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Parigi-Roubaix: tutto quello che devi sapere e dove vederla in tv

Parigi-Roubaix: tutto quello che devi sapere e dove vederla in tv

Storia, personaggi, edizione 2025 della Parigi-Roubaix e dove vederla in tv e streaming: la mitica Monumento “Regina delle Classiche” conosciuta anche come “Inferno del Nord”

Solo una settimana separa le pietre morbide dei muri del Fiandre da quelle dure e sconnesse della Parigi-Roubaix. La terza Monumento della stagione è pronta a spalancare le porte dei suoi gironi danteschi.
“Inferno del Nord”, “Regina delle classiche”, “Ultima follia del ciclismo moderno”, l’hanno chiamata romanticamente in tanti modi, quel che è certo è che la Parigi – Roubaix è davvero una corsa leggendaria. Tantissime sono le citazioni, le frasi celebri, gli aneddoti e le imprese legate a questa corsa, la più affascinante e spietata tra le classiche monumento.

L’idea, la prima edizione e la nascita del mito Roubaix

Sul finire del XIX secolo erano più numerose le corse su pista di quelle su strada. Le corse su strada più famose erano la Parigi-Brest-Parigi (prima edizione nel 1891 e ultima edizione per professionisti nel 1951), la Bordeaux-Parigi (corsa che si svolse dal 1891 al 1988) e la Parigi-Bruxelles (che vide la sua nascita nel 1893).

Il velodromo

Paris Roubaix podio nel velodromo, crediti Romano Brizzi
crediti Romano Brizzi

La “Regina delle classiche” affonda le sue radici negli ultimi anni del XIX secolo e deve il suo battesimo alla costruzione di quello che diverrà con gli anni un simbolo portante della corsa, ovvero il velodromo di Roubaix. Nei primi mesi del 1895 Theodore Vienne e Maurice Perez, due industriali di Roubaix, decisero di costruire un velodromo nei pressi del parco Barbieux, frequentato da numerosi sportivi e ai tempi considerato il più grande parco del nord della Francia. Con la supervisione dell’architetto Dupire, il velodromo venne completato verso la fine di maggio e quindi inaugurato il 9 giugno 1895 con sette corse, davanti a diverse migliaia di spettatori. Il velodromo, con una pista di cemento della lunghezza di 333.33 m, divenne una delle migliori piste dell’epoca.

La corsa su strada tra storia e leggenda

Roubaix 2025-A.S.O._Pauline_Ballet
Roubaix 2025- crediti A.S.O. – Pauline Ballet

L’anno seguente ai due amici venne l’idea di organizzare una corsa che partisse da Parigi con arrivo all’interno del nuovo velodromo. Ottennero l’appoggio di Louis Minart (caporedattore del giornale sportivo Le Vélo), il quale affidò l’organizzazione dell’evento a Victor Breyer, responsabile della rubrica ciclistica.

Victor Breyer si recò in auto con un suo collega da Parigi ad Amiens e da qui proseguì in bicicletta fino a Roubaix per provare una parte del percorso. Arrivò esausto, dopo aver pedalato per ore sul pavé sotto la pioggia battente. Sceso di sella giurò su tutte le furie di inviare un telegramma a Minart per sospendere quel “progetto diabolico” che avrebbe rappresentato un serio pericolo per tutti i partecipanti. La leggenda narra che la sera, dopo esser stato portato in un rinomato ristorante locale e rifocillato con abbondanti dosi di champagne, Breyer inviò il telegramma con cui diede l’ok per la realizzazione della corsa.

La prima edizione della Roubaix

Così a Parigi, il 19 aprile 1896, presero il via da Porte Maillot 51 ciclisti (45 professionisti e 6 amatori) per la prima storica edizione della corsa. Dopo un percorso di 280 chilometri solo 32 di essi tagliarono il traguardo all’interno del velodromo di Roubaix. La vittoria andò al tedesco Josef Fischer, che completò il percorso in 9 h 17′ 00″, alla media di 28,124 km/h, precedendo il danese Charles Meyer e l’italiano Maurice Garin.

Pavé del Roubaix crediti Romano Brizzi
crediti Romano Brizzi

Dalla prima edizione del 1896 fino al 1965 la corsa partiva da Parigi e terminava nel velodromo di Roubaix, rimasto sempre invariato come sede di arrivo. Dal 1966 al 1976 la partenza si è spostata a Chantilly, mentre dal 1977 a oggi inizia dalla città di Compiègne (circa 70 km a nord-est dal centro di Parigi).

