Cammino di Santiago in bici parte 4: Carrion De Los Condes

28 Marzo 2013

paesaggio

Tappa 8: Carrion De Los Condes – Leon
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scuroRipartenza con un gruppo di Spagnoli, in particolare Eba e Juanma. Il ritmo rispetto ad i precedenti compagni è più sostenuto. Qui il Camino si fa duro per il sole che batte forte. Mi dicono che può anche essere peggio! Le strade sono dritte e solitarie, pianure, campi di grano. Dicono che qualcuno, forse molti, preferiscono fare da Burgos a Leon in autobus. Li capisco, forse perché ancora una volta sento il senso di rimorso verso chi sta a piedi. In bici si fa fatica ok, ma in questo tratto gli albergue non sono frequenti. Tra uno e l’altro possono passare anche 17 km. In bici è più o meno un’ora, a piedi almeno mezza giornata. Mi cattura l’attenzione chi fa queste strade assolate da solo, non gli converrebbe stare in gruppo? Magari non hai nulla da dire, ma sentire la compagnia non sarebbe comunque un po’ piacevole? Forse però è proprio da questo che scappano. Per quello che mi riguarda mi ritengo fortunato ad incontrare Iban. Dalla sua andatura, è un ciclista allenato e faccio fatica a tenere il passo. Tengo duro e mi aiuta, paese dopo paese ad arrivare a Leon. Qui mi faccio un bel giro della città.

La cattedrale è stupenda piena di rosoni colorati. E’ sul genere di quella di Burgos, ma la preferisco. Bello anche il centro storico, c’è molta gente, e per un secondo mi sento un turista qualsiasi. In ogni caso i “pellegrini” si riconoscono. Il segno irrinunciabile è quello delle ciabatte! Dicono che bisogna per forza bere il “Vino del El Bierzo con Cecina de Vaca”. I termini non sono incoraggianti ma ho deciso che la sera accontentero’ queste voci. Per l’alloggio scelgo il monastero “De la Carbajalas, pl. St. Maria del Camino”. Pur essendo un grosso dormitorio (più o meno 100 posti), l’influenza della religiosita’ si sente. Verso sera fa molto piacere che due Ospedaleros (ragazzi che fanno volontariato) con chitarra e violino intrattengono i presenti. In particolare una canzone su tutte: NADA TE TURBE / NADA DE ESPANTE / QUIEN A DIOS TIENE / NADA LE FALTA. NADA TE TURBE / NADA DE ESPANTE / SOLO DIOS / BASTA. Mi faccio scrivere la traduzione da uno di loro in modo da poterla cantare nella lingua locale. La traduzione non è difficile e la cantilena è meglio di tanti farmaci rilassanti. Tanti chiudono gli occhi. Dopo questo momento segue il commiato e benedizione del pellegrino insieme alle suore di clausura. I primi banchi dietro la grata sono occupati da suore giovani! Hanno scelto questa strada nonostante l’iphone, Facebook e il mare di Ibiza. Prima di coricarmi, come tutte le sere studio il percorso che mi attende in modo da organizzare al meglio le tappe.

Tappa 9: Leon – Ponferrada
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ruotaRiparto il mattino presto. Sia l’entrata che l’uscita da Leon non è piacevole perché bisogna attraversare la sua estesa periferia. Non tarda ad arrivare “il deserto”. Bene! Mi rendo conto che comincio a preferire il sole, i campi di grano piuttosto che la folla e la città. Penso che sia un sentimento diffuso tra i pellegrini, e che sia facile da capire! Per chi non lo avesse mai fatto… lo consiglio! Qui mi sento di consigliare agli amici cicloturisti di scegliere (se possibile) una bicicletta almeno ammortizzata anteriormente o usare dei pneumatici con la stessa funzione. Lo sterrato è veramente tanto! Un particolare che mi piace ricordare è che sul cammino trovai una scarpa. Evidentemente persa da qualche pellegrino che l’aveva legata in malo modo dietro. Penso di raccoglierla e di trovare il proprietario che sicuramente sarà davanti a me. Chiedo a tutti, ma nessuno risponde positivamente. Il giorno dopo lascerò la scarpa bene in vista. Probabilmente non sarà successo così, ma mi immagino la faccia del proprietario mentre la ritrova e si chiede spiegazione di come la sua scarpa possa esser stata più veloce di lui.

