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Bici senza frontiere

Diari • di 28 settembre 2017

In Europa le dogane fisiche non esistono più da anni, però resistono ancora i confini geografici e politici fra le varie nazioni e nel bike-tour 2017 queste frontiere sono state attraversate per ben dieci volte.
Il primo attraversamento al Passo dello Spluga, segna anche l’inizio della randonnée, con una partenza tutta in discesa atta a prendere confidenza con il mezzo in assetto da viaggio (luci-parafanghi-borse).
La valle del Reno Posteriore ci attende a Splügen così che, costeggiandolo si arriva prima di Coira alla giunzione con il Reno Anteriore proveniente dall’Oberalpass. Da qui in avanti sarà solo Reno che con i suoi 1300 km è uno dei fiumi più lunghi d’Europa.

Il seguire i corsi d’acqua durante questi viaggi in bicicletta, riporta indietro nel tempo l’immaginazione, quando le strade non esistevano e il percorso più semplice per gli spostamenti era costeggiare l’alveo dei fiumi oppure ci fa pensare alle migrazioni degli uccelli che come riferimento utilizzano i corsi d’acqua, sia per la direzione verso sud e viceversa, sia come luogo dove reperire facilmente il cibo.
Seguendo il Reno, una breve tappa a Coira per ricordare che in tempi neanche tanto remoti il Cantone comprendeva anche parte di Valtellina e per assaporare la Calanda Bräu una birra niente male, soprattutto se bevuta fresca dopo una 50ina di km sotto il sole.

A Bad Ragaz, il primo pernottamento è a casa di Ulla. Fisioterapista, giramondo in bici nonché alpinista.
Si chiacchiera volentieri di traversate USA cost to cost e di montagne, di cibo e di biciclette, di salute e di lavoro il tutto in un mix di lingue che va dall’italiano all’inglese, passando per il tedesco.
La ripartenza mattutina sullo sterrato lungo il Reno è agevolata da un piacevole vento alle spalle e i km scorrono veloci fino all’immissione nel lago di Costanza.

La sponda svizzera del lago è affollata di bagnanti che si abbronzano al sole, nuotano nelle limpidissime acque e schiamazzano nonostante siano in prevalenza cittadini svizzeri.
Abbandonate le sponde del lago con direzione le colline sovrastanti si attraversano campi di mais di grano, vigne e fattorie. La ricerca del paesino di Illighausen richiede un bell’impegno, ma alla fine un piccolo gruppo di case intorno ad una chiesa si rivela il centro paese.

La fattoria del pernottamento è un po’ defilata rispetto al piccolo centro, immersa nei campi, con un centinaio di mucche, tante pecore, una decina di cavalli, maiali, conigli e galline. Un’autentica “allegra vecchia fattoria “.
C’è la possibilità di dormire sul fieno in mansarda, all’interno di un campo di mais protetti da una tenda, su di un carro agricolo con il fondo di fieno oppure tradizionalmente su di un materasso.
La sveglia mattutina non è necessaria, le mucche reclamano rumorosamente la mungitura e il foraggio per cui, vista la distanza limitata fra stalla e letto, il risveglio è assicurato.
Colazione di fattoria ineccepibile: pane fresco, conserve caserecce, miele, latte appena munto, yogurt, crostate, formaggi e frutta fresca, caffè e the a volontà.

Ripreso il viaggio rifocillati a dovere, la discesa dalle colline fino a Costanza regala una visuale sul lago e sulla sponda nord, quella Tedesca, veramente particolare e affascinante.
In città, come spesso accade, non è facile districarsi nel traffico di auto, bus e tram e azzeccare al primo colpo la giusta via di uscita. A dimostrazione di questo, entrata e uscita Svizzera-Germania ripetuta due volte. Vabbè!
La direzione per le cascate di Schaffhausen invece è subito individuata. Basta seguire zelantemente il corso del Reno in territorio Svizzero.