Dopo la Prima Guerra Mondiale

Il 20 aprile del 1919 la corsa riprese dopo gli anni di sospensione causati dalla Prima Guerra Mondiale. Tre uomini erano in fuga fin dal mattino. La bufera travolgeva la campagna francese, pioggia battente e vento forte. I lampi si riflettevano nelle pozzanghere di buche profonde metri, tra alberi bruciati, case e palazzi crollati per i bombardamenti, mentre la desolazione dei campi faceva da sfondo a quei tre uomini curvi sulle loro biciclette. Da una delle auto che li seguiva un uomo scrisse sul suo taccuino “Questo è davvero l’Inferno del Nord“. La Roubaix rinasceva dalle ceneri della guerra e si avviava a diventare leggenda.

Numeri, storie e volti della Roubaix

L’edizione numero 122 della Parigi-Roubaix prende il via domenica 13 aprile 2025 da Compiègne, per concludersi dopo 259 chilometri nel velodromo di Roubaix, cittadina sul confine franco-belga.

Sono 12 le nazioni che hanno visto trionfare un proprio portacolori sulle strade della Roubaix. Anche qui, come per il Fiandre, il Belgio occupa il gradino più alto del podio con ben 57 successi. Dietro al Belgio troviamo la Francia con 28 successi (l’ultimo risale addirittura al 1997 con Guesdon) e l’Italia che segue a quota 14 (ultimo successo nel 2021 con Sonny Colbrelli). Quarta l’Olanda con 9 successi, che ha portato a casa le ultime tre edizioni (2022 Van Baarle e doppietta di Van der Poel nel 2023 e 2024).

Vincono più edizioni solo due ciclisti, entrambi belgi, De Vlaeminck e Boonen che son riusciti nell’impresa di alzare le braccia al cielo nel velodromo per ben 4 volte.

A tre successi troviamo 7 corridori: il francese Lapize (tripletta pre-primo conflitto mondiale nel 1909, 1910 e 1911), i belgi Rebry, Van Looy, Merckx e Museeuw, lo svizzero Cancellara e il nostro Francesco Moser, capace di centrare il tris consecutivamente negli anni 78, 79 e 80.

Gli Italiani

Per una corsa così leggendaria ci fa piacere elencare i nomi che hanno portato il nostro tricolore sul gradino più alto della regina delle classiche, impresa riuscita solo a dieci campioni italiani nella storia pluricentenaria della corsa.

Sonny Colbrelli, 2021 alla Roubaix crediti A.S.O._Pauline_Ballet
Sonny Colbrelli, 2021 alla Roubaix, crediti A.S.O. – Pauline Ballet

Il primo in assoluto fu lo spazzacamino Maurice Garin, vittorioso nel 1897 e 1898 (e vincitore della prima edizione del Tour de France nel 1903), seguito da un altro italo-francese, il parmense Jules Rossi che vinse nel 1937 ancora sotto la bandiera tricolore del regno. Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale l’Italia infila una stupenda tripletta. Serse Coppi nel 1949 (ex aequo con il francese Mahè), il campionissimo Fausto Coppi nel 1950 (terzo Fiorenzo Magni) e Antonio Bevilacqua nel 1951.

Nel 1966 è la volta del campione bergamasco Felice Gimondi, per poi passare sul finire degli anni Settanta all’indimenticabile tris consecutivo (1978, 1979, 1980) di Francesco Moser, vittorioso nelle prime due volte su De Vlaeminck, fermato a un soffio del record di vittorie.

Gli anni Novanta, hanno visto i trionfi del compianto Franco Ballerini (1995 e 1998) che si è congedato dalla corsa esibendo una maglia con la scritta “Merci Roubaix” e Andrea Tafi (1999) vincitore nel velodromo con il tricolore addosso come capitato al suo idolo Moser.

Abbiamo dovuto aspettare più di vent’anni per assistere all’inaspettato quanto meraviglioso trionfo di Sonny Colbrelli (2021 in una Roubaix corsa ad ottobre causa Covid) che dopo sei ore di pioggia e fango ha bruciato Van der Poel in volata negli ultimi cinquanta metri.