Durante la salita per arrivare a Foncebadon due cicloincontri: un cicloturista che mi dice che è la settima volta che fa il camino. Non male! Un secondo cicloturista olandese, mi racconta che e’ partito la Maastricht a bordo della sua Santos (nota marca di biciclette da turismo www.santos.nl). Effettivamente la Santos è un’ottima bici e non resisto alla tentazione di provarla. Basta chiedere. Così riesco a provare per qualche metro il leggendario Rolhoff e una bicicletta di 4000 euro! Arrivo a Foncebadon. Il posto è magico, ma il piccolo albergue ha pochi posti e non accetta ciclisti. Non ho ancora spiegato che la regola dice che fino alle 17 i ciclisti non possono prenotare, per dare la precedenza ai pedoni pellegrini. Inoltre qualche albergue non accetta ciclisti a prescindere. Penso che sia per vari motivi tecnici, nessun pregiudizio!Subito dopo si arriva alla famosa Crus de Hierro. Un palo di legno, altro tra l’azzurro dell’aria e il verde del bosco, in cima una croce di ferro, ai piedi una montagna di pietre portate dai pellegrini. Poi bandanas (bandiere?), fogli, foto, parole scritte sulla carta o incise, spesso in ricordo di persone. Io do il mio contributo ad aumentare la massa di detriti. Da casa mi ero portato per l’occasione 3 sassi con l’obiettivo di lasciarli proprio alla Crus de Hierro.

Per ogni sasso una intenzione personale e intima. Comincia la discesa. In località Manjarin vive un signore che dice di essere l’ultimo templare. Ha allestito una capanna dove fa commercio di oggetti legati all’argomento. Diciamo che mi sono sempre immaginato i templari in modo diverso. Continuando la discesa si incontra il Monumento al Ciclista Pellegrino. Lo hanno costruito dopo la morte nel 1998 di un cicloturista tedesco. Vorrei sciogliere le briglie ad Appaloosa, ma il vento contrario mi vieta di assaporare questa discesa. Arrivo a Molinaseca. Il fiume, i ragazzi che si tuffano, l’erba verde sono una forte attrattiva, ma decido invece di arrivare fino a Ponferrada. Errore! Ponterrada è una cittadina che vede il suo splendore nel 1200 grazie ai Templari. Qui i monaci/guerrieri fondarono uno spettacolare castello ricco di simboli. L’Albergue è grande e come confermato dal libro contiene 185 posti letto. Il problema è che è un punto da dove molti pellegrini a piedi partono per fare gli ultimi 200 km. Il risultato? 3 Pullman di ragazzini scatenati e “freschi” riempiono l’Albergue, lasciando pochissimi posti liberi a chi (soprattutto a piedi) si è fatto già 600 km. Va beh! Mi torna alla mente Molinaseca, ma dovrei rifare 10 km di salita e sinceramente non me la sento. Il risultato è che stanotte si dormirà all’aperto, sotto il porticciolo. Bene! Mi mancava!

marco

Tappa 10: Ponferrada – Triacastela
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camminoI preparativi, il lavaggio, l’organizzazione cena non mi hanno consentito la visita al castello. Gli orari tardi di apertura, mi fanno decidere per qualche foto all’esterno. Passo la giornata con dei ragazzi di Lecce che stanno facendo il cammino (uno dei due si chiama Francesco) e Federico di Roma. La giornata è molto ciclistica pochi discorsi impegnati. Il paesaggio ora è molto più verdeggiante e il percorso veloce fino alla salita di O Cebreiro. O Cebreiro altro luogo simbolo è un piccolo paese di case di pietra e di paglia. Era un luogo sperduto ma oggi è un posto turistico dove tanti arrivano con le macchine per comprare souvenir.

