La polemica tra ciclisti e automobilisti, nel 1954

4 Febbraio 2015

ciclisti-automobilisti
Tutti noi ciclisti pensiamo, ritengo sia comprensibile, che la bici ed il ciclista meritino un giusto spazio sulla strada ed il rispetto della loro integrità.
Quale ciclista non ritiene giusto lo sviluppo delle piste ciclabili, di una rete stradale concepita anche a misura di questo anomalo utente che, di solito, viene visto come un ostacolo sulla strada?
Domanda retorica, chiedo perdono ma…

A maggior ragione questi concetti dovrebbero essere ancor più veri ai nostri giorni, con l’aumento dei prezzi dei carburanti, con i problemi legati all’inquinamento, si corre a ritroso per cercare di mettere una pezza alla crepa che il sistema ha creato e che sempre più si allarga.
Chi ha qualche primavera in più sulle spalle ricorda, con una cerca nostalgia, i giorni del blocco del traffico nell’Italia degli anni 73-74 a causa della crisi petrolifera, il fenomeno noto come “Austerity” restituiva al popolo Italiano quella voglia di muoversi con mezzi alternativi e non inquinanti.
Era una festa per tutti, ciclisti, pedoni, pattinatori che oggi pare sia lontana anni luce.

Ma da dove viene questo male che costringe alle partenze intelligenti, alle targhe alterne e chissà quale altra diavoleria dovremo inventarci prima di riprendere in considerazione l’uso della bici e lo sviluppo di percorsi adeguati?
Nel dopoguerra, le bici che erano state mezzo di trasporto e di sviluppo delle arti, dei mestieri e cultura della salute fisica e del tempo libero, iniziarono ad essere sovrastate sulle strade dal nuovo fenomeno nascente, l’automobile.

Un fenomeno che ha continuato a crescere di proporzioni, fino ai paradossi di oggi dove le strade non sono il massimo della sicurezza ed i ciclisti un bersaglio mobile.
Nel corso delle mie ricerche d’archivio mi sono imbattuto in un articolo comparso su una rivista Francese nel 1954 che ripropongo integralmente.

Tratto da “Le Cycle” a firma di Michel Haupais.
“Io pedalo, tu pedali, egli pedala, noi pedaliamo…ed a quanto pare ci siamo sbagliati.
La strada è libera per tutti: questa è un’esigenza che va affermata senza indugi.
Che si costruiscano rapidamente strade speciali ed autostrade di grande capacità per le automobili, ma che si lasci l’uso della altre ai ciclisti.
Nell’attesa (campa cavallo), l’automobilista si sta incaricando dell’eliminazione dei ciclisti dalle strade, che considera di sua proprietà.
Per farlo dispone di molti metodi:
1) Intimidazione
È necessario spaventare chi pedala, rendendo le strade impraticabili ai ciclisti;
2) Uso della forza
Più raramente, ma con una certa frequenza, l’automobilista usa ed abusa della forza del suo mezzo.
La tecnica è sempre la stessa: si lascia che uno o più ciclisti si mettano in strada, poi si aprono le porte dei garage ed inizia la corrida.
Dal momento in cui si avvista un ciclista all’orizzonte, il nostro automobilista si rallegra e pensa “Un ciclista, ottimo, iniziavo ad annoiarmi…”
A che gioco giochiamo oggi? Al clacson?
Il gioco consiste nell’avvicinarsi al ciclista senza far troppo rumore e poi, quando si è a soli 20 metri, strombazzare una, due, tre volte, nella speranza di vederlo saltare sul sellino come se lo stesse caricando un’intera mandria di buoi.
Sfiorata?
Il gioco consiste nel passare sfiorando il ciclista, un po’ rischioso per la carrozzeria ma efficace, soprattutto in città.
A volte impiegano anche il trucco di far andare a sbattere il ciclista contro la parte posteriore dell’auto, tanto i danni sono minimi e la vincono sempre loro.
Se un ciclista urta il retro di un’automobile, si vedrà uscire l’automobilista indignato dalla sua auto, per constatare le tracce di urto lasciate sul paraurti; poi, senza neanche degnare di uno sguardo il malcapitato ciclista che si sta rialzando malconcio da terra (se ci riesce ancora), accenna all’assicurazione ed al codice della strada.
Mordi e fuggi? In salita?
È molto divertente cacciare le prede al rallentatore, piace moltissimo ai bambini.
Consiste nel rallentare fino ad adottare la velocità di marcia del ciclista, seguendolo ad una certa distanza.
Il ciclista dà segni d’inquietudine; si dimena sul sellino, pedala più veloce che può.
Fa grandi gesti con il braccio “Passa… e passa !” ma l’automobilista niente.
In cima alla salita il gioco si conclude con una bella strombazzata ed il passaggio rasente al ciclista.
Caccia notturna?
Di notte la caccia è altrettanto appassionante, ma per essere divertente le posizioni devono essere opposte l’una all’altra.
Si tratta di abbagliare il ciclista, magari rallentando per prolungare il divertimento.
Quel poveraccio su due ruote fa quel che può con il suo misero fanalino.
Come una falena accecata dalle lampade in giardino, il ciclista agita le braccia per segnalare la sua presenza, oscilla da destra a sinistra, indugia cercando disperatamente il bordo della strada.
Può sempre accadere, per pura casualità e nel pieno rispetto del codice, che s’investa un ciclista.

In questo, come in altri casi, quando i ciclisti finiscono per cadere, l’automobilista si limiterà a lasciare le vittime in mezzo alla strada.
Che si arrangino a rialzarsi, medicarsi e dirigersi all’ospedale più vicino.
Di notte tutti i gatti sono neri e poi, lo sanno tutti che gli automobilisti hanno fretta.
Le strade sono fatte per le auto, non per marchingegni antidiluviani.”

Quasi mezzo secolo eppure sembra scritto ieri, voi che dite?
La storia dovrebbe insegnare qualche cosa.

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