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“Strade di Casa”, una zona 30 nel cuore della Fiat

Campagna30, News • di 18 luglio 2013

torino-mirafiori

Non è sempre necessario andare oltre confine per trovare degli interventi di moderazione del traffico ben fatti. A volte basta guardare dietro casa per scoprire una Zona 30 efficace e di successo.

Proprio a Torino, la città della Fiat, esiste un buon intervento, misconosciuto ai più, specialmente torinesi, ma insignito nel 2011 del Premio Speciale “Ecosistema Urbano” da Legambiente e dall’Istituto Ambiente Italia. Non solo sembra strano che nella città dell’auto sia stato possibile realizzare quello che molti vedono come un affronto al mito della velocità, un quartiere non a misura di auto ma di persone, ma, cosa ancora più incredibile, la zona 30 di Torino si trova proprio in quel quartiere Mirafiori, noto per il famoso stabilimento, che si trova a soli 500 metri da lì.

Ma com’è la zona 30 di Mirafiori? Parliamo di un rettangolo circa di 1200 metri per 400 in quella che a tutti gli effetti si può definire il margine nord dell’estrema periferia sud di Torino.
E della periferia ha tutte le caratteristiche: forte densità abitativa, palazzi fino a 9 piani, strade molto ampie, mancanza di una particolare qualità urbana. Inoltre, il quadrilatero è circondato da assi di traffico con fino a 4 corsie per senso di marcia, fortemente trafficati.
I problemi? i soliti di ogni periferia regalata alle auto: forte traffico, rumore, elevata incidentalità, senso di insicurezza per ciclisti e pedoni, sosta selvaggia.

L’intervento concepito nel 2008, in occasione del Bando Zone 30 del Piano Regionale della Sicurezza Stradale, è riuscito a cambiare tutto questo senza prevedere nessun grande stravolgimento, ma, applicando le soluzioni progettuali “della migliore cultura europea” – come ama ripetere Dario Manuetti, uno degli artefici della realizzazione – ha portato con un investimento modesto (circa 650 mila euro) ad ottimi risultati.

Una porta di ingesso alla Zona 30

Una porta di ingesso alla Zona 30

Sono stati realizzati, con intelligenza, interventi che ogni tecnico comunale sarebbe in grado di proporre: “porte d’ingresso” al quartiere con avanzamento del marciapiede e conseguente restringimento della carreggiata, segnalate da alberi e verde; chicanes non invasive, realizzate con l’alternanza di sosta in linea e sosta a pettine, per cui praticamente a costo zero; una minirotonda, all’incrocio dei due assi principali che attraversano il quartiere, che ha sostituito il semaforo e di fatto impedito la possibilità di sorpasso all’incrocio, uno dei comportamenti più pericolosi per i pedoni.

L'ingresso alla mini rotonda

L’ingresso alla mini rotonda

Da ultimo la creazione di attraversamenti rialzati sull’asse di maggior scorrimento: eliminazione della barriera architettonica, continuità dei percorsi pedonali, rallentamento delle auto poste sullo stesso piano degli altri utenti della strada, tutto ottenuto con un unico intervento. Allargamento dei marciapiedi, precedenza ovunque ai pedoni e spazi verdi per restringere le carreggiate e il risultato è ottenuto.

Un'ingresso fiorito alla Zona 30

Un ingresso fiorito alla Zona 30

Pochi interventi di facile realizzazione, ma il cambiamento rispetto alle vie vicine è evidente: attraversando le “porte” della Zona 30 si ha la sensazione di “entrare” in un quartiere residenziale, uno spazio diverso e più tranquillo, che si distingue nettamente dall’indefinito caos che caratterizza le strade della periferia circostante. E le auto che la attraversano si comportano di conseguenza adeguando la propria andatura alle condizioni dell’intorno.

Ma l’ottimo risultato non si sarebbe ottenuto senza un costante e attento coinvolgimento del territorio, infatti se le opere infrastrutturali servono, non sono certo il punto nodale. Grazie anche alla collaborazione con il Liceo artistico Cottini, situato nei pressi dell’area, l’associazione la Città possibile, cui era affidata l’attività di comunicazione e animazione del progetto, di cui Manuetti fa parte, è riuscita dopo un lungo lavoro di confronto a coinvolgere e convincere i residenti perché sposassero l’idea della zona 30 e la facessero propria.

I pannelli informativi I pannelli informativi 1

Come detto i risultati sono stati evidenti: riduzione di più di 10 km/h delle velocità medie, riduzione del 15% del traffico nelle ore si punta (del 50% i veicoli commerciali e addirittura dell’80% dei mezzi pesanti); quasi totale scomparsa dei sorpassi anche dei veicoli più lenti. Questo cambiamento ha chiaramente comportato altri benefici: una riduzione di 2 decibel del rumore nelle strade interne, la diminuzione degli incidenti con una conseguente riduzione del 74% dei giorni di prognosi negli anni 2009/2010 rispetto ai tre bienni precedenti, il che significa un risparmio di 500 mila euro di costi sanitari e un milione di costi sui danni materiali. Ma la cosa più interessante è che le ricadute si sono estese anche a livello percettivo: una ricerca del Politecnico di Torino ha rilevato, infatti, che è migliorato il senso di sicurezza stradale, ed è comprensibile, ma è anche scesa la preoccupazione nei confronti della delinquenza, così com’è cresciuto l’apprezzamento generale nei confronti del quartiere in sé e degli edifici che vi sono siti, sui quali non si è minimamente intervenuti.

È la dimostrazione che la maggiore qualità delle strade si sia riverberata sulla vivibilità del quartiere stesso e sulla percezione e il senso di appartenenza degli abitanti, che, infatti, al 70% dicono di apprezzare il cambiamento. Testimonianza ne è che i pannelli descrittivi dell’intervento, posizionati nel quartiere per informare sui cambiamenti, a distanza di 5 anni, non hanno subito nessun gesto di vandalismo e sembrano appena posizionati.

Questi sono i risultati che un buon intervento di moderazione del traffico può portare, con una spesa più che contenuta (500.000 euro è il prezzo di una grande rotonda stradale) a fronte di un risparmio economico immediato e una maggiore vivibilità. Quale amministratore un po’ sveglio non coglierebbe al volo l’occasione?
Forse uno italiano.

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Una risposta a “Strade di Casa”, una zona 30 nel cuore della Fiat

  1. rccs ha detto:

    Io ci vivo.

    A me la soluzione piace, ma molti automobilisti si adeguano a fatica: la sosta selvaggia, che costringe ad invadere le altre carreggiate è una costante in molte strade. La pista ciclabile di via Castelgomberto è un parcheggio per i mezzi del mercato. E i vigili letteralmente voltano lo sguardo dall’altra parte.
    Però è vero che la percezione è di maggior tranquillità e libertà nell’affrontare le strade che comunque erano già sufficientemente larghe per ospitare affiancate 2 auto + 1 bicicletta (o pista ciclabile).

    In altri quartieri di Torino, dove due auto passano a stento, vedo difficile la realizzazione di un progetto analogo.

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