I settori in pavé

Martirio per molti, gloria dei pochi. Sono proprio le parole dei “molti” che soffrono, che non vincono, dei cosiddetti gregari o comprimari che non possono arrivare tra i primi al velodromo a incarnare il fascino e la natura di questa incredibile corsa.

Roubaix crediti Romano Brizzi
crediti Romano Brizzi

Theo De Rooij ha corso solo una volta la Roubaix, stremato e sporco di fango ha detto queste parole: “…lavori come una bestia e non hai nemmeno il tempo di pisciare, anzi ti pisci addosso mentre pedali e sei coperto di fango. Un vero schifo…È la corsa più bella del mondo”.

Pietre preziose e maledette

L’anima della corsa, il suo elemento più iconico, sono i settori in pavé. Si tratta di stradine di campagna che corrono lungo i confini di proprietà dei campi. In passato sono state rivestite con le pietre per evitare che i trattori affondassero nel fango durante le giornate (molto frequenti) piovose.

Les Amis de Paris-Roubaix sono dei volontari che a turno, chinati sulle pietre, si prendono cura dei cubetti di porfido, freddi e sporchi. Con pala, piccone e scopa li puliscono, li aggiustano, li riassettano tra campi di mais, patate e barbabietole.

Il mito dei tratti in pavé è dato anche dalla loro classificazione, con un numero di stellette in base al grado di difficoltà. Solo tre settori (dei 30 circa della corsa) sono contrassegnati da cinque stelle. All’ingresso di ogni settore c’è poi un piccolo totem di pietra con il colore rosso della corsa, riportante nome e lunghezza. Tanti piccoli dettagli che ne aumentano il mito.

I più iconici dell’intero percorso sono, in ordine decrescente di distanza dall’arrivo, la Foresta di Arenberg, Mons-en-Pévèle e il Carrefour de l’Arbre (spesso decisivo per le sorti della corsa, a meno di venti chilometri dall’arrivo).

PAris - Roubaix Brizzi
crediti Romano Brizzi

La Foresta di Arenberg

Il tratto di strada della Foresta di Arenberg è stato introdotto nel 1968 per volere del direttore di corsa Jacques Goddet che cercava così di aumentare la selezione della corsa evitando i numerosi arrivi in volata di gruppo nel velodromo.

In breve tempo la Foresta è diventato uno dei settori più famosi della corsa. Lungo 2400 metri, è il settore più difficile e pericoloso del percorso. Le pietre sembrano lanciate a caso, sconnesse, con ampi spazi tra l’una e l’altra e poste ad altezze diverse. Se piove e c’è fango le pietre diventano pezzi di sapone.

Nonostante sia lontana dal traguardo (circa 95 chilometri) la foresta di Arenberg è uno snodo importante della corsa e spesso è una sentenza inappellabile per molti corridori.

Bellissime le parole di Duclos-Lassalle, corridore francese “vecchio stampo” che provandoci e riprovandoci per un decennio, ha vinto due volte la corse: “…Non c’è Roubaix senza sacrificio e quando entri nella Foresta, la gente del Nord sa che sei come loro…”. Altre sono di Thierry Gouvenou: “…traversando la Trouée, sei così vicino a una miniera di carbone che la fatica diventa simbiotica, se pensi che i minatori conoscono lo sforzo fisico come nessun altro. La stessa sofferenza che, in ambito sportivo, provano i campioni della Roubaix…”.

Parigi-Roubaix 2025

La prova maschile, giunta all’edizione numero 122, partirà come detto da Compiègne per concludersi al mitico Velodromo di Roubaix dopo 259,2 chilometri.

Percorso Parigi Roubaix 2025

In questa edizione sono previsti 30 settori di pavé, per un totale di 55,3 chilometri sulle pietre. Il primo settore arriverà dopo circa 95 chilometri, all’uscita di Troisvilles. Le novità rispetto al 2024 sono i settori di Artres e Famars.

Confermati i tre settori a 5 stelle, ovvero la Foresta di Arenberg (settore 19, al km 163,9), Mons-en-Pévèle (settore 11, al km 210,6) e il Carrefour de l’Arbre (settore 4, al km 242,1).

Per ridurre la velocità prima dell’ingresso nella Foresta di Arenberg saranno inserite quattro curve a 90 gradi, eliminando la discussa e orrenda chicane predisposta nell’edizione dello scorso anno.

