«Let me open the door» scrisse sui social Biniam Girmay, dopo che lo scorso anno vinse una tappa del Tour de France. Fu il primo ciclista di pelle nera a vincere una tappa del Tour. Nel 2023 nel World Tour erano solo 6 i corridori neri su 534 totali.
Negli Stati Uniti i problemi legati all’esclusione sociale per motivi razziali sono molto sentiti e la parola “Black” diventa il supporto e il suggello di iniziative, eventi, manifestazioni, gruppi e di realtà che vogliono abbattere gli impedimenti e le esclusioni di razza e di genere.
Se sei donna e sei di colore, molto probabilmente gli ostacoli e le esclusioni aumenteranno. Per affrontare le disparità che ancora esistono serve quindi un supporto comunitario.
Black Girls Do Bike, perché?
Black Girls Do Bike è uno di questi spazi comunitari di supporto, una community diffusa in più di 100 città. È stata fondata da Monica Garrison dopo una pedalata in una tarda primavera del 2013, dove non incontrò nessuno che le somigliasse: donna e nera. Su internet le uniche immagini relative erano di modelle in posa, non vere e proprie cicliste, non c’erano gruppi nazionali. Quindi ha pensato che qualcuno dovesse cominciare da a cambiare le cose.
Gli inizi

All’inizio fu solo una pagina Facebook, dove Monica condivideva foto e storie per comunicare il suo piacere di pedalare. Dopo pochi mesi, ha iniziato a ricevere messaggi che le chiedevano di poter usare il nome della pagina per promuovere gruppi di incontro a tema. Le donne volevano incontrarsi. Lo spazio online non bastava più.
Oggi
Ad oggi ci sono 180 donne leader, sheroes cioè, eroine femminili che guidano più di 100 gruppi sparsi in varie città come New York, Atlanta, Chicago, ma anche Manchester in Gran Bretagna. Venticinquemila iscritte che entrano in contatto fra di loro, si incontrano localmente, creano eventi e partecipano all’annuale raduno nazionale.

Abbassare la soglia, aprire la porta, entrare nel mondo della bici, per le Black Girls in bici significa porre attenzione a quei particolari che aiutano e incoraggiano ad andare in bicicletta. L’imperativo è creare le condizioni per sentirsi a proprio agio.
E non sentirsi giudicate ad esempio, quando si chiede come indossare il casco con i dreadlocks o una pettinatura afro.
Ciclismo inclusivo
Dietro a questo network c’è la visione di un ciclismo realmente inclusivo, perché essere donna e donna con la pelle nera rappresenta un doppio ostacolo per iniziare un’attività con la bici che sia il bike to work, un’escursione, un viaggio.
I gruppi di Black Girls Do Bike promuovono attività per rendere l’uso della bicicletta più democratico. Realizzano progetti per un maggior benessere nelle comunità afroamericane. Sono dei punti di riferimento perché tramite la bicicletta promuovono l’inclusione, l’empowerment femminile e mettono al centro il tema della salute che deriva dall’uso della bicicletta. Il benessere è un diritto, non un privilegio.
Lotta per l’emancipazione

Razza, sesso e fattori economici nel caso delle comunità afro sono intrecciate e diventano un ostacolo all’emancipazione. Ci sono poi le barriere interne, quelle auto-percepite fin da bambini: insicurezza e inadeguatezza. Nei quartieri abitati dalle minoranze etniche, la bicicletta viene considerata un mezzo di trasporto da poveri. Di conseguenza le donne nere che vogliono usare la bici sentono lo stigma sociale e si percepiscono meno valorizzate all’interno della comunità. Non ultimo, le buone biciclette sono costose e in questi ambienti il potere d’acquisto è di gran lungo più basso di quello dei quartieri benestanti.
Uno spazio per la comunità
Lo spazio ciclistico creato da Black Girls Do Bike non è uno spazio generico per appassionati, dove chiedere informazioni sulle attrezzature, le novità sui design o chiedere con chi pedalare. È un luogo dove le persone vengono prima e si danno gli strumenti necessari per diventare leader di sé, attraverso anche pedalate, incontri, scambi.
È un posto che vuole affermare che le donne nere ‘appartengono a ogni luogo’, non esistono spazi relegati. È anche uno spazio dove non c’è competizione, perché qui è l’ultima arrivata che guida, dando il ritmo al gruppo durante la pedalata -l’unico modo per superare l’ansia da lentezza. Mentre la ciclista più esperta chiude la fila, per dare sicurezza. Per accompagnare, non per guidare.
Le pedalate fanno politica

