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Gravel da buongustai: Cinque Acque Gourmet Gravel Ride Bibione

Diari • di 28 settembre 2017

La due giorni organizzata a Bibione dagli amici del B.A.M. era particolarmente attraente. Si trattava infatti della prima pedalata gravel declinata in versione gourmet. L’obiettivo, assolutamente evidente, era la scoperta e la promozione del territorio non solo dal punto di vista paesaggistico ma, soprattutto, sotto quello più accattivante enogastronomico e culturale.
In tempi di crisi, e il nostro Paese ne sta vivendo uno molto lungo e complesso, il turismo rappresenta una risorsa irrinunciabile.
Da tempo Bibione ma anche l’intera riviera veneta, da Chioggia e Venezia, hanno capito l’importanza di “fare sistema”.

Il turismo leggero a pedali è divenuto una realtà che non si può più delegare all’improvvisazione né alla buona volontà del singolo comune, per quanto grande ed economicamente strutturato esso sia. Servono infrastrutture e servizi, dalle ciclabili ai percorsi, dalle ciclo officine aperte con orari elastici e disponibili, alle strutture di accoglienza. Ormai si è capito. Chi va in bicicletta inquina poco ed è più disposto di altri a concedersi qualche piccolo lusso per ritemprarsi dalle fatiche di una lunga e stimolante pedalata. Ecco che la sosta al bar, al ristorante, in un bel agriturismo ma pure negli alberghi più attrezzati o nei campeggi, per i più avventurosi, sono opportunità concrete. Di più, un turismo di questo tipo può riempire non solo le strutture più prossime alla spiaggia ma pure quelle leggermente più decentrate ma di gran qualità. Il cicloturista infatti non disdegna un soggiorno in una struttura più tranquilla, magari dotata di ogni comfort e mette la medesima curiosità nell’esplorazione del territorio come nella ricerca di sapori e gusti a tavola.

C’è poi l’aspetto temporale. Un turismo di questo tipo non vive soltanto nella stagione estiva ma va da marzo ad ottobre e, se il meteo è clemente, può andare anche oltre.
Bibione da tempo ha sviluppato un’accoglienza diversificata, non solo famiglie e non solo giovani e meno giovani. Ci sono anche gli sportivi che possono approfittare pure del centro termale.

Il sabato quindi, un manipolo di curiosi a pedali che spaziavano dal ciclista evoluto a quello meno esperto od occasionale, hanno pedalato alla scoperta di ciò che forse si intuisce possa esserci ma non si è mai andati a scoprire. Dalla laguna paradiso dei bird watcher ai resti delle prime residenze romane “in riva al mare”, passando per il buen ritiro di Hemingway per giungere al punto, paesaggisticamente parlando, più suggestivo dell’escursione: il faro. Parzialmente agibile e visitabile è posizionato strategicamente e la presenza di una ampia spiaggia sabbiosa apre a potenzialità di sviluppo più che interessanti. L’aperitivo in un rinomato locale ha poi ritemprato i ciclisti. Scorcio suggestivo e di livello che sicuramente sarà apprezzato da chi vorrà concedersi i piaceri della tavola.

Il rientro lungo le ciclabili con i fari accesi ha regalato le ultime emozioni di una lunga giornata conclusa a cena in compagnia di un gruppo chiacchierone e interessante.
L’appuntamento clou era però quello della domenica.
La prima Cinque Acque Gourmet Gravel Ride offriva due percorsi: 60 e 100km.
Un cielo inclemente ha però deciso di scaricare acqua sui partecipanti senza sosta. Una pioggia incessante, un succedersi di temporali, vento e la temperatura in picchiata fin dalla mattina hanno suggerito a molti dei 150 iscritti di non partire.
Non è mancato qualche malumore e qualche nota polemica. Si poteva evitare di partire o riprogrammare l’evento? No, non si poteva fare.

Il calendario gravel nello specifico e ciclistico più in generale è denso anche in questo inizio autunno. Per chi crede che il gravel sia solo sorrisi e risate consiglio di andare a cercarsi in rete le foto e i video di quello che è forse l’evento più famoso nel mondo, il Dirty Kanza.
Senza scomodare eroi epici, la libertà di scegliere se partire o meno è e resta una scelta individuale. Il percorso tracciato in prevalenza su strade sterrate, argini e arterie secondarie era garanzia di ridotto traffico veicolare. Certo, c’erano pioggia e vento, faceva freddo e c’erano anche dei passaggi un po’ avventurosi. Ma chi ha pedalato ad esempio il gravel del B.A.M. qualche mese fa, 150km sotto il diluvio, sapeva bene cosa aspettarsi.

