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Quando ho attraversato Israele e Palestina in bicicletta

Quando ho attraversato Israele e Palestina in bicicletta

Nel 2016 ho affrontato un viaggio in bicicletta attraverso Israele, Palestina e Giordania: circa 1.500 chilometri in tre settimane, pedalando tra deserti, città sacre e confini non troppo complicati. Un itinerario che oggi, a causa della situazione, sarebbe impossibile replicare. Ma all’epoca, con un po’ di determinazione e spirito di adattamento, era ancora possibile attraversare queste terre in bici e tenda.

Un viaggio che è stato per me un’esperienza formativa, umana, oltre che sportiva.

Dal Mediterraneo alla Galilea

crediti Andrea Veronese Israele Palestina
crediti Andrea Veronese

Sono partito da Tel Aviv, dove ero arrivato con la mia bicicletta imbarcata in stiva. Dopo due giorni in questa città moderna e dinamica, ho puntato a nord lungo la costa, fino a Haifa. Una città costruita in verticale, con un equilibrio delicato tra diverse comunità religiose e culturali. Roccaforte dei Druzi. Ricordo bene i giardini terrazzati del centro baha’i: una calma quasi innaturale in un contesto dove ebrei e musulmani vivevano tollerandosi.

Da lì ho pedalato verso l’entroterra, attraversando paesaggi collinari quasi toscani, punteggiati di ulivi e vigneti, fino a raggiungere Nazareth. Qui ho avuto il primo vero contatto diretto con la vita quotidiana arabo-israeliana. Dormii da una famiglia di ebrei americani e, tra un piatto di maqluba e una tazza di tè alla salvia, parlammo a lungo di religione, politica e futuro. Fu una delle prime conversazioni che mi fecero capire quanto poco conosciamo davvero il Medio Oriente da fuori.

Israele Palestina Giordania in bicicletta crediti Andrea Veronese

Poi giù verso il lago di Tiberiade, in una giornata calda ma di pioggia. Ricordo un pomeriggio in cui mi fermai a fare il bagno, appoggiando la bici a un albero. C’erano pescatori che rammendavano le reti e bambini che, guardandoli, ridevano. Tutto sembrava semplice, normale. Ma sapevo che il giorno dopo avrei affrontato il primo vero confine.

Il passaggio in Giordania

Attraversare la Giordania richiese pazienza. I controlli furono lunghi e minuziosi, ma non ostili. Le guardie di frontiera erano più curiose che sospettose: “In bicicletta? Da solo? E perché?”.

Dopo una lunga attesa, riuscii a entrare e iniziai subito a pedalare in salita verso Amman, capitale trafficata e brulicante. Fu uno dei tratti più impegnativi. Dormii a casa di un’amica che lavorava nella cooperazione internazionale.

Un episodio che mi è rimasto impresso: mentre cambiavo una camera d’aria forata sul ciglio della strada, un passante si fermò a offrirmi aiuto. Poco dopo mi trovai seduto su un tappeto, con un bicchiere di tè alla menta in mano, e un gruppo di ragazzi giordani che mi facevano mille domande sull’Italia. In quei momenti, la bici diventa più di un mezzo: diventa una scusa per creare connessioni umane autentiche.

Il cuore della Giordania: Petra, Wadi Rum e il Mar Rosso

Da Amman seguii la Strada dei Re, uno degli itinerari più antichi del Medio Oriente. Il paesaggio cambiava lentamente, diventando più roccioso, più arido, di un meraviglioso colore giallo-rosso.

Petra, Giordania crediti Paolo Ciaberta 7
Petra, crediti Paolo Ciaberta

Arrivare a Petra fu un punto alto, in tutti i sensi. Entrarvi all’alba, quando l’aria è ancora fresca, fu un’esperienza quasi mistica. Il silenzio del Siq, la luce rosa sulle pareti di roccia, l’apparizione improvvisa del Tesoro: tutto sembrava orchestrato da qualcosa di invisibile.

Poi pedalai per un paio di giorni verso il Wadi Rum. Un luogo che non ha bisogno di molte descrizioni: basta dire che è stato usato per girare film su Marte. Rocce rosse, canyon, dune, e un cielo che la notte sembrava un planetario. Lì dormii in un campo gestito da beduini: cena attorno al fuoco, racconti, silenzi infiniti. Al mattino, ripartire fu difficile. Non solo per le gambe stanche, ma perché lasciare quel paesaggio quasi irreale dava la sensazione di tornare da un sogno.

Giordania, crediti Andrea Veronese
Giordania, crediti Andrea Veronese

Dopo un giorno raggiunsi Aqaba. Il Mar Rosso, le acque limpide, una giornata di pausa meritata. Mi ricordo che passai ore a sistemare la bici, controllare i freni, lubrificare la catena. E poi, finalmente, un bagno ristoratore.

