Bruxelles, approvata risoluzione sulla sicurezza stradale: ipotesi 30 km/h nelle città dell’Unione

5 Luglio 2013

30km-h

Chi ha detto che l’Unione Europea è inutile? In questi ultimi tempi lo scetticismo verso Bruxelles si è molto diffuso, per ragioni varie che esulano dal contesto ciclistico. È bene ricordare però che dall’Unione Europea sono venuti molti benefici per l’Italia così come per gli altri stati membri, e altri potrebbero venirne se l’ultima iniziativa del Parlamento Europeo dovesse produrre le sue naturali conseguenze.

Nella giornata di ieri infatti il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla sicurezza stradale. All’articolo 14 si legge: “[Il Parlamento] chiede alla Commissione di fornire una panoramica delle aree urbane soggette a un limite di velocità di 30 km/h e degli effetti di tale limite sulla riduzione dei decessi e delle lesioni gravi”. Non sembra molto, ma se si traduce dal burocratese e si va a vedere il vero significato di queste parole, è possibile comprenderne la portata.

Nel nostro continente ogni anno muoiono a seguito di incidenti stradali 30’000 persone, 250’000 sono gravemente ferite e 1 milione e mezzo rimangono ferite almeno lievemente. Queste cifre sono paragonabili a quelle di una guerra civile. Le zone 30, in cui il limite di velocità è ridotto a 30 km/h appunto, possono contribuire in modo decisivo a salvare vite umane. Sono ormai numerosi gli studi che dimostrano una netta diminuzione degli incidenti nelle zone a velocità ridotta, oltre a una serie di benefici che si possono riassumere in una maggiore vivibilità delle strade; se finora questi dati provenivano principalmente da città medio-piccole, negli ultimi anni grandi metropoli come Londra e Parigi hanno puntato molto sulle zone 30, ottenendo risultati simili. Questi temi saranno presentati in dettaglio durante le prossime settimane, quando su Bikeitalia.it potrete leggere uno speciale approfondimento proprio sulle zone 30.

Con questa risoluzione in pratica il Parlamento sta chiedendo alla Commissione di studiare questi dati, rendersi conto dei benefici della riduzione della velocità, e agire di conseguenza. Non è la prima volta che il Parlamento si mostra attento a questi temi. Già nel giugno del 2011 infatti, in un rapporto dedicato a “come dimezzare le morti e i ferimenti derivanti da incidenti stradali entro il 2020”, il Comitato del Parlamento che si occupa di Trasporto e Turismo aveva chiaramento affermato che per raggiungere questo obiettivo è necessario introdurre un limite a 30 km/h in tutte le aree residenziali e in tutte le strade a corsia unica sprovviste di piste ciclabili.

Un’iniziativa dei cittadini europei è in questi mesi nella fase di raccolta firme (ne servono un milione) per costringere la Commissione a considerare seriamente un’importante iniziativa legislativa, quella che renderebbe standard il limite a 30 km/h nelle città; solo eccezionalmente – su strade di scorrimento sufficientemente sicure – si potrebbe mantenere l’attuale limite di 50 km/h. È infatti la Commissione l’attore chiave: l’importantissimo potere di iniziativa legislativa spetta a lei, non al Parlamento. Un eventuale successo della raccolta firme, unito alla pressione del Parlamento europeo e allo studio dei dati sulle zone 30 esistenti, potranno spingere la Commissione ad agire concretamente per salvare le vite di migliaia di cittadini europei ogni anno, e migliorare la qualità di vita nelle nostre città.

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