Se il car sharing #salvaiciclisti

19 Dicembre 2013

La mobilità in Italia sta cambiando a una velocità sorprendente: non servono le statistiche, basta farsi un giro per le nostre strade  per rendersi conto che sempre più persone usano la bicicletta e altre forme di mobilità nuova. Dopo il caso di successo dell’Area C a Milano, anche Roma ha annunciato che a breve  sarà introdotta una congestion charge per limitare l’accesso al centro alle automobili.

A questo si aggiunge la sfrenata competizione nelle grandi città tra gli operatori del car sharing. Milano in questo sta facendo scuola: dopo il servizio GuidaMI di ATM e e-vai di Trenord, ad agosto è arrivato anche CAR2GO  che, in soli tre mesi, ha fatto un boom di iscrizioni emettendo oltre 50 mila tessere. Da lunedì scorso è operativo in città anche il nuovo servizio Enjoy, nato da una sinergia tra ENI, Trenitalia e FIAT.

Proprio lunedì, mentre a Palazzo Reale si teneva la conferenza stampa di lancio del nuovo servizio di car sharing milanese, a meno di 500 metri di distanza, in Corso Europa, Ahmed veniva investito da un furgone perché un automobilista troppo frettoloso ha deciso di aprire la portiera senza guardare lo specchietto retrovisore costringendo quindi il ciclista a spostarsi all’improvviso verso il centro della corsia.

door lane

Non è la prima volta che si verifica un caso simile (vi ricordate del piccolo Giacomo?) e c’è il rischio che non sia l’ultima. E non sarà sicuramente l’ultima, a meno che le istituzioni o chi per esse non inizieranno a fare un’opera di sensibilizzazione sugli automobilisti frettolosi spiegando loro a cosa serve lo specchietto retrovisore.

Cinquant’anni fa in Gran Bretagna per questo motivo fu lanciata una campagna di sicuro effetto:

look

Anche dall’altra parte dell’oceano le iniziative non mancano e, in alcune città degli USA e del Canada (ringrazio Marco Ferrari per la segnalazione), da qualche tempo a questa parte, è iniziata un’opera di sensibilizzazione nei confronti dei clienti dei Taxi: a New York , per esempio, sui finestrini posteriori di 13.000 taxi in servizio è comparso un adesivo che invita i passeggeri a controllare che non passino ciclisti prima di aprire la portiera.

look-taxi-decal-500px

Oltre a questo, periodicamente, sulla TaxiTV posta sui sedili posteriori viene proiettato questo video per aumentare l’attenzione sul tema:

In Italia sappiamo tutti come stanno le cose e due anni di campagna #salvaiciclisti mi hanno insegnato che chiedere qualcosa alle istituzioni è fatica sprecata perché il massimo che si riesce a ottenere è una campagna che fa piangere. Per questo mi voglio rivolgere ai privati per supplire a quello che il pubblico non riesce (o non vuole) fare: visto che il car sharing è il futuro della mobilità a quattro ruote nelle nostre città, perché gli operatori non iniziano a sensibilizzare i propri utenti verso l’importanza di guardare dallo specchietto prima di aprire la portiera?

Per loro sarebbe un costo minimo, ma allo stesso tempo una grande opera di responsbilità sociale di impresa e sono convinto che avrebbe anche un ritorno mediatico non indifferente.

Come fare? 

Al di là dell’adesivo sul finestrino in stile newyorkese, le auto del car sharing sono dotate di avanzati sistemi di comunicazione tra l’auto e il guidatore che, prima di chiudere il noleggio, ti ricordano di rimettere le chiavi al posto giusto, di non dimenticare oggetti a bordo, etc. Prima di augurarti una buona giornata ti potrebbero ricordare di guardare lo specchietto prima di aprire la portiera per accertarti che non passino ciclisti o motociclisti.

Credo che un’operazione simile non sia mai stata attuata in nessuna parte del mondo e potrebbe essere l’occasione per l’Italia, per una volta, di fare scuola sui temi della sicurezza stradale.

Se il futuro è la condivisione delle città tra auto del car sharing, mezzi pubblici e biciclette, sarebbe il caso che questi iniziassero a interagire tra loro con rispetto reciproco evitando quelle stupide distrazioni che possono trasformare un tranquillo e placido guidatore in un assassino condannato alla perdita del sonno per il resto della propria vita.

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