Secondo il Times è cominciata «l’era della bicicletta»

7 Novembre 2012

Dopo il picco definitivo dell’automobile, il cui uso è già in declino, i ciclisti, da sempre considerati gli ultimi tra gli utenti della strada, dovranno venire per primi. Siamo forse entrati nel regno dei cieli? No, secondo il Times semplicemente è appena cominciata «l’era della bicicletta» e, che piaccia o no, benvenuti a tutti.

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L’infografica in alto, realizzata dal Dipartimento dei Trasporti della Gran Bretagna e dall’ente Transport for London, parla chiaro: dal 1998 ad oggi, ed in particolare dal 2005, l’uso della bicicletta è in costante aumento nella capitale inglese e sta lentamente ma progressivamente sostituendo quello dell’auto privata la cui presenza nelle città, sempre secondo il Times, ha ormai raggiunto un punto di non ritorno. Per i sostenitori della teoria del Peak car il futuro della mobilità è già disegnato: all’orizzonte biciclette, pedoni e trasporto pubblico integrato scalzeranno il dominio imperante dell’automobile per far spazio, con buona pace di tutti, alla Mobilità Nuova.

Un po’ di cifre: nel 2008 il volume di traffico in tutta la Gran Bretagna è sceso per la prima volta dal 1973, anno della crisi petrolifera, diminuito ulteriormente nel 2009 e 2010, ma lievemente aumentato lo scorso anno. La distanza percorsa in auto pro capite è diminuita ogni anno dal 2005 ed è scesa in totale del 6% rispetto a dieci anni fa. Nel centro di Londra il livello del traffico è diminuito del 19% tra il 2000 e il 2009, il numero di auto nella medesima area ha raggiunto il picco nel 1990, ed è sceso del 37% dal 2000 ad oggi. La stessa capacità di ospitare le automobili nella City è venuta meno col passare degli anni: con l’ampliamento dei marciapiedi, delle corsie preferenziali e delle aree pedonali, si stima si sia ridotta del 30% dal 2000.

Ma i detrattori della Mobilità Nuova, con in testa le lobby automobilistiche, non mollano, e continuano a sostenere che la recessione del settore è legata alla crisi economica mondiale e che quando l’economia si riprenderà, anche il mercato auto tornerà a fiorire. Per i funzionari di Trasport for London invece i motivi sono anche altri, culturali e sociali oltre che economici. L’invecchiamento della popolazione, il restringimento dei nuclei familiari, il telelavoro, la caduta del mito dell’auto come simbolo di indipendenza e libertà, anche tra i giovanissimi, sono tutti indizi che fanno presagire che non ci sarà ripresa che tenga: il futuro della mobilità corre sulle due ruote a pedali. E certamente, l’aumento del prezzo dei carburanti, il costo del bollo e dell’assicurazione, fanno il resto. Ora il compito più difficile per urbanisti ed accademici esperti di trasporti è spiegare la faccenda a politici ed amministratori, convincerli a ripensare le strade e ridisegnare una strategia della mobilità urbana efficiente e pulita, veloce ed economica, conveniente.

Secondo una diversa corrente di pensiero sostenuta da alcuni funzionari del Dipartimento dei Trasporti, nel lungo periodo invece il numero di automobili aumenterà proporzionalmente all’aumento della popolazione, raggiungendo nel 2035 le 38 milioni di unità dalle 28 milioni di oggi. In tal caso le conseguenze sarebbero ancora peggiori e l’immobilismo della politica potrà costare caro a tutti: le città saranno ancora più congestionate e la rapidità degli spostamenti calerà entro lo stesso periodo dell’8%. Insomma, comunque la si metta, cambiare strada sembra l’unica via.

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