Se una parte di me vorrebbe fermarsi per vedere sicuramente una stellata fantastica, l’altra si rifiuta di stare molto tempo in quel casino. O Cebreiro è anche la parrocchia di Elias Valina, fondatore del camino moderno. Stanco di dover raccogliere i pellegrini che si perdevano si fece regalare della vernice gialla dalla società che stava facendo i lavori sulla strada. Iniziò a segnare il camino con delle frecce gialle nei punti più difficili per indicare la via. La mancanza di posti negli albergue decide per me. Parto ed arrivo a Triacastela. Mi fermo in un Albergue niente speciale perché quello “dei pellegrini” è pieno per il solito motivo. Dopo le belle esperienze passate, oggi mi sembra un giorno più fiacco, ma il mio animo si doveva preparare per la sera successiva. Senza un po’ di tristezza non si apprezzano i momenti speciali.

Tappa 11: Triacastela – Ligonde
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l-biciLa Galizia è una regione molto piacevole e il percorso con dei sali e scende non crea problemi. Probabilmente ormai mi sono creato “la gamba e il fiato”. La Mattina è all’insegna della pioggia, ma nel pomeriggio compare il sole. A Portomarin c’è un bel centro e il paese è famoso per il ponte romano. Continuo la mia strada e mi rendo conto che sulla mia tabella di marcia sono molto avanti. Mentre penso questo, arrivo a Ligonde. Ho fatto solo 56 km di su e giù, e sono circa le 14. Penso che sia giusto fare una siesta e vedo esposta una targa che dice “Yo soy el camino la verdad y la vida. Nada viene al padre sino es por mi” ( io sono la via, la verità e la vita. Niente viene dal padre se non è per me).

Entro in questa specie di fienile, per la verità non molto pulito, e mi offrono qualcosa da mangiare e acqua fresca gratuitamente. Ma quello che sorprende non è il gratis, ma il sorriso di questo gruppo di ragazzi. Qui c’è qualcosa sotto, mi dico e chiedo informazioni se si può fermarsi per la notte. Sempre la solita risposta per i ciclisti (ma sempre con il sorriso!), ma mi dicono che se voglio, posso rischiare di fermarmi fino alle 16 e a quell’ora sapranno se ci sarà un posto anche per me. Il mio spirito razionale mi dice “ma sei matto, due ore di strada chissà dove arrivi”. Ma il sorriso di quei ragazzi e il giorno prima passato senza una “dose sufficiente di spiritualità” è più forte. Mi decido! Rischio e mi fermo. Attendo le due ore guardando giocare e divertirsi dei ragazzetti del posto che giocano insieme ad i “ragazzi del sorriso”.

Nel frattempo penso che mi toccherà usare il telo antizecca comprato in italia, perché va bene il sorriso, ma la pulizia ci vuole. Con sorpresa scopro invece che il fienile lo usano solo per offrire il cibo, ma la sala da pranzo, la cucina, la sala per gli ospiti sono attigui ma in ordine e super puliti. Bene! Dopo doccia e soliti pulizie arriviamo al momento della cena. I ragazzi ci dicono che per la cena e il pernottamento non vogliono nulla, ma per loro sarebbe un regalo che prima di cena si dicesse una preghiera e che gli ospiti partecipassero alla “comunione spirituale” del dopocena. Tutti accettano e la serata speciale inizia. Non so esprimere le sensazioni, ma l’atmosfera di comunione è totale. Ci sono anche delle italiane con il quale condivido questa bella sensazione. Diversi (con qualcuno diversissimi) ma vicini. Il resto della serata passa piacevole e si continua “a volare alto!”. Una serata indimenticabile!

gruppo

Cammino di Santiago in bici parte 1: Lourdes Saint – Jean Pied De Port – Orreaga
Cammino di Santiago in bici parte 2: Roncisvalle – Puente De La Reina – Logrono
Cammino di Santiago in bici parte 3: Santo Domingo De La Calzada – Carrion De Los Condes
Cammino di Santiago in bici parte 4: Carrion De Los Condes
Cammino di Santiago in bici parte 5 (arrivo): Ligonde – Santiago – Finisterrae

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