Questi nel dettaglio i 30 settori di pavé inclusi nell’edizione di domenica 13 aprile 2025
  • 30 – Troisvilles to Inchy (2200 metri)
  • 29 – Viesly to Quiévy (1800 metri)
  • 28 – Quiévy to Saint-Python (3700 metri)
  • 27 – Saint-Python (1500 metri)
  • 26 – Vertain to Saint-Martin-sur-Écaillon (2300 metri)
  • 25 – Verchain-Maugré to Quérénaing (1600 metri)
  • 24 – Quérénaing to Artres (1300 metri)
  • 21 – Maing to Monchaux-sur-Ecaillon (1600 metri)
  • 20 – Haveluy to Wallers (2500 metri)
  • 19 – Trouée d’Arenberg (2300 metri)
  • 18 – Wallers to Hélesmes (1600 metri)
  • 17 – Hornaing to Wandignies (3700 metri)
  • 16 – Warlaing to Brillon (2400 metri)
  • 15 – Tilloy to Sars-et-Rosières (2400 metri)
  • 14 – Beuvry-la-Forêt to Orchies (1400 metri)
  • 13 – Orchies (1700 metri)
  • 12 – Auchy-lez-Orchies to Bersée (2700 metri)
  • 11 – Mons-en-Pévèle (3000 metri)
  • 10 – Mérignies to Avelin (700 metri)
  • 9 – Pont-Thibault to Ennevelin (1400 metri)
  • 8 – Templeuve/L’Epinette+Templeuve/Moulin-de-Vertain (200+500 metri)
  • 7 – Cysoing to Bourghelles (1300 metri)
  • 6 – Bourghelles to Wannehain (1100 metri)
  • 5 – Camphin-en-Pévèle (1800 metri)
  • 4 – Carrefour de l’Arbre (2100 metri)
  • 3 – Gruson (1100 metri)
  • 2 – Willems to Hem (1400 metri)
  • 1 – Roubaix – Espace Charles Crupelandt (300 metri)

I potenziali protagonisti

Chiudiamo la presentazione dell’edizione di quest’anno con una menzione sui possibili protagonisti e favoriti della corsa. Saremo forse un po’ ripetitivi e magari poco fantasiosi ma anche questa Monumento è molto probabile che si giochi sul filo del duello Pogačar – van der Poel.

Paris-Roubaix - Compiègne / Roubaix (259,7km) - VAN DER POEL Mathieu crediti A.S.O./Pauline Ballet
2024 Mathieu VAN DER POEL crediti A.S.O./Pauline Ballet

Per ora la sfida di questo 2025 è in parità, una monumento a testa, la Sanremo all’olandese e il Fiandre allo sloveno. Come caratteristiche del percorso e come doti fisiche e tecniche il favorito numero uno è van der Poel (ricordiamo vincitore nelle ultime due edizioni). Per Tadej Pogačar si tratta di una sfida esaltante e forse un po’ azzardata, almeno a sentir parlare il suo entourage contrario alla sua partecipazione. Ma il ragazzo sloveno non ha paura, vuol vincere tutto quello che gli manca e quindi marcia fiducioso di cogliere una grande impresa sulle pietre.

Altri pretendenti di primissima fascia adatti al percorso e che hanno dimostrato di avere un’ottima gamba sono il belga Van Aert e la coppia Lidl-Trek Pedersen-Stuyven che stanno facendo un’ottima campagna del nord.

Noi confidiamo in Filippo Ganna, se sta bene e la fortuna lo assiste (in una Parigi-Roubaix è una componente essenziale) è una corsa alla sua portata che si sposa perfettamente con le sue caratteristiche.
Al seguente link è possibile trovare tutte le info sulla corsa Official website of the Paris–Roubaix.

La Parigi-Roubaix Femminile

Paris-Roubaix Femmes avec Zwift - Denain / Roubaix (148,5km) crediti A.S.O./Thomas Maheux
Paris-Roubaix Femmes avec Zwift – Denain / Roubaix (148,5km) crediti A.S.O./Thomas Maheux

Solo maschile fino al 2021, in tale anno si è disputata la prima edizione della Parigi-Roubaix femminile. La prova femminile, al contrario di quanto accade in quasi tutte le altre gare che di solito si svolgono la mattina del giorno stesso della prova maschile, si correrà il giorno prima, sabato 12 aprile.

