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Le altre 51 settimane dell’anno

News, Rubriche e opinioni • di 19 Settembre 2016

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Siamo nel bel mezzo della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile: sette giorni in cui si moltiplicano le iniziative a sostegno della bicicletta anche da parte di chi, nelle altre 51 settimane dell’anno, si guarda bene dal portare avanti comportamenti virtuosi e/o politiche attive per cercare di risolvere uno dei principali problemi delle nostre città – il traffico – che si porta dietro come danni collaterali alti costi sociali quali l’inquinamento, l’incidentalità stradale e la sostanziale invivibilità di molte delle città in cui viviamo.

Città d’arte, che affondano le loro radici nel Medioevo e anche più indietro nel tempo, diventate negli anni parcheggi a cielo aperto con un territorio lottizzato e occupato militarmente dai mezzi a motore: una saturazione degli spazi che non trova giustificazioni nel presunto progresso legato alla motorizzazione di massa. La grande illusione dell’auto come mezzo moderno per spostarsi in città è stata ormai svelata da molto tempo: il Re è nudo ma ci ostiniamo a non vederlo, distratti dagli spot di automobili pervasivi e onnipresenti tanto che ormai ci siamo assuefatti alla presenza sulle strade di milioni di automobili ferme. Ferme lungo le code in autostrada, ferme ai semafori, ferme ai lati della carreggiata quando sono parcheggiate.

Viviamo in uno stato di sosta perenne: uno stallo che è anche metafora della mancanza di volontà politica di fare realmente qualcosa di drastico, dirompente e definitivo per dire che il futuro non può e non deve essere lasciato in balìa delle automobili. Non è un discorso luddista e non venite a parlarmi di “guida autonoma” o “veicoli elettrici”: si tratta di una questione di spazio e vivibilità delle città. In questi giorni sono tante le iniziative che stanno raccontando di una mobilità più a misura di persona ma occorre fare dei distinguo: chi non mette al primo posto la necessità di mettere un freno al proliferare dei mezzi a motore e non sostiene un loro progressivo smantellamento non sta immaginando un futuro sostenibile né per sé né per gli altri. Questo va messo bene in chiaro.

Recentemente i discorsi più sensati in tema di mobilità sostenibile li ho ascoltati a Verona, seguendo i panel di CosmoBike Mobility: un appuntamento che quest’anno, alla sua seconda edizione, ha dimostrato di poter camminare sulle proprie gambe ed è stato punto di partenza di un’iniziativa come il Club delle Città 30 e Lode, dove decine di Comuni medio-piccoli hanno deciso di fare rete per ridisegnare la mobilità rendendo le strade più vivibili per tutti, a cominciare dai bambini.

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L’errore più grande che si possa fare è pensare che la nostra Settimana Europea della Mobilità Sostenibile si esaurisca il 22 settembre con convegni finali e grandi pacche sulle spalle: cominciamo invece a riempire di contenuti e di azioni concrete di mobilità nuova – astenersi perditempo, auto elettriche e car sharing – le altre 51 settimane per arrivare al prossimo appuntamento con una base di buone pratiche da cui ripartire. In Italia siamo in ritardo di decenni sui Paesi che hanno fatto della bicicletta il loro mezzo di trasporto principale: il futuro non può più aspettare.






Una risposta a Le altre 51 settimane dell’anno

  1. Roberto ha detto:

    Ok ma sul car sharing non sarei così drastico… prima di tutto è un gigantesco passo avanti nei confronti del totem del Possesso dell’Auto. Esempio: una famiglia, 4 automobili. Poi se realmente prendesse piede potrebbe decurtare le auto circolanti. Un’auto car-sharing utilizzata, poniamo, da sette persone che un giorno alla settimana ci fanno la spesa grossa significherebbe sei auto in meno che occupano (anche semplicemente posteggiate, per dire) le strade… sarebbe un gran passo avanti… sono 100 auto al posto di 700 …

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