Non è mia intenzione discutere con chi ha scelto di non partire. Dico solo che in tanti sono venuti da lontano pronti ad affrontare anche un meteo avverso ampiamente previsto e rinviare questa pedalata avrebbe generato lo stesso disappunto tra coloro che, nonostante le secchiate d’acqua, ben più delle Cinque che caratterizzavano le due pedalate, hanno scelto di andare. In fin dei conti goretex e capi tecnici erano abbastanza presenti al via e sono fatti proprio per proteggerci da questi climi. Eppoi, diamine, mica siamo idrosolubili no?
Detto questo, non senza un brivido, dopo essermi bullato, in modo assolutamente bonario, di Michele Boschetti che pagava di tasca propria la brioche compresa nel pacchetto gourmet e che tanta ilarità ha generato a posteriori, ho dato il primo colpo di pedale.
Il Garmin è stato fondamentale- chiedete a Paolo Bertelli e al buon Michele Nure che sprovvisti di tale strumento hanno deciso di ripercorrere più volte lo stesso percorso- e capirete quanto siano utili i sistemi di navigazione in queste escursioni.

Superata la statale trafficata, non senza qualche doccia extra regalataci da qualche automobilista che si è divertito a passare a tutta velocità nelle pozzanghere sollevando ondate che hanno sferzato gli indomiti ciclisti, siamo entrati nella porzione meno trafficata del percorso breve, eroici sì ma non scemi, io e i miei compagni di pedalata, ci siamo tuffati sui primi argini alternati da porzioni asfaltate semi deserte. Qualche pescatore, uccelli, la bruma che saliva dalla terra fradicia , erba bagnata, fango, pioggia a catinelle non ci hanno mai lasciati soli. Di contro è cresciuto l’affiatamento nel nostro gruppetto che tra una risata e una battuta ha raggiunto il primo punto di sosta per un calice di vino e una riscaldata davanti al fuoco di un favoloso camino.
Tanto piacevole era il tepore della fiamma tanto gelido il ritorno in sella. Altra strada e un lunghissimo argine di 8km, infinito e in verità monotono, ci hanno regalato una seconda sosta deliziosa. Un agriturismo con tanto di piscina ci ha fatto assaggiare deliziose mozzarelle di bufala fatte in casa. Un bis è stato doveroso e le defezioni alla partenza ci hanno agevolato in questo secondo assaggio. Non è mancato un sorso di vino, sempre autoctono, con ampia scelta tra bianchi e rossi.

Ancora pioggia e fatica, una caduta senza conseguenze per il mancato sgancio di un pedale, cose che capitano, prima di arrivare al Faro. Paesaggisticamente parlando il punto più suggestivo del percorso. Il mare in tempesta è sempre affascinante e la nebbia all’orizzonte genera meditazioni dalle quali solo pane e acciughe possono distrarre. Ultimi colpi di pedale per raggiungere l’albergo e una meritata doccia calda, infangato ma, tutto sommato, nulla di più. Seduti a tavola per pranzo a un orario insolito, i social rilanciavano la giornata complicata dal meteo anche della concomitante Glory Roads, l’evento concomitante dell’amico Galletti, disertato senza cattiveria, che mostrava visi e giacche infangate, soprattutto le schiene, ma volti sorridenti.
Che poi, si sa, senza fango il gravel è per tutti no?

Una risposta a Gravel da buongustai: Cinque Acque Gourmet Gravel Ride Bibione

  1. Giovanni/BIKEEZY ha detto:

    Grazie Davide per il bell’articolo anche se, a onor del vero (e da ideatore dei due percorsi), devo far notare che chi come te ha scelto di pedalare sul “corto” si è perso gli altri due ristori, altrettanto meritevoli e apprezzati, e passaggi paesaggistici più varii di quelli da voi affrontati.
    Arrivederci a presto, o al più tardi alla prossima edizione della GourmetGravelRide il cui nome, a scanso di equivoci meteorologici, non conterrà il richiamo alle acque ;-) :D

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