Chiunque abbia affrontato in bicicletta il Passo Gavia salendo dal versante bresciano di Ponte di Legno sa perfettamente di cosa stiamo parlando: l’epica dell’ascesa, la fatica che si fa sentire man mano che l’aria si fa rarefatta e, negli ultimi chilometri prima dello scollinamento, il temuto spauracchio della galleria.
Fino a ieri, attraversare il buio tunnel delle “Rocce Nere” (noto anche come galleria delle Roccette) era un’esperienza che chiunque avrebbe preferito evitare. Si tratta di circa 400 metri di oscurità in cui si sommano una forte pendenza, un fondo stradale spesso umido, scarsissima visibilità e la necessità di condividere uno spazio angusto con il traffico motorizzato.
Un mix pericoloso che, nel corso degli anni, ha causato frequenti incidenti e cadute tra i ciclisti.
Ciclisti fuori dal tunnel
La buona notizia è che adesso quello snodo critico si può finalmente aggirare in totale sicurezza. Sabato 4 luglio è stata infatti inaugurata ufficialmente la nuova “Variante Tridentina”. Si tratta di un percorso ciclopedonale panoramico che permette a chi pedala e a chi cammina di bypassare del tutto la galleria.
Si tratta di una bretella esterna lunga circa 400 metri, riqualificata grazie a un investimento di 250.000 euro sostenuto dal Parco Nazionale dello Stelvio in sinergia con il Comune di Ponte di Legno. I lavori, necessari in un ambiente alpino esposto a oltre 2.600 metri di quota, hanno previsto il completo rifacimento del fondo stradale, l’installazione di nuove barriere laterali di protezione e la fondamentale messa in sicurezza della parete rocciosa con reti paramassi. In questo modo, i ciclisti possono pedalare su un percorso protetto e separato dal traffico veicolare, godendosi gli ultimi sforzi verso la vetta in tranquillità e immersi nel paesaggio.
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La Variante Tridentina
L’opera non ha solo una valenza turistica e infrastrutturale, ma porta con sé un profondo significato legato alla memoria storica del territorio. Il nome “Variante Tridentina” è stato infatti scelto per onorare i 18 giovani alpini del Battaglione Bolzano che il 20 luglio del 1954 persero tragicamente la vita proprio in quel tratto, quando il cedimento della carreggiata fece precipitare il loro mezzo nella scarpata.

Al taglio del nastro, oltre ai rappresentanti delle istituzioni locali e del Parco, ha partecipato anche un volto storico del ciclismo come Evgenij Berzin, vincitore del Giro d’Italia 1994, che ha pedalato insieme ai ciclisti intervenuti. Un’inaugurazione caduta peraltro in un momento perfetto, proprio alla vigilia della Granfondo Gavia e Mortirolo. E chissà che, come ipotizzato da alcuni organizzatori presenti all’evento, questa ritrovata sicurezza non sia il tassello definitivo per far tornare presto la carovana del Giro d’Italia professionistico a sfidare questi iconici tornanti.
Un’infrastruttura per la sicurezza di chi pedala
Al di là del rito del taglio del nastro, l’apertura di questa variante offre uno spunto di riflessione. Realizzare infrastrutture sicure e capaci di proteggere l’utenza vulnerabile non è mai un semplice “regalo” per una nicchia di appassionati, ma un intervento di civiltà stradale e di strategia turistica. Ambienti sicuri per chi pedala contribuiscono in modo diretto a invogliare sempre più persone a usare la bicicletta, stimolandole a scoprire e vivere territori che dimostrano, con i fatti, di saperle accogliere. In un panorama in cui spesso la tutela di chi si muove a pedali viene messa in secondo piano, l’apertura di questa variante al Gavia è un’ottima notizia e la dimostrazione concreta di come si possa valorizzare un territorio rendendolo davvero accessibile a tutti.
[Fonte]
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