Viaggiare da sola: Come ho sconfitto la paura

22 Maggio 2014

juliana

Ogni volta che mi chiedono se ho avuto paura mi viene in mente la stessa scena. Da sola in cima a una montagna della Nuova Zelanda, persa e infreddolita in un tramonto che non presagiva niente di buono, considerando che viaggiavo con equipaggiamento estivo e la temperatura scendeva sempre di più. La chiamano la Desert Road. È bastato il Gps rotto e la mancanza di internet a far si che a un incrocio prendessi la strada sbagliata in direzione di una salita infinita e 130 km di deviazione. Quando il buio scese su di me il mio corpo andava in ipotermia e la cittadina più vicina era a più di 20 km, troppi nelle mie condizioni. Il vento alzava me e la mia bici fino a farci finire per terra. Ho avuto paura. Paura di non riuscire a trovare una soluzione a quella crisi, a non riuscire a girare il mondo in bici, di non rivedere le persone che amavo. In quei momenti mi ricordo che in fondo la paura è uno dei tanti sentimenti che arriva così, all’improvviso, e in quanto tale è dominabile. Iniziai a pensare positivo e a proiettarmi in situazioni che mi facevano stare bene: il mare, il sole, una spiaggia incantevole, un buon rum, un bacio…. In quel momento vidi un camper sul lato della strada, mi avvicinai e ho bussai. Una coppia di simpatici 60enni mi fece subito salire a bordo e mi offrì la cena e un bourbon per riscaldarmi, lasciando che passassi lì la notte. Ero salva.

Ovviamente durante il mio giro del mondo quella non è stata l’unica volta in cui mi sono trovata in pericolo, ma di certo non ho mai permesso alla paura di fermare i miei sogni. Sono convinta che l’unico modo per dominare la paura è di affrontarla e capire che è molto più debole di quanto si possa pensare. Per le donne è un passo in più, perché devono combattere contro secoli di pregiudizi e schiavitù morali. Volete vincere la paura di pedalare da sole? Fatelo. Vi renderete conto di quanto il mondo sia diverso da come lo immaginiamo, di come la maggioranza delle persone sono gentili e rispettose, specie con le donne. Ho ricevuto una splendida accoglienza in tutti i 30 paesi in cui ho pedalato (con qualche eccezione naturalmente) in particolare in Australia, Turchia, Stati Uniti ma anche Tailandia e Malesia (paese musulmano).

Dal punto di vista puramente sportivo la paura è qualcosa da sfruttare in pieno. La paura di non farcela dovrebbe essere un ottimo stimolo in una gara. Il pericolo è quello di pensarci troppo e deconcentrarsi. Quando ho partecipato alla Transcontinental Race, ho commesso un grosso errore nei primi giorni. Ero più preoccupata a seguire le performance degli altri ciclisti che nell’ascoltare il mio corpo. Sapevo che il mio corpo aveva bisogno di arrivare al top gradualmente, ma non ho resistito a star sempre dietro gli altri. Questo mi ha portato a piccolo crollo dopo tre giorni. Fortunatamente ho realizzato subito che dovevo fare la mia gara in linea con quanto mi ero prefissata e da quel momento ho risalito la classifica, piazzandomi meglio del previsto e, soprattutto, mi sono divertita tanto.

La bici permette emozioni che altri mezzi non regalano. Anche in una gara da 350 km al giorno si ha sempre modo di apprezzare il paesaggio, i profumi e la strada in un modo del tutto unico e imparagonabile. Ho montato una bici per la prima volta nel 2011 e da allora non sono più scesa.

Sono una donna che va in bici per il mondo, da sola, senza scorta e senza paura.

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