Dalla Pianura Padana al mare della Liguria in bici - Bikeitalia.it

Dalla Pianura Padana al mare della Liguria in bici

Da una metropoli nel mezzo della Pianura Padana, uscire di casa in bicicletta e arrivare al mare è un pensiero che può apparire pazzoide, soprattutto se un ciclista milanese ambisce a portare con sé la sua famiglia senza che questa sia, per così dire, “fanatica” di ciclismo. Ma vi posso dire che si può fare come dimostra la nostra avventura di Pasqua ad Aprile 2022.

Partiamo un venerdì da Milano portandoci con il treno a Piacenza, dal duomo della città emiliana prendiamo la ciclabile che, in sede ampia e protetta, ci porta a Gossolengo e poi verso le colline piacentine sino Rivergaro, all’imbocco della Val Trebbia. L’itinerario è totalmente in pianura e permette di familiarizzare con le bici cariche di bagagli.

Scorgiamo il caratteristico profilo del borgo di Rivalta tra la vegetazione in fiore e giunti a Rivergaro attraversiamo il fiume sulla destra per evitare la statale S45. La strada prende immediatamente a salire sulla sponda del fiume e capiamo immediatamente quanto siano molto più impegnativi pochi chilometri di salita, soprattutto quando si hanno i bagagli con sé, rispetto a decine di chilometri pianeggianti. La strada scorre per qualche chilometro con falsopiani per poi discendere su Travo, borgo medievale sulla riva del fiume, da cui, con un lungo ponte sul Trebbia, ci si inserisce sulla statale per Bobbio.

Ponte Gobbo a Piacenza
Ponte Gobbo

Da quel punto rimaniamo sulla statale sino a Bobbio superando lunghi tratti di strada su viadotti e un paio di gallerie dove sono sicuramente necessarie le luci; il Trebbia è sempre a fianco a noi e scorgiamo alcuni salti del fiume che invogliano a dei bagni rinfrescanti anche se la primavera è appena iniziata. Il panorama è molto bello ma non ci si può distrarre dalla strada perché auto e moto scorrono veloci sicuramente questo è il tratto meno piacevole di tutto il viaggio. Giungiamo a Bobbio dopo circa 50 Km dove ci godiamo una sosta ristoro e aggiungiamo uno spunto culturale con la visita alla Basilica di San Colombano, dedicata al fondatore del centro medievale. Immancabile la foto sul famoso Ponte Gobbo, il cui nome deriva dal caratteristico andamento irregolare delle sue arcate.

La prima tappa non è terminata e dobbiamo ricorrere alle ultime energie per superare la salita che ci porta sul lato sinistro del fiume, che diventa sempre più selvaggio e ci ripaga della fatica con i meravigliosi scorci delle sue verdi acque sino a intravvedere il borgo di Brugnello, abbarbicato su uno sperone roccioso a picco sul fiume.

La strada si restringe e, raggiunta un’altezza ragguardevole sul fiume, inizia un’appassionante discesa molto tortuosa che ci porta a Marsaglia dopo aver percorso 65 Km e la prima giornata del viaggio.
Marsaglia è un piccolo borgo sul fiume dotato di albergo, ostello e ristorante in cui ognuno può trovare la propria sistemazione preferita e rifocillarsi a dovere.

Fiume Trebbia
Fiume Trebbia

Il secondo giorno di buon mattino lasciamo Marsaglia e la Val Trebbia perché immediatamente si devia verso Ovest nella Val D’Aveto: valle molto suggestiva e selvaggia priva sostanzialmente di insediamenti umani per i primi 30 Km. La strada si snoda sulla sinistra del torrente mantenendosi sempre piuttosto in alto con tratti di forte salita in cui si benedice la presenza della tripla corona sulla bicicletta.

Il panorama è incantevole e in particolare ricordo la vista dalla madonna del Roccione, una piccola cappella a bordo strada con strapiombo sul fiume. Dopo ripetuti saliscendi giungiamo con soddisfazione sul confine Emiliano-Ligure e con grande gioia ci sembra di percepire già il profumo di mare, ma è vietato rilassarsi perché c’è ancora da pedalare prima di giungere a Rezzoaglio, dove abbiamo il piacere di assaggiare la tanto rinomata focaccia. Anche il caseificio della Val D’Aveto merita una sosta per assaggiare il gustoso yogurt locale.

A Rezzoaglio si prende a destra per Cabanne, la strada con una ripida salita lambisce il torrente Aveto che curva dopo curva crea delle pozze rinfrescanti e delle magnifiche aree di pesca. L’altopiano di Cabanne è molto apprezzato perché permette di rifiatare e raccogliere le ultime energie, necessarie per superare gli strappi che ci fanno raggiungere il Passo della Forcella a 875 metri s.l.m.

L’ambiente del passo è quasi alpino e da qui si domina tutta la valle Sturla che ci condurrà al mare. La fatica scompare immediatamente perché abbiamo raggiunto la nostra cima Coppi e soprattutto perché ci aspetta una discesa infinita verso Chiavari, che interrompiamo a Borzonasca dove pernottiamo in agriturismo quando il contachilometri segna 60 Km e 690 metri di dislivello.

Passo della Forcella
Passo della Forcella

Il terzo giorno è Pasqua e il suono delle campane a festa dei vari paesini ci accompagnano nella discesa sino a Chiavari, in cui non ci par vero ma sbuchiamo direttamente sulla spiaggia del golfo del Tigullio.
La tappa prosegue attraverso l’Aurelia che si contorce attorno alla costa con una salita spacca gambe e dopo una breve galleria sbuca a Zoagli, caratteristico borgo ligure dove pernottiamo in un Bed & Breakfast.

Nel quarto giorno percorriamo l’Aurelia attraversando Rapallo e Santa Margherita Ligure per poi salire con impegnativi tornanti a San Lorenzo, superato il promontorio di Portofino scendiamo a Camogli, dove ci gustiamo tutte le prelibatezze liguri.

Proseguiamo sulla statale senza gran traffico forse perché tutti stanno festeggiando Pasquetta con lauti pranzi, noi invece affrontiamo continui saliscendi che ci mettono alla prova, ma il panorama è magnifico e senza accorgerci giungiamo a Genova dopo aver percorso 40 Km e ben 630 metri di dislivello.

Arrivo a Genova
L’arrivo a Genova

Con qualche peripezia per trovare 4 posti sui treni per Milano – a proposito è bene sapere che si possono prenotare anche i treni regionali per assicurarsi il posto con la bici – giungiamo a casa in serata stanchi, certamente, ma consapevoli di aver trascorso 4 giorni insieme stupendi in una natura continuamente varia, avendo ammirato paesaggi e scorci che solo il cicloturismo ti sa regalare.

[Roberto Rivolta]

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