Il passaggio fra Svizzera e Germania neppure si nota, o per lo meno passa inosservato fra campi di grano e mais su colline ondulate e piacevolmente contrastanti di colori, dal verde chiaro al giallo al verde scuro.
In corrispondenza di Bonndorf iniziano le avvisaglie della foresta nera: la famigerata Schwarzwald.
Roland e Karen possiedono una tipica casa della Foresta, tetto a lunghe falde spioventi in una bella radura con il recinto per i cavalli e un orto fornitissimo essendo loro vegetariani. Le “lasagne alla Roland” sono uno schianto e il bis è d’obbligo. La birra Rothaus, prodotta a poche centinaia di metri dalla casa di Roland è ottima e dopo cena la conta dei vuoti è problematica!

Vista la bontà della Rothaus, è d’obbligo un passaggio dal birrificio che, immerso nella foresta da anche la possibilità di apprezzare e abbinare alla birra il tipico stinco di maiale e altri piatti locali. L’orario mattutino della visita purtroppo non da la possibilità di assaggi.
Dal birrificio, estremo sud, fino a Baden Baden all’estremo nord della Schwarzwald per circa 160 km è tutto un susseguirsi di dolci ondulazioni che al massimo raggiungono i 1200-1300 metri di quota.
In pratica tutta l’area della Foresta Nera è compresa in due parchi naturali. Il parco naturale della Foresta Nera centro-settentrionale e il parco naturale della Foresta Nera meridionale e rappresentano i due parchi nazionali più estesi di Germania.

A nord, Baden Baden è una tappa obbligata perché è la più nota città termale della Germania.
Tobias, giovane regista televisivo di un programma di bricolage e giardinaggio ci aspetta sulla porta di casa e, per cena gli cuciniamo degli strozzapreti conditi invece che con il pesto, con un improvvisato sugo a base di pomodoro e erbe della foresta.
Apprezzatissimo da tutti, sia il sugo che gli strozzapreti!

Rispetto ad altri centri urbani, attraversare la città è uno spettacolo! La pista ciclabile attraversa parchi curatissimi, passa davanti ad alberghi storici, strutture termali e sale concerti dell’800. Tutto il percorso che porta alla stazione ferroviaria si snoda nel verde e lontano dal traffico cittadino per cui sembra tutto fermo a inizio secolo come lo stile generale della città.
Il tempo piovigginoso e il rispetto della data di rientro in Italia inducono al trasferimento in treno fino a Freiburg in Brisgovia.

Seconda colazione in centro città nella nuova piazza del Teatro per poi gironzolare un po’ nel “Zentrum”
ai piedi della cattedrale gotica, passando per il Neues Rathaus prestando però particolare attenzione ai “ruscelli” che scorrono a lato strada in alvei di pietra.
Il clima è cambiato rispetto a Baden Baden e un sole caldo sulla testa induce a una partenza con destinazione Alsazia in Francia.

Il paesaggio è cambiato notevolmente, adesso campi pianeggianti di grano e ortaggi non offrono la benché minima ombra all’avvicinamento a Colmar. La temperatura, prossima ai trentacinque gradi fa soffrire, sudare e ricercare spesso qualcosa di fresco da bere.
In città è bello bighellonare per le strade medioevali acciottolate e apprezzare tutte le coloratissime case costruite a “graticcio” tipiche della regione. Anche la cattedrale gotica di S. Martino merita qualche scatto fotografico.

Anche una parte di Colmar vuole fregiarsi del nomignolo di “Piccola Venezia” grazie alle tante costruzioni a graticci dai colori molto vivaci ai bordi dai canali cittadini.
Mulhouse invece, sorge sul fiume Ill che attraversa in centro storico e sul canale che unisce il Rodano al Reno. Anche qui case a “graticcio” e il bellissimo Hôtel de ville , ovvero il municipio risalente al 1500.
Personalmente conosco abbastanza bene la città per averci lavorato parecchi mesi per Peugeot, ragion per cui niente Museo nazionale dell’automobile.

