La Strategia per la Ciclabilità della UE: perché è importante

19 Giugno 2017

Durante il Velo-City appena concluso in Olanda, è stata consegnata al commissario per i Trasporti della UE Violeta Bulc una proposta dettagliata di Strategia per la Ciclabilità dell’Unione Europea. Si tratta di un documento preparato nell’arco degli ultimi mesi con il contributo di più di 1000 esperti di mobilità. Se questa bozza fosse adottata ufficialmente dall’Unione Europa, si ritiene che nei prossimi anni l’uso della bici possa aumentare del 50%, e che il numero di ciclisti uccisi o gravemente feriti possa dimezzarsi.

morti in bici in Europa

“Non stiamo chiedendo di ricevere un trattamento speciale; vogliamo solo essere messi allo stesso livello rispetto alle altre modalità di trasporto. La bici crea già 513 miliardi di euro di benefici economici per l’Europa ogni anno, e possiamo arrivare a 760 miliardi entro il 2030”. Sono state le parole di Bernhard Ensink, Secretario Generale della ECF (European Cyclists Federation), nel consegnare la bozza al Commissario Bulc. La quale a sua volta ha ricordato che il 2018, Anno della Multimodalità nell’Unione Europea, potrebbe vedere l’adozione ufficiale della Strategia per la Ciclabilità.

EUCS: Che cos’è?

ragazza in bici

Andando un po’ più nel dettaglio, la Strategia per la Ciclabilità dell’Unione Europea (EUCS nell’acronimo inglese) è un documento di 160 pagine diviso in varie parti. In una prima parte introduttiva si spiega perché è importante che l’Unione Europea, insieme ai partner nazionali, si impegni nella promozione dell’uso della bici. Vengono inoltre individuati alcuni obiettivi generali, come i due già ricordati nell’introduzione. La parte più corposa è quella in cui vengono analizzati vari obiettivi intermedi, e le strategie dettagliate per raggiungerli; si parla ad esempio di come stimolare i cittadini europei ad adottare stili di vita più attivi; di come assicurare la qualità delle infrastrutture ciclabili; o di come integrare la bici nella multimodalità.

Un aspetto sul quale si è insistito molto durante Velo-City 2017 a Nimega è stato il fatto che è necessario “vendere” la bici nelle sedi istituzionali non tanto per quello che è in sé, quanto come uno strumento utile a raggiungere alcuni obiettivi più ampi, ritenuti importanti da burocrazia e politica. Uno dei relatori ha espresso efficacemente questo concetto: “Se andiamo da un politico e gli diciamo di voler riempire la città di bici, ci guarderà come se gli avessimo chiesto di riempire la città di tostapane: gli sembrerà strano e non capirà perché”. È necessario puntare su altro. È per questo che la EUCS si presenta come un documento volto a contribuire alla crescita economica dell’Unione Europea; grazie alla bici inoltre sarà più facile raggiungere gli obiettivi di sostenibilità a cui gli stati europei si sono legati (basti pensare agli accordi di Parigi). Insomma, se a Bruxelles la bici non interessa, interessano però la crescita e la sostenibilità, e la bici serve (anche) a questo.

In particolare, le stime parlano di un aumento dei posti di lavoro del settore bici, dagli attuali 650mila a 875mila, da qui al 2030.

posti di lavoro settore bici

Nello stesso periodo i vantaggi economici portati all’economia dal settore bici passerebbero da 513 a 760 miliardi di euro.

vantaggi economici settore bici

Perché è importante avere una Strategia Europea

Nei vari incontri e seminari a cui abbiamo assistito a Velo-City 2017, il livello di intervento maggiormente discusso è stato quello delle città. Sono le città ad avere il maggior peso nelle scelte relative alla mobilità. Basti pensare in Italia al caso di Pesaro o di Bolzano: nonostante un contesto nazionale alquanto negativo, queste città hanno raggiunto alte percentuali di uso della bici grazie alle scelte coraggiose e chiare prese dai rispettivi Comuni.

Tuttavia un progresso più ampio sarà garantito da un’azione congiunta a vari livelli decisionali. E l’Unione Europea è oggi uno dei più importanti. Nonostante le crisi che si susseguono infatti, l’attività quotidiana di Bruxelles va avanti, e ha un grande impatto sui paesi dell’Unione. Non ne siete convinti? Vi basti sapere che l’industria dell’automobile ha a Bruxelles decine e decine di lobbisti. E i risultati si vedono.

È ora che anche il settore della bici si impegni in questa direzione. Prima di tutto perché l’Unione Europea ha una grande capacità di spesa. Nel budget 2014-2020 l’UE sta spendendo 1,5 miliardi di euro per le politiche della ciclabilità. Questa cifra era pari a soli 0,6 miliardi nel periodo precedente (2007-2013), e l’obiettivo è di raddoppiarla nel 2021-2027, arrivando a 3 miliardi di euro. Sono questioni molto concrete, che si traducono in parcheggi per bici o in chilometri di piste ciclabili nelle zone economicamente più svantaggiate dell’UE, come il sud Italia.

investimenti UE su bici

L’Unione Europea poi ha importanti competenze a livello regolamentativo, in particolare per gli standard di sicurezza dei veicoli. L’adozione di sistemi di sicurezza attivi sulle automobili, come ad esempio limitatori semi-automatici di velocità, è una scelta che si fa a livello europeo. L’UE è il principale decisore anche di quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori: in un’economia in cui la consegna merci in bici è sempre più diffusa, sta all’UE assicurarsi che questi lavoratori (e con loro tutti i ciclisti) siano messi in condizione di lavorare in sicurezza.

Non meno importante, ma meno facile da riassumere in numeri e poche parole, è la coordinazione e la coerenza fra i vari stati facenti parte dell’UE; armonizzare le definizioni usate e definire degli standard qualitativi, permetterà di valutare e confrontare il miglioramento di tutti, condividendo le best practices da copiare e gli sbagli da non ripetere.

I prossimi passi

spostamenti in bici UE

Questa Strategia per la Ciclabilità dell’Unione Europea non nasce dal nulla. Negli scorsi anni in varie sedi istituzionali europee (Consiglio, Parlamento, Comitato delle Regioni) si è espressa la necessità di arrivare a un documento simile. Questa bozza presentata al Commissario per i Trasporti UE Violeta Bulc è un ottimo punto di partenza. Ora la Commissione deve analizzarlo, eventualmente modificarlo, e infine adottarlo ufficialmente, un iter che durerà diversi mesi.

Quando sarà in vigore, questa Strategia sarà un documento che impegna dal punto di vista legale l’UE a promuovere l’uso della bici fra i cittadini degli stati membri. Si tratta di un passo molto importante, soprattutto per quei paesi, come l’Italia, dove questi problemi non sono certo fra i punti più alti dell’agenda politica, nonostante lodevoli eccezioni.

Non è la Germania, la Danimarca o i Paesi Bassi ad avere bisogno dell’Unione Europea. Siamo noi, e i paesi simili all’Italia, a trarne maggiore beneficio.

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