Cicloturismo in Islanda: 500 km in bici in solitaria

27 Novembre 2012

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Non devo certo arrivare io per dirvi che l’Islanda è un paese fantastico.
La mia avventura inizia a gennaio 2012, quando dopo tanti vado/non vado, vado/non vado mi decido e prenoto il volo aereo; da lì ad agosto il tempo vola, ovviamente non vedovo l’ora di partire, per quello che non consideravo tanto come un cicloviaggio, ma più come una ciclo avventura.

Parto il 5 Agosto, e appena l’aereo sorvola il suolo islandese lo spettacolo comincia, la mia testa “dura” mi ha portato a fare questo viaggio in solitaria, non l’ho presa come una sfida personale, ma sicuramente il fatto di portare a termine un’avventura del genere da solo, pensavo mi avrebbe soddisfatto maggiormente.

Arrivo all’aereoporto di Keflavik, la mattina alle 5 e alle 7 sono già in bici, dopo aver lasciato scatoloni e borsoni al vicino campeggio mi avvio verso il Midlina Bridge, ovvero uno dei ponti che unisce le due placche continentali,una quella euroasiatica e l’altra quella americana, il viaggio continua, non può mancare una nuotata nella spettacolare area termale Laguna Blu; finisco la giornata a Grindavik in compagnia di altri avventurieri.

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Il lunedì mi avvio tra strade asfaltate e strade poco battute, verso la località di Krýsuvík che è un’area geotermale e successivamente, dopo aver costeggiato il lago Kleifarvatn, raggiungo dopo molti su e giù, la capitale islandese.
Reykjavik, è una città tranquilla, è un punto di passaggio obbligatorio per tutti i cicloturisti; in campeggio incontro molte persone, molte delle quali mi incoraggiano ad affrontare il viaggio e mi danno utili informazioni sul tragitto.

Il giorno seguente mi avvio seguendo la 36 verso il parco nazionale Þingvellir, qui la deriva dei continenti può essere chiaramente riconosciuta nelle molte gole e faglie, uno spettacolo, nello spettacolo. Finisco la giornata spostandomi a Geyser, il campeggio è proprio attaccato alla famosa area turistica, passo quindi la serata a vedere le eruzioni di acqua bollente.

Alla fine, è arrivato anche quello che consideravo il giorno della verità, quello che mi avrebbe portato in mezzo al deserto islandese. Tra un forte vento e una pioggerellina, che mi ha portato compagnia per tutta la giornata decido di partire, direzione Gullfoss “la regina di tutte le cascate islandesi”. Qui la paura di affrontare i successivi 200 km in solitaria, nel nulla, sale, e poi la pioggia, i dieci gradi, tutti erano dei piccoli segnali che mi hanno bloccato qualche ora in più nella fantastica zona delle cascate. E poi finalmente mi decido, parto lo stesso, più pedalavo e più mi rendevo conto che avrei commesso un grosso errore, se avessi rinunciato ad affrontare la F35.

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La pista interna del Kjolur è una cosa spettacolare, salite, discese, cunette che ti fanno continuamente saltellare con la bici, la concentrazione deve rimanere sempre alta, pur essendo in mezzo al nulla. Forare la ruota posteriore in pieno deserto, perdere il contachilometri (che considero indispensabile per un ciclista, sopratutto quando non hai cartelli che ti segnalano il chilometraggio) tra un salto e l’altro, fare fatica, a causa del forte vento a mettersi un giubbino in più, girarsi a 360° e vedere solo distese di terra, è qui che capisco il significato di solitudine e silenzio..

Ma il kjolur non è solo questo, ricordo con piacere anche il sorriso, la generosità, la disponibilità a darmi un passaggio, di quei pochi turisti che con i loro fuoristrada incrontravo lungo il tragitto. Dopo la notte passata nella baita di Hveravellir, riparto, fortunatamente le condizioni meteo migliorano, e finire la pista in queste condizioni diventa molto soddisfacente. A metà pomeriggio raggiungo l’incrocio tra la F35 e la N1, arrivato qui mi rendo conto di aver già fatto una bella avventura.

Il viaggio ora doveva proseguire seguendo la strada principale con qualche piccola variante; seguendo la N1, in circa 2 settimane avrei dovuto raggiungere nuovamente Reykjavik, dove avrei impacchettato la bici per ritornare in Italia. Le cose purtroppo vanno diversamente, nei pressi di Akureyri, dopo più di 500 km dall’inizio del mio viaggio, finisce l’avventura, quando un fuoristrada tagliando la carreggiata mi prende in pieno.

Volevo raccontare e rendervi partecipi di quanto è stato fantastico anche se breve il mio viaggio in bici sul territorio islandese. Quello che è successo dopo sono ormai stufo di raccontarlo in giro.
Non vedo l’ora di riprendere la bici e partire per una nuova avventura!

Ugo Mazzucco
www.ciclotour.altervista.org

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L’organizzazione del trekking in Islanda è avvenuta con la preziosa collaborazione dello staff e degli utenti del forum di Avventurosamente.it

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