Perché il 2016 sarà l’anno del cambiamento

29 Dicembre 2015

Gli ultimi giorni di dicembre rappresentano l’occasione perfetta per fare un bilancio dell’anno appena trascorso pensando in modo programmatico ai 12 mesi successivi.

E se il 2015 fosse un anno come gli altri sarei molto felice di dipingere un quadro rose e fiori per rappresentare gli eventi occorsi attorno al mondo della bici, in particolare nelle ultime settimane. Ma il problema è che il 2015 non è stato un anno uguale agli altri: il 2015 è stato l’anno dello scandalo Volkswagen (con cui è stato reso noto al mondo intero come i produttori di auto ci abbiano preso per il naso per decenni) ed è un anno che si sta concludendo con un’emergenza inquinamento nelle nostre città dove la concentrazione di polveri sottili e di altri inquinanti è da oltre un mese ben al di sopra dei limiti consentiti per legge.

I risultati sono sulla gola di tutti.

inquinamento città

Per risolvere questa situazione, le città con le amministrazioni più audaci stanno rispondendo con dei timidi tentativi di limitare la circolazione delle automobili e favorire l’uso di mezzi alternativi nella speranza che arrivino al più presto il vento e la pioggia per spazzare via l’emergenza e rimandare la vera soluzione a data da destinarsi.

È per questa particolare situazione in cui tutti noi viviamo che questi ultimi giorni di dicembre non vanno più considerati solo come la fine di un anno, ma come la fine di un’epoca durante la quale il nostro paese (più di molti altri) ha compiuto delle scelte disastrose e che vanno invertite al più presto.

L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di auto in rapporto alla popolazione e proprio le automobili sono, guarda un po’, le principali imputate per la produzione di PM10 (nella sola Milano – che già ha ridotto fortemente la circolazione delle auto grazie ad Area C – le automobili sono responsabili del 44% della emissioni di PM10 ).
Sulla base di questo dato risulta evidente come nessuno di noi, neppure i più ferventi cicloattivisti, possa permettersi di stappare bottiglie per festeggiare la prima legge di stabilità che prevede denari per le ciclovie, né per i 35 milioni di euro previsti dal collegato ambientale appena approvato per finanziare il bike to work che pure rappresentano piccoli passi nella giusta direzione.

Il problema sta proprio qui, infatti: i passi fatti sono troppo piccoli e, di fronte alla situazione che stiamo vivendo (con 84mila decessi l’anno, in Italia deteniamo il record europeo di morti per inquinamento atmosferico ) i piccoli passi, per quanto incoraggianti, potrebbero non essere sufficienti per salvaguardare la salute di tutti i cittadini italiani, della nostra in particolare.

In questa fase storica, quello che occorre è chiederci una volta per tutte se il diritto alla vita venga prima o dopo del diritto alla guida di un’automobile e se vogliamo continuare a tutelare il privilegio di pochi a danno della salute di tutti.

traffico

Il 2016 sarà l’anno delle elezioni comunali per le principali città italiane (Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli) e il tema della qualità dell’aria dovrà essere un tema fondante della campagna elettorale di ciascun candidato. Tutti noi che saremo chiamati alle urne non dovremo accettare nessun compromesso al ribasso (leggi: diciture fuffose a base di “provvedimenti per lo sviluppo della mobilità sostenibile”) in questo senso perché nessuno può appellarsi al concetto di qualità della vita dove la stessa vita è messa a repentaglio tutti i giorni.

E noi che pedaliamo tutti i giorni dovremo finalmente smettere di chiedere piste ciclabili, ma dovremo iniziare a chiedere e a impegnarci direttamente affinché le automobili private vengano sbattute fuori dalle nostre città, sostituite da sistemi di trasporto pubblico e mezzi privati a impatto zero.

Qualcuno sicuramente cercherà di fare melina invocando l’arrivo imminente della maturità dell’auto elettrica che risolverà ogni problema, ma il tempo stringe e la nostra vita rischia di scorrere via veloce. Troppo veloce per stare ad aspettare che che il nostro apparato respiratorio impari a convivere con le polveri sottili e gli ossidi di azoto e che gli ingegneri della Volkswagen e della FIAT si mettano al passo coi tempi dopo che per 100 anni hanno parlato esclusivamente di motore a scoppio.

Una cosa è certa: se nel 2016 ci vogliamo aspettare un benché minimo cambiamento, occorrerà rispolverare il concetto di cittadinanza attiva e fare in modo che tutti coloro che hanno a cuore la propria esistenza e la propria salute inizino a occuparsi direttamente delle politiche pubbliche che li riguardano in prima persona. Si tratterà di vincere diffidenze e superare distinguo e celolunghismi di varia natura per riuscire aggregare tutti coloro che hanno un obiettivo comune: la sopravvivenza.

Personalmente, non posso non dirmi ottimista e questo per un solo motivo: perché ormai non abbiamo altra scelta.

Buon 2016, quindi, a tutti voi che siete disposti a cambiare: insieme cambieremo questo Paese.

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