Quando escono anche solo per una pedalata in città, queste donne diventano un esempio visibile. “Una donna di colore in bicicletta è una doppia dichiarazione politica”, perché inclusiva e perché sostenibile.
Non è poco. Il gruppo poi, fa la differenza, le persone si abituano a vedere queste donne che sono ‘la spina dorsale delle loro comunità, degli esempi su cui fare affidamento. Le Black Girls vivono l’emancipazione con lo stile del divertimento proprio di chi va in bici. Sono allegre e serene, sono una famiglia ideale per visione, attitudine, rispetto. E sorridono sempre. Sorridono dopo molte ore che pedalano e sorridono senza badare se stanno pedalando con bici da 20$ o da 20.000 $.
Per Black Girls Do Bike emancipazione significa che “sei tu a far girare i pedali”.
Combattere le diseguaglianze nella comunità ciclistica
L’esistenza di un gruppo come le BGDB richiama l’attenzione sulle disparità nella comunità ciclistica, “il nostro obiettivo non è dividere, ma far incontrare le donne là dove sono e diventare una porta d’accesso al meraviglioso e sfaccettato mondo del ciclismo. Incoraggiare la diversità e l’uguaglianza spingerà lo sport e anche l’industria verso direzioni positive“.
Il gruppo è cresciuto rapidamente e in pochi anni si è affermato in un centinaio di città. Sempre più donne nere hanno assunto ruoli di leadership. C’è un impegno importante anche di grandi marchi e altre organizzazioni che vogliono far conoscere la loro missione. BGDB lavora anche per formare delle donne leader nei comitati e nelle aziende di settore. Infatti ci sono più donne che hanno delle posizioni rilevanti nei comitati cittadini e in quelli consultivi, nell’industria del ciclismo e il loro impatto s’inizia a vedere.
Contribuire con la bici al miglioramento sociale
I membri di BGDB, come quelli di altre comunità afroamericane sentono il peso dei problemi politici e sociali di questi tempi. “Il ciclismo è l’intersezione di vari problemi: climatici, razziali, economici. Non è solo sport e non è solo un’attività ricreativa, ma una forma di trasporto, un mezzo di indipendenza e una rivendicazione per i luoghi da cui siamo stati storicamente esclusi“. I gruppi sparsi nelle tante città lavorano per dare priorità agli spostamenti in bici, rendere i percorsi sicuri, nonostante i tagli ai servizi.
Per diventare membri basta presentarsi agli eventi, niente di più. Portare con sé la propria bici a questi incontri per Black Girls Do Bike “‘è come portare una sedia, se vuoi un posto alla tavola, porta con te la sedia”. La diffusione dei gruppi e l’aumento degli iscritti sono la conseguenza di questo approccio giocoso. Una serie di gesti semplici che si inseriscono in un progetto più grande diventano la chiave di uno stile di vita più sano e consapevole.
Cosa serve da parte del mondo bianco? Sostegno, risalto alle loro storie. Rendere visibili le loro iniziative, pedalare al loro fianco, fare donazioni o volontariato attivo.
Le Black Girls Do Bike sono le protagoniste di un ciclismo inclusivo e costruttivo. La piega che hanno fatto prendere al dialogo pubblico è come una pedalata in compagnia: ogni ciclista è diversa, ma va nella stessa direzione.
L’auspicio è che questo racconto possa ispirare un gruppo anche qui in Italia, dove atleti e ragazzi di seconda e terza generazione si definiscono Black Italians, usando un termine originariamente dispregiativo (negli Stati uniti era usato per accomunare gli stereotipi sulla comunità afroamericana e su quella italiana) per rivendicare identità, le proprie radici, la propria appartenenza.





















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