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Bike sharing a flusso libero: non si può improvvisare

News • di 3 Agosto 2017

Il bike sharing a flusso libero è ormai giunto in molte città europee. I problemi che si sono manifestati pressoché ovunque mostrano come questo servizio vada pianificato e gestito con attenzione affinché possa esprimere pienamente il suo grande potenziale.

bici abbandonata sui binari

Una oBike abbandonata sui binari a Londra. Foto dal Sunday Times

Bici che ostruiscono i binari del treno. Bici abbandonate sui marciapiedi impedendo ai pedoni di camminare. Bici tutte simili fra loro che occupano completamente le rastrelliere. Sta succedendo in varie città europee, città in cui il bike sharing a flusso libero non è stato pianificato e gestito con attenzione, né si è realizzata una collaborazione fra aziende e municipalità.

Abbiamo parlato più volte del bike sharing a flusso libero: al contrario del classico bike sharing con stazioni di noleggio e restituzione delle bici, il sistema del flusso libero permette di lasciare la bici ovunque si voglia in città; dei sensori gps sulla bici permettono di trovare la più vicina a sé per noleggiarla tramite app.

Si tratta di un sistema con grandi potenzialità, ma le prime implementazioni in città europee mostrano che, se si lascia spazio a operatori non esperti, si corre il rischio di sprecare questa opportunità. Trasformandola addirittura in un problema.

Tutto parte dalla Cina: negli ultimi mesi sono nate molte aziende che offrono servizi di bike sharing a flusso libero (idea in realtà già presente in Europa da diversi anni, seppure in scala molto ridotta); queste aziende sono cresciute in modo estremamente veloce, attirando capitali enormi e producendo quantità mai viste prima di biciclette di bassa qualità con cui hanno invaso le città asiatiche. Già qui si erano notati i primi problemi, come testimoniato da questa foto e altre simili che è possibile trovare in rete.

bike sharing cina

Ora questi operatori cinesi, dopo aver saturato il loro mercato domestico, hanno deciso di puntare sul più lucroso mercato europeo. Ma senza cambiare il loro metodo: arrivano, lasciano in città centinaia e migliaia di bici, e si fanno pubblicità per convincere i cittadini a scaricare le loro app. Essendo il metodo uguale a quello usato in Cina, anche il risultato è simile: bici che occupano i marciapiedi, oppure lanciate nei canali, nei fiumi o sui binari.

Il problema riguarda molte fra le più importanti città europee. Pochi giorni fa la città di Londra ha ordinato alla oBike di Singapore di rimuovere le centinaia di bici che erano state immesse in modo casuale nelle strade della capitale britannica. A Zurigo vorrebbero fare lo stesso ma non riescono neanche a mettersi in contatto con l’azienda. A Rotterdam l’arrivo di oBike sta già creando i primi dubbi. Ad Amsterdam il problema principale ora è capire quale legge applicare per proibire a queste aziende di operare in città, dopo che con le loro centinaia di bici hanno aggravato la già difficile situazione relativa ai parcheggi per bici. Dublino ha fatto in tempo a bloccare BleeperBikes prima che questa riuscisse a scaricare 1000 bici in città senza autorizzazione.

Tutto questo rischia di creare una brutta fama per il bike sharing a flusso libero, un sistema che – se ben progettato e gestito – può aumentare di molto l’uso delle bici nelle nostre città. È importante che ogni città, in collaborazione con le aziende serie del settore, studi attentamente quali sono le proprie necessità. In alcuni casi sarà bene puntare sul bike sharing tradizionali; in altri sul bike sharing a flusso libero. Senza dimenticare che esistono anche delle soluzioni ibride: in punti strategici e molto animati della città si devono lasciare le bici presso delle stazioni, per mantenere l’ordine; in altre zone dove c’è maggiore spazio a disposizione si può sfruttare la flessibilità del flusso libero.

È proprio per aiutare le città a comprendere i benefici del bike sharing, e i rischi dell’affidarsi a operatori scarsamente qualificati, che le maggiori aziende europee del settore hanno stretto un’alleanza chiamata PEBSS (Platform for European Bicycle Sharing & Systems). Il lancio ufficiale della PEBSS è avvenuto al recente Velo-City 2017 di Nimega.

E in Italia? Recentemente Milano e Firenze hanno annunciato di voler pubblicare un bando per far partire servizi di bike sharing a flusso libero nel territorio comunale. Già il fatto che si parta da un bando, e non dall’arrivo repentino e illegale delle bici di qualche azienda in città, è un fatto positivo, anche se i bandi, per come sono stati annunciati, hanno creato qualche perplessità. I sindaci italiani hanno l’opportunità di offrire ai propri cittadini un ottimo servizio di mobilità a basso costo: vedremo se sapranno coglierla, e in che modo.







Una risposta a Bike sharing a flusso libero: non si può improvvisare

  1. ALe ha detto:

    e di Call a bike della DB che ne dici???
    funziona da anni

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