Negli Stati Uniti cambia la gestione dei fondi federali destinati alle infrastrutture di trasporto locale. Il nuovo Segretario ai Trasporti dell’amministrazione Trump, Sean Duffy, ha annunciato la decisione di riassegnare 1,73 miliardi di dollari di sovvenzioni statali – originariamente indirizzati anche alla mobilità ciclabile e pedonale – per convogliarli verso grandi opere viarie, autostrade e infrastrutture commerciali.
Un provvedimento che ridisegna le priorità della mobilità americana e che riapre il confronto tecnico ed economico sul ruolo della ciclabilità e della mobilità attiva nella pianificazione stradale degli Stati Uniti.
I dettagli del provvedimento: riassegnati 1,73 miliardi di dollari
La decisione del Dipartimento dei Trasporti (USDOT) interviene sui fondi stanziati nel biennio 2021-2023 sotto la precedente amministrazione Biden, nell’ambito dei programmi federali di rilancio infrastrutturale.
Secondo quanto dichiarato da Duffy, le risorse verranno ritirate dai progetti di mobilità attiva per essere investite in opere di diversa scala infrastrutturale: “Il nostro Dipartimento sta investendo nella riparazione di strade e ponti critici che collegano gli americani alle opportunità di lavoro, nelle infrastrutture portuali che rafforzano la nostra sicurezza nazionale e nei progetti di trasporto pubblico e aviazione che muovono le famiglie americane.”
| Aspetto | Precedenti linee guida (Bandi 2021-2023) | Nuova linea dell’Amministrazione |
|---|---|---|
| Allocazione risorse | 1,73 miliardi di dollari per reti locali e mobilità integrata | Riassegnazione totale del fondo verso grandi infrastrutture |
| Priorità di investimento | Ciclabilità, sicurezza pedonale, riqualificazione urbana | Riparazione strade tradizionali, ponti, porti e aviazione |
| Criteri guida | Accessibilità, equità e mitigazione dell’impatto climatico | Capacità di traffico veicolare, logistica e sicurezza nazionale |
Perché si parla di “ciclabili DEI”?
Per giustificare la riassegnazione dei fondi, il Segretario Duffy ha impiegato la definizione di “ciclabili DEI” (Diversity, Equity, and Inclusion).
L’origine dell’espressione risiede nei criteri di assegnazione introdotti dall’ex Segretario ai Trasporti Pete Buttigieg: nei bandi emanati nel 2021 e nel 2023, le amministrazioni locali e statali che candidavano progetti di riqualificazione stradale venivano incoraggiate a inserire valutazioni su come le infrastrutture avrebbero potuto migliorare l’equità di accesso alla mobilità, ridurre le disparità socio-economiche e contrastare i cambiamenti climatici.
La nuova amministrazione ha deciso di applicare un cambio di rotta concettuale: aver vincolato o associato le sovvenzioni stradali a specifici parametri programmatici e ambientali è stato ritenuto sufficiente per considerare tali investimenti non prioritari per il bilancio federale.
I dati sulla sicurezza: la posizione della Federal Highway Administration
La scelta dell’amministrazione USA ignora volutamente la scienza e l’ingegneria del traffico. Pedoni e ciclisti rappresentano oggi oltre il 21,6% di tutte le vittime della strada negli Stati Uniti. Una strage silenziosa che avrebbe bisogno di maggiori investimenti in sicurezza, non di tagli.
Persino la stessa Federal Highway Administration (FHWA) – l’agenzia tecnica ufficiale che opera sotto il Dipartimento dei Trasporti USA – ribadisce nelle proprie linee guida ufficiali che realizzare piste ciclabili separate e protette è lo strumento più efficace per prevenire collisioni e conflitti tra veicoli a motore e biciclette, migliorando la fluidità e la sicurezza dell’intera rete stradale.
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L’impatto effettivo su città e comunità locali
Il blocco o la riassegnazione di questi fondi non avrà un impatto isolato sulla sola realizzazione delle piste ciclabili urbane. I bandi da 1,73 miliardi di dollari già assegnati o in via di definizione finanziavano un ventaglio diversificato di interventi su scala locale e comunitaria, diffusi sia nelle grandi metropoli sia nelle aree rurali.
Tra i progetti la cui copertura finanziaria torna ora in discussione figurano:
- l’installazione di semafori pedonali e incroci rialzati in diversi centri urbani del Missouri;
- la realizzazione di un nuovo centro di interscambio per il trasporto pubblico in Nord Carolina;
- progetti di riqualificazione stradale e sostituzione di ponti locali nel New Hampshire e nel New Mexico;
- lo sviluppo di corsie ciclabili protette nella città di Seattle.
Mentre l’amministrazione federale intende concentrare le risorse pubbliche sui traffici viari di lungo raggio e sulla logistica pesante, molte amministrazioni comunali di diverso colore politico si trovano ora a dover ridefinire i bilanci per completare le opere di messa in sicurezza delle proprie strade comunali.
Ideologia e guerra culturale
Perché attaccare chi sceglie di muoversi in bicicletta? La risposta risiede in una cinica strategia politica:
- Piacere alla lobby dei combustibili fossili: colpire le alternative all’auto privata significa mantenere i cittadini dipendenti dal petrolio e dall’uso obbligato del mezzo a motore, in linea con lo stop agli incentivi per i veicoli elettrici.
- Punire le città: le infrastrutture ciclabili sono più diffuse nelle grandi aree urbane, storicamente guidate da amministrazioni democratiche e abitate da comunità più diverse e trasversali. Colpire questi fondi è una vendetta politica servita su un piatto di asfalto.
- Alimentare il mito dell’auto come unica libertà: si cerca di convincere l’elettorato che fare spazio alle bici rubi spazio ai conducenti, trasformando lo spazio pubblico in un campo di battaglia anziché in un bene comune da condividere.
La resistenza di chi pedala non si ferma
Togliere i fondi per le ciclabili non danneggerà solo i ciclisti, ma le famiglie americane nel loro complesso: una città senza alternative all’auto è una città più trafficata, più inquinata, più pericolosa e in cui muoversi costa molto di più – un dettaglio tutt’altro che secondario in un periodo di carburanti ad alto prezzo.
Nonostante l’offensiva federale, il mondo dei ciclisti e gli attivisti per la sicurezza stradale stanno già organizzando la resistenza a livello locale e legale. Lo dimostra la recente vittoria di Washington D.C., dove una partecipata mobilitazione ha impedito all’amministrazione di smantellare l’iconica America’s Bike Lane sul National Mall per far spazio a una corsia per veicoli.
La strada è di tutti, e chi pedala non ha alcuna intenzione di farsi da parte.
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*Immagine di copertina in licenza creative commons via Wikimedia



















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