Quattro trolli in Corsica (Parte 6) – In bici tra Zonza, Porto Vecchio e Solenzara

1 Ottobre 2012

12 giorni in bici dell’entroterra corso

Tratto dalla raccolta di viaggi: Abbondanti dozzinali

Il titolo può sembrare strano, ed è volutamente grottesco, nasce da un gioco di amici che auto-ironizzava sulla nostra scarsa organizzazione dei primi viaggi, sulla scarsa preparazione fisica, su tutto-ciò-che-non-è-romanzato.
E questo è anche un po’ il taglio della narrazione dei miei diari: grottesco, surreale, ironico, con un occhio disincantato sempre teso al lato antropologico dei posti visitati…

Quattro Trolli in Corsica (Parte 1)
Quattro Trolli in Corsica (Parte 2) – In Bici da Bastia a Casamozza
Quattro Trolli in Corsica (Parte 3) – In Bici tra Corte, Venaco, Vivario, Tattone
Quattro Trolli in Corsica (Parte 4) – In Bici tra Tattone, Ghisoni e Zicavo
Quattro Trolli in Corsica (Parte 5) – In Bici tra Zicavo, Serra di Scopamene, Zonza

27/07/04 ottavo giorno – il ritorno alla “civiltà”
VI TAPPA – ZONZA – PORTO VECCHIO (30 km)

corsica-viaggio-bici-corsica-porto-vecchioSalita moderata e pianura fino alla Foresta dell’Ospedale (1000m), poi 17 km di discesa fino al mare.
Con questi 30km lasciamo le montagne corse, e ritorniamo con la violenza della discesa per Porto Vecchio al caldo e trafficato mondo costiero, quello più turistico e “in”. Partiamo in mattinata da Zonza, lasciando Francesco indietro di una decina di minuti perché “voleva farsi la doccia”: conoscendo la sua puntualità commovente, ci siamo dati appuntamento all’ultimo passo, sui 950m, avviandoci per una bella e ormai agevole salita nel bosco. Arrivati al passo, l’ennesimo paesaggio diverso si apre con violenza al nostro sguardo: è arido, roccioso, lunare, affascinante.

Decidiamo di fermarci a mangiare un boccone e a prendere un po’ di sole sulle rocce, sul cui sfondo si stagliano profili sinistri e inaspettati. Mi aggiudico il Premio Troll del giorno, riconoscimento che ha effettivamente perso interesse dopo le performances leggendarie dei primi giorni, facendomi immortalare a cavalcioni sul ramo di un pino in postura esplicitamente fallica.

Finita la pausa, si scende, pianura, poi ancora discesa e ancora pianura: costeggiamo un grande lago artificiale attraversandolo sopra una diga, sulle cui rive ombrose molti tedeschi e motociclisti tamarri fanno il bagno, passiamo l’entrata del sentiero per le cascate di Piscia di Gallo (cui rinunciamo perché raggiungibili solo a piedi in 30/40 minuti) e traversiamo la bella Foresta dell’Ospedale.

Giunti in località Ospedale (anzi U Spidali, come dicono i corsi), ci si schiude improvvisamente dinanzi il golfo di Porto Vecchio e, per la prima volta da Bastia, il mare. È un confine che segna la nostra catabasi di 17 km dalle pure e fresche montagne dell’entroterra al vuoto e turistico litorale. Ci lanciamo (io con molta prudenza, essendo messo male coi freni e con la ruota) dunque nella spettacolare discesa, la temperatura sale progressivamente e in maniera quasi tangibile, il caldo si fa opprimente.

Porto Vecchio ci accoglie in modo un po’ sgradevole, probabilmente non l’abbiamo nemmeno vista tutta, ma ci dà l’impressione di essere una località turistica alla moda, quindi la nostra esplorazione del luogo si limita quasi esclusivamente al gigantesco centro commerciale alla periferia della città. La pace e le asperità della montagna guadagnate col sudore della salita hanno bruscamente ceduto il passo ad una cappa di afa e di carrelli del supermercato.

Le scarpette gay di Gianluca, ormai ridotte a brandelli, vengono sostituite con dei simpatici sandaletti di gomma nera lucida, di quelli che usano i bambini grassocci e viziati a Ladispoli.
Alloggiamo per una sola notte ad un campeggio in una collina di ulivi e terra rossa, dove conosciamo un austriaco che percorreva in bici il nostro percorso a ritroso. Ci dice che, come avremo modo di constatare, la strada costiera è trafficata e ricca di irritanti saliscendi.

Decidiamo di cancellare anche la gita a Bonifacio, nell’estremo sud, e di rimetterci in cammino il giorno successivo per assistere al concerto di Simon & Garfunkel a Roma, il 31 sera, proposta auspicata fortemente da Gianluca e Claudio, che vi avevano perso le speranze, indifferente ma utile a Federico, che era in partenza per i paesi dell’est subito dopo, e osteggiata e criticata da Francesco, che sarebbe rimasto anche di più.

La sera, dopo aver assistito ad un piacevole concerto acustico di canzoni popolari corse, tra cui era stata inserita “Comandante Che Guevara” (il Che è infatti associato nella simbologia locale al Moro corso, sempre in chiave indipendentista), giriamo per le vie della città vecchia, affascinanti vicoli vecchi dal sapore vagamente moresco, pieni di negozi, locali costosissimi e cafoni, papponi, zoccole e italiani.

28/07/04 nono giorno – la risalita dagli Inferi
VII TAPPA – PORTO VECCHIO – SOLENZARA (50 km circa)

Strada pianeggiante nel complesso, con nervosi saliscendi; molto trafficata, la presenza di camion rende la pedalata piuttosto sgradevole.

Per il ritorno si decide di fare economia: aboliti i campeggi, si pernotta d’ora in poi sulla spiaggia. E proprio appena lasciamo il campeggio “La Mattonella”, Federico fora. Le operazioni di sostituzione sono lunghe e piuttosto laboriose, sempre per il fatto che il guasto è alla ruota posteriore. Si pranza dunque su un gradino alla periferia di Porto Vecchio, con torte al cioccolato pronte, frutta varia e le immancabili baguettes (tutto proveniente dal tentacolare centro commerciale), per poi lanciarsi in velocità sulla strada maestra costiera, che solo raramente offre scorci degni di nota.

Tra una collina e l’altra, la strada procede per lo più rettilinea, con lunghe salite e altrettanto lunghe discese che formano enormi dossi e conche che rendono la pedalata irritante. Si passa a ritmo sempre più sostenuto Favone, per giungere così a Solenzara, dove, dopo essersi stabiliti in una piacevole spiaggia poco frequentata e vicina ad un chiosco e ad un campeggio, si fa la più ingente spesa forzando la volontà risparmiatrice di Scrooge, il quale può solo commentare amaramente: “Guarda, iove lo dico, qua va tutto sprecato”.

6 salsicce a testa, costolette di maiale, 5 baguette, 2 bottiglie di vino e varie schifezze.
Dopo essersi goffamente e allegramente contorti tra le onde prima di cena (da qui la definizione di “bambino intrappolato nel corpo di Pippo”), ci si abbuffa con contegno simile a quello di neanderthaliani; Gianluca si abbiocca ben presto brillo e viene per questo punito severamente.
Notte stellatissima e nera. [continua]

Libri sulla Corsica

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