Rientro in Israele: dal Negev a Gerusalemme

Attraversai il confine per rientrare in Israele da sud e, da Eilat, cominciai la lenta risalita del Negev. Un tratto solitario, caldo rovente, ma affascinante. L’asfalto si perdeva tra le colline sabbiose, e l’aria tremolava per il calore. Pedalare lì è faticoso ma ipnotico. Spesso si sentivano degli spari o delle bombe esplodere: è un’area di esercitazioni dell’IDF.

Fu in questo tratto che arrivai a Mitzpe Ramon, uno dei luoghi più incredibili che abbia mai visto. Il cratere del Makhtesh Ramon si apre come una ferita nella terra, perdendosi all’orizzonte. Dormii in un accampamento beduino moderno nei pressi del cratere: una notte serena, con il silenzio del deserto a farmi compagnia.

Gerusalemme, crediti Andrea Veronese
Gerusalemme, crediti Andrea Veronese

Proseguii poi verso Gerusalemme. L’ingresso in città fu emozionante. Ogni strada ha visto secoli di pellegrinaggi e conflitti. È una città che ti sfida, che non si lascia capire facilmente. Visitai i quartieri della città vecchia, ma quello che mi colpì di più furono le conversazioni con le persone comuni, nei mercati e nei caffè. Mi fermai tre giorni perché arrivai in concomitanza con il Purim, una festività ebraica.

Cisgiordania: Ramallah e Gerico

Mi spostai poi a Ramallah, in Cisgiordania, dove notai subito una diversa atmosfera: più tensione, più resilienza. Dormii lì grazie a un contatto trovato via Couchsurfing, e passai la serata parlando con il mio ospite delle difficoltà quotidiane della vita palestinese.

Da lì andai a Gerico, dove il caldo era opprimente ma la città aveva un fascino antico. Infine, tornai a Gerusalemme e chiusi l’anello tornando a Tel Aviv.

Vedere da vicino una realtà complessa

crediti Andrea Veronese
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Durante il viaggio ho avuto l’occasione di parlare tanto, di ascoltare e di osservare. Ascoltai le tante storie di famiglie palestinesi sotto minaccia, osservando la loro condizione in Cisgiordania. Lontano dai tanti articoli sui giornali occidentali, ho visto come si vive davvero ogni giorno.

Una delle immagini che più mi ha colpito è stata quella degli insediamenti israeliani: colonie armate costruite su alture, con strade riservate e checkpoint, che alterano radicalmente il paesaggio e la vita dei villaggi palestinesi attorno. Non erano notizie astratte, erano realtà che stavo attraversando con la mia bici.

Un ricordo, una possibilità

Questo viaggio del 2016 è stato, senza dubbio, uno dei più significativi della mia vita. Sono stato il primo ciclista italiano documentato ad affrontare un itinerario simile. Oggi, purtroppo, un’esperienza del genere sembra una chimera. Il conflitto, i controlli, le restrizioni rendono difficile anche solo pensare di replicare quell’esperienza. Eppure, è proprio oggi che vale la pena raccontarla.

Scrivo queste righe non per nostalgia, ma per ricordare che è stato possibile. Che per qualche settimana, in una regione che spesso conosciamo solo per le notizie di cronaca, si poteva pedalare, dormire in case palestinesi, mangiare con i beduini, ricevere aiuto da meccanici israeliani e da pastori giordani.

Il mio viaggio non è stato un atto politico, ma un gesto di curiosità, di apertura, di fiducia. Credo che la bicicletta, con la sua lentezza e la sua fragilità, possa ancora essere uno strumento di pace, un modo per attraversare muri invisibili e ascoltare chi c’è dall’altra parte.

Mi auguro che, un giorno, si possa tornare a pedalare tra Haifa e Gerico, tra Petra e Gerusalemme, senza paura, senza permessi speciali, solo con il desiderio di scoprire e comprendere.

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Commenti

  1. Iccio ha detto:

    Il miglior pelapattatista al mondo sei Andreaaaaaaaaaaaa.

  2. Marta ha detto:

    Abbiamo bisogno di pace e questo articolo, condivisione di un’esperienza emozionante, è una speranza per un futuro senza barriere

  3. Cinzia ha detto:

    grazie Andrea per aver condiviso l’intensità del tuo viaggio…io personalmente ho vissuto con curiosità leggerezza e profondità questa lettura che mi ha aperto il cuore all’avventura e alla conoscenza di civiltà diverse dalla ns@

  4. . ha detto:

    Posti incantevoli descritti con grande passione e abilità.
    Un viaggio in bici al limite di una ” mission impossible”. Solo uno spirito libero e che ama l’avventura può affrontarlo.

  5. FELICE PEDALO ha detto:

    Emozionante davvero, Grazie per aver condiviso questa fantastica esperienza.
    Con la speranza che la Pace e la Serenità abbracci definitivamente la popolazione Palestinese, auguro a tutt* buone pedalate!

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