La Roubaix femminile manterrà il percorso dello scorso anno: partenza da Denian e arrivo nel Velodromo dopo 148,5 chilometri. Sono in programma 17 settori di pavé (gli ultimi 17 affrontati dagli uomini, non ci sarà quindi la Foresta di Arenberg) per un totale di 27,2 chilometri sulle pietre.

Non ci sarà Elisa Longo Borghini (vincitrice dell’edizione 2022) a seguito della brutta caduta riportata domenica scorsa al Fiandre.

Dove vedere la Parigi-Roubaix

La Parigi-Roubaix maschile verrà trasmessa integralmente (dalle 10.30 del mattino) su Eurosport e Discovery+ con il commento di Luca Gregorio, Riccardo Magrini e Moreno Moser. Sarà inoltre trasmessa in diretta (a partire dalle 13:30) su RaiSport HD e a seguire anche su Rai 2. Sarà inoltre visibile in streaming su RaiPlay e sulle piattaforme NOW, SkyGo e DAZN.

Anche la Parigi-Roubaix femminile sarà trasmessa in diretta su Eurosport e Discovery+, con il commento di Pietro Pisaneschi e Ilenia Lazzaro, a partire dalle 14.30.

La Parigi-Roubaix per i cicloamatori e i cicloturisti

Il giorno prima della corsa dei pro (sabato 12) è in programma la Paris-Roubaix Challenge, dedicata ai cicloamatori e a tutti gli appassionati della bicicletta in generale. Giunta alla sua quattordicesima edizione, non si tratta di una vera e propria gara (o granfondo), bensì come dice il nome stesso di una challenge che consente, a poche ore di distanza dal passaggio dei professionisti, di percorrere i settori in pavé più famosi della corsa.

Parigi Roubaix Romano Brizzi
Parigi Roubaix crediti Romano Brizzi

È possibile scegliere tra 3 differenti percorsi a difficoltà crescente (70 km, 145 km o 170 km), tutti con partenza ed arrivo nella cittadina di Roubaix. Non ci sono chip, né griglie di partenza (partenza alla francese), né classifiche finali all’arrivo. Ci sono i ristori lungo il percorso e le strade sono regolarmente aperte al traffico.

Ma la “vera” Parigi-Roubaix, quella che più di ogni altra manifestazione si avvicina al percorso (sono circa 220 km) e all’atmosfera della corsa dei Pro, è quella che si svolge solo negli anni pari ed è organizzata dal Vélo Club de Roubaix. La partenza avviene a nord di Parigi (trasferimento in pullman a cura dell’organizzazione) e l’arrivo è dentro al velodromo. I settori in pavè sono più di 30 per un totale di circa 60 km sulle pietre. È una cicloturistica, non competitiva con partenza alla francese, senza classifica e con un tempo limite finale. Il percorso è tracciato e i punti di assistenza e ristoro son tre.

crediti Romano Brizzi

L’avventura da non perdere

Segnatevi sul calendario maggio 2026. Noi l’abbiamo fatta lo scorso anno e ci lasciamo partire dal profondo del cuore un consiglio: preparate la vostra bici, sgonfiate un po’ le gomme, date un doppio giro di nastro e poi partite. Andate a pedalarla. È un’avventura. Ne rimarrete affascinati ed entusiasti.

Il viaggio sul pullman nel buio della notte, il caffè caldo servito alla partenza nella palestra dalle signore del paese, l’alba nella campagna francese, il primo “assaggio” di pavé, il ristoro nel museo delle miniere a Wallers, le pietre di Arenberg, il Carrefour, il viale alberato di Roubaix, l’ingresso nel velodromo, il suono della campanella, il giro e mezzo di pista, la bici buttata sul prato, il bar-cafè col museo della corsa, le docce storiche, la consegna della pietra.

Con il bicchiere di birra in mano seduti a fissare il velodromo ci siamo sentiti un po’ parte della storia del ciclismo. Siamo già pronti per tornare lassù.

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Commenti

  1. Adriano ha detto:

    Mi spiegate la ‘partenza alla francese’ cortesemente?

    1. Barbara Orlandi Barbara Orlandi ha detto:

      Buongiorno Adriano, la partenza alla francese è la partenza frazionata – piccoli gruppi che partono ad alcuni minuti di distanza – Viene utilizzata per gli eventi non competitivi.
      Cordialmente,
      Barbara – Bikeitalia

  2. Enzo ha detto:

    Emozionante…un piacere per l’anima questo viaggio tra storia geografia umanità sport..

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