L’uscita dalla città avviene seguendo il canale che porta al Reno in quella che è definita “la piccola Camargue Alsaziana” dove si possono contare ben 180 specie di uccelli.
Percorrendo la pista ciclabile bordo fiume su di un fondo sterrato ma ben tenuto si raggiunge prima Huningue, ultimo comune francese, dove il rafting è di casa e poi la periferia di Basilea e il conseguente confine Francia –Svizzera.
Senza problemi, ma evitando le zone interdette anche alle biciclette in quanto solo pedonali, si raggiunge il centro di Basilea.

Con un occhio sempre rivolto alla bicicletta legata a dovere nella frequentatissima Marktplatz (Piazza del mercato) non può mancare la visita allo splendido Municipio d’inizio 1500 di colore rosso scuro tutto in pietra arenaria su cui spiccano gli stemmi dei dodici cantoni della confederazione elvetica.
Le sponde del Reno sono ricche di piccoli chioschi e di accessi al fiume così che molte persone nuotano nelle acque neanche tanto fredde e si fanno trasportare dalla corrente per poi rientrare al punto di partenza con i mezzi pubblici di trasporto.

Seguendo la sponda nord, appena usciti dalla città, si è subito in Germania. La traccia da seguire per evitare le strade trafficate dalle auto non è più lungo il fiume, ma si snoda nella campagna coltivata ad alberi da frutta e grano.
Gerhard, con la sua moto, ci viene incontro sul pezzo di strada che porta a Warmbach e al fiume, dopodiché ci guida fino alla sua casa, da cui si scende direttamente nelle acque del Reno.
Giusto il tempo di togliersi “i panni del ciclista “ ed ecco che Gerhard ha già messo in acqua la sua barca con cui si va in centro fiume a fare una nuotata.

La corrente del fiume è di circa 8-9 km/h e solo guardando un punto fisso sulla riva, ci si rende conto di quanto ci si sposti rapidamente con la corrente a favore. Altra cosa se si prova a nuotare controcorrente!
E così è provato anche il bagno nel Reno. Questa esperienza mancava!
L’alba del mattino seguente vista dall’attico a picco sul fiume è speciale. Il colore del cielo si accende gradualmente e il riflesso sull’acqua mosso dalla corrente crea effetti speciali unici.
La colazione con Gerhard a pelo d’acqua sul terrazzo in legno da un senso di tranquillità e di libertà e lascia un ricordo difficilmente cancellabile.

Pochi metri fuori di casa e subito un ponte sul Reno ci riporta da metà fiume, in Svizzera.
La direzione Zurigo è sinonimo di conclusione tour ma nonostante questo tutto il paesaggio ondulato e tenuto perfettamente pulito e ordinato è apprezzato e vissuto on the road.
Già dall’estrema periferia di Zurigo il percorso per il centro e di conseguenza per la stazione ferroviaria è ben segnalato, alternato fra vere e proprie piste ciclabili a corsie preferenziali sulla sede stradale.
Per il ritorno in treno in Italia c’è un’altra nuova esperienza da provare: l’attraversamento del Gottardo per il tunnel ferroviario ad alta velocità più lungo al mondo.
57 km ed oltre 200 km/h sono i dati più significativi di questo tunnel che in pochi minuti collega nord e sud della catena alpina.

Il rientro in Italia è salutato da un caldo torrido, reso ancora più evidente dalla differenza di temperatura fra l’interno dell’ Euro City 23 e quella esterna della stazione di Monza.
La voglia di continuare questi piccoli viaggi su due ruote è sempre tanta, ma purtroppo tutto ha un inizio e un’inevitabile fine però, lo stimolo per nuove idee è sempre attivo e il bagaglio di esperienze accumulato è fonte d’ispirazione per il futuro.
Come spesso accade le idee sono sempre superiori al tempo a disposizione per i viaggi, ma questo è solo pane per la fantasia e per l’immaginazione.

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