il sistema di noleggio a lungo termine della città funziona da “test”: l’80% di chi lo prova per un anno finisce poi per acquistare effettivamente una bici.
2. Magonza (Germania): cargo bike a energia pulita
A Magonza, i sussidi per l’acquisto di cargo bike elettriche nascono da una collaborazione virtuosa: a erogare i fondi è l’azienda municipalizzata locale (Mainzer Stadtwerke), e i bonus sono riservati ai cittadini che hanno un contratto di fornitura energetica con loro. Un’idea innovativa che crea una sinergia diretta tra la mobilità a zero emissioni e il consumo di energia pulita e rinnovabile generata a livello locale.
3. Varaždin (Croazia): la rivoluzione parte dalle piccole città
Non servono metropoli o budget faraonici per fare la differenza. Varaždin, cittadina di soli 44.000 abitanti, stanzia ogni anno circa 50.000 euro per co-finanziare l’acquisto di nuove biciclette e supportare la manutenzione di quelle già esistenti. Questa spinta è stata integrata in iniziative di bilancio partecipativo, permettendo ai residenti di proporre e votare l’implementazione di servizi aggiuntivi, come i parcheggi per le bici.
4. Graz (Austria): la capitale europea delle cargo bike
Graz è un’assoluta pioniera: nel 2011 è stata la prima città in Europa a proporre incentivi per l’acquisto di cargo bike. Recentemente, nel 2024, il programma è stato ampliato anche ai privati cittadini. Oggi, grazie al mix tra fondi locali e il sussidio nazionale austriaco (che arriva fino a 1000 euro per una e-cargo), in città circolano circa 2.000 cargo bike su una popolazione di 300.000 abitanti. Un risultato straordinario, che sta spingendo l’amministrazione verso un’ulteriore evoluzione politica: passare dal supporto all’acquisto al supporto all’utilizzo effettivo per massimizzare il cambiamento comportamentale.
5. La Valletta (Malta): fondi UE contro il grande caldo
Nel bacino del Mediterraneo si fa spesso fatica ad accettare la bici a causa del caldo estivo, ma La Valletta smonta questo alibi scommettendo sulla pedalata assistita. Le ebike permettono infatti di superare ostacoli geografici come la topografia difficile e le alte temperature. Attraverso l’autorità nazionale Transport Malta, viene garantito un contributo di 650 euro per l’acquisto di ebike (pedelec). Il dato fondamentale è che questo schema è finanziato tramite il programma europeo NextGenerationEU, dimostrando come gli Stati Membri possano usare i fondi dell’Unione Europea per plasmare concretamente lo sviluppo della mobilità sostenibile.
[Fonte]
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