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Snake: il ponte ciclabile che ha riqualificato Copenhagen

Diari • di 6 Luglio 2016

La zona del porto è rinomata per essere uno dei luoghi più malfamati di ogni città e, anche quella di Copenhagen, fino a qualche anno fa, non faceva certo eccezione. A complicare le cose ci si mise il trasferimento del porto stesso al di fuori della città che lasciò il quartiere circostante abbandonato a se stesso.

porto copenhagen
Un progetto di riqualificazione urbana durato 8 anni ha reso oggi questa zona uno dei quartieri più cool di tutta la capitale, anche e soprattutto grazie alla realizzazione di un ponte ciclabile che, a seguito della sua apertura nel 2014, ha finalmente connesso il porto antico con il resto della città.
Il Cykelslangen o Snake, come viene chiamato nel resto del mondo, è un ponte di 220 metri di lunghezza, sospeso sopra le acque che separano le isole di Sjælland e di Amager.
Progettato dallo studio di architettura DISSING+WEITLING e realizzato dal Ramboll Group, ha una larghezza di 4 metri per consentire il sorpasso anche tra cargo bike.

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La realizzazione dell’impianto ha necessitato un investimento di 6 milioni di euro (che si vanno ad aggiungere ai 15 milioni di euro che ogni anno la città di Copenhagen investe nella gestione della ciclabilità) ed è ad oggi una vera e propria attrazione turistica per chi visita la capitale. Il passaggio dura poco più di un minuto in cui è possibile riassumere totalmente la sensazione di vivere una città in cui la bicicletta è un mezzo di trasporto privilegiato e promosso dall’amministrazione.
Il nome “Snake” è rappresentativo della sinuosità del ponte stesso che procede curva dopo curva allo scopo di allungare il tracciato e, di conseguenza, ridurre l’inclinazione del ponte stesso onde evitare che si raggiungano velocità troppo pericolose.

snake copengahen photo by architizer
Lo Snake rappresenta quindi un perfetto esempio di come “semplici” infrastrutture studiate con attenzione siano in grado di riportare alla vita quartieri abbandonati a sé stessi semplicemente mettendo in condizione i cittadini di attraversarli e viverli a una velocità a misura di persona.

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E se i quartieri malfamati delle nostre città raramente sono separati da canali dal resto dell’insediamento urbano, ciò non toglie che autostrade, tangenziali o altre arterie sortiscono lo stesso identico effetto.
Un viaggio a Copenhagen può valere la pena per andare a osservare gli abitanti della capitale danese attraversare sorridendo un quartiere un tempo simbolo del degrado e oggi diventato un’attrazione turistica.

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