Ciclista ti odio. Le ragioni senza ragione.

18 Febbraio 2015

odio-ciclisti
Questo pezzullo in realtà non dovrebbe stare qua. In un sito di dueruotisti convinti, voglio dire. Ma piuttosto dovrebbe essere letto dagli automobilisti e allora si che i commenti avvelenati fioccherebbero come granate. Perché nell’insofferenza che i guidatori delle autoimmobili mostrano nei confronti dei ciclisti c’è qualcosa degna di maggiori attenzioni terapeutiche ed è, francamente, incomprensibile.

Le critiche. Quelle più diffuse riguardano il mancato rispetto del codice della strada. Ora, va bene tutto, ma la reprimenda sul tema da parte di gente che guida senza cinture, telefona, messaggia, chatta e si trucca mentre guida, parcheggia in doppia fila quando va bene, guida alticcia o drogata falciando gente come fossero birilli…beh, ma è davvero fuori luogo. Un po’ di pudore e/o vergogna non guasterebbe.

Ovviamente si generalizza. Non meno tuttavia di quelli che dicono che i ciclisti sono tutti indisciplinati, passano col rosso, vanno contromano, salgono sui marciapiedi e viaggiano in gruppo o appaiati e sempre senza illuminazione. Invece non tutti gli automobilisti chattano mentre guidano e non tutti i ciclisti circolano senza luci, ca va sans dire.

Da dire, però, che se le due categorie non si amano molto o non fanno neanche molti sforzi per nasconderlo (gestacci e male parole, strombazzamenti, specchietti e tergi divelti, inseguimenti rabbiosi quanto inutili) tra i comportamenti oltre i limiti degli uni e degli altri c’è una differenza non da poco.

Questa: se una scatola di latta di minimo 1200 chili che trasporta 70 chili di carne compie una manovra sbagliata l’esito è sempre disastroso per gli altri utenti deboli della strada: pedoni, ciclisti e mettiamoci pure i motociclisti. Se un ciclista passa col rosso (e non si fa, no, no e poi no) – posto che se non è un pazzo non lo fa certo in velocità – rischia grosso di suo. Anche dovesse prendere, malauguratamente, un pedone il risultato nel 99% dei casi è una rovinosa caduta. Anche per il ciclista. Questo chi va in bicicletta lo sa. E se non lo sa lo impara presto. Tanto da non dimenticarlo più.

“Sono pericolosi” dicono gli inscatolati. In cosa e in che modo percepiscano il pericolo da dentro un robusto guscio di lamiera imbottito e profumato e musicato è un mistero visto che non si è mai sentito di un automobilista travolto con la sua macchina e lacerato nel corpo da un temibile ciclista. Qualcuno informi gli uomini su quattro ruote che le biciclette non sono dei bazooka anticarro e che, pertanto, i timori sono immotivati.

Così come non si leggono di stragi del sabato sera dei ciclisti, né di strike di macchine causati da velocipedisti ubriachi e/o drogati e anche gli intasamenti soffocanti delle città nelle ore di punta e delle arterie stradali nei fine settimana difficilmente sono causati dalle biciclette. L’esatto contrario è invece cronaca di tutti i giorni.

La ragione di tanto astio automobilistico quindi non è riconducibile al “pericolo” e neppure a un impulso di legalità stradale fuori tempo massimo. No. Quanto piuttosto nello stress patologico causato dallo stare immobile e imprigionati a bordo di quella che la pubblicità spaccia per libertà, nel pagare un mucchio di soldi (assicurazioni, bolli, parcheggi, manutenzione) per farlo e nel vedere sfrecciare, invece, felici e agili come gatti degli uomini a bordo di semplici e bellissime biciclette. Je rode er cu*o, insomma.

Niente di nuovo. Chi legge qua già lo sa. Per questo il pezzullo dovrebbero leggerlo gli automobilisti. Magari su un tablet in coda al semaforo. Tanto c’è tutto il tempo per farlo.

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