MENU

Sebino visto dal sellino

Diari • di 2 ottobre 2017

Il Lago di Iseo o Sebino (personalmente preferisco la seconda definizione) trae dal turismo la maggior parte delle sue entrate, oggi aumentate da quando l’artista Christo (americano di origini bulgare) ha installato la famosa passerella (Floating Piers) per collegare, temporaneamente, Sulzano con Monte Isola.
Da queste parti è ormai un detto consolidato anche se un poco irriverente dire “lodato sia Christo”.
Proprio da Sulzano prende il via il mio omaggio ad uno dei “laghi minori” più bello.

Il tratto stradale tra la partenza e Sarnico, passando da Iseo e Clusane, non offre spunti di riflessione se non per rimarcare che la pista ciclabile e/o stradine a basso traffico sono poco o nulla segnalate. Credo che buona parte dei ciclisti che annualmente percorrono le rive del lago siano “stranieri” e quindi senza particolare conoscenza della zona, ergo -indicate gente indicate-.
Sarnico vide nascere nel 1842 il cantiere delle lussuose imbarcazioni Riva e ancora oggi, dopo alcuni periodi di crisi, è attivo ma anche a Sarnico è il turismo l’elemento trainante.

Sarnico: qui il Sebino ritorna Oglio

Appena fuori Sarnico inizia una pista ciclabile di circa 2 km, poi più nulla. Il tapino ciclista rimane sulla strada insieme alle auto, autocarri e autobus. Ancora una volta, malgrado la vocazione turistica della zona, dobbiamo assistere al totale me-ne-frego-dei-ciclisti-tanto-non-portano-soldi delle amministrazioni pubbliche. Convegni, riunioni, dibattiti, promesse…e poi tutto rimane come prima.
Per fortuna nel momento in cui percorro queste strade il traffico è abbastanza contenuto (lunedì 17 luglio) ma immagino che nei fine settimana e in agosto…

Attenzione: lungo il percorso ci sono alcune gallerie, sono tutte illuminate ma consiglio comunque una lucetta posteriore.
Dal nulla compaiono imponenti e opulenti ville che si specchiano nel lago con panorama incontaminato e suggestivo.

Lascio Predore alle mie spalle e inizio uno dei tanti bellissimi tratti, la mia curiosità cade su questi alberi letteralmente “a mollo” nel lago.
(una volta a casa mi informo:
Sono i CIPRESSI CALVI o Tassodi, il loro areale sono le paludi statunitensi. Vennero piantati nel Sebino per proteggere le sponde.
Hanno radici verticali che servono all’ossigenazione dell’albero quando l’acqua sale oltre la base della pianta).

La mia curiosità viene stimolata anche da alcuni tratti di pista ciclabile che:
a) è chiusa e non frequentabile.
b) impraticabile a causa del fondo (non circolano solo mtb).
c) se sono aperte e praticabili non sono contigue.

Per fortuna la pista che costeggia una lunga galleria rientra nel paragrafo C.
Sulla mia destra il lago con i suo colori e profumi, alla mia sinistra la parete di roccia che viene usata come palestra da molti rocciatori.
Questo stato di benessere viene interrotto bruscamente poco dopo Tavernola.
Un cementificio rompe senza complimenti la bellezza sin qui assaporata, è lo scotto al progresso?

Lo “scotto” dura poco più di tre chilometri tra strada poco bella e una lunga galleria. Solo all’uscita dal tunnel si ritorna ad assaporare il lago.
Ed ecco Riva di Solto, entro in paese e rimango affascinato dal luogo.

Dopo Riva di Solto appare un’altra galleria che ha una sorta di pista ciclabile al suo fianco ma… passare sotto pareti a strapiombio senza alcuna rete di contenimento, anche se ho il casco, non mi sembra salutare, opto per quello che mi sembra il male minore: 500 metri di galleria. Scelta giusta visto che sono qui a raccontare.
Finita la galleria e fino a Lovere inizia il tratto più scenografico. Li chiamano orridi e invece sono bellissimi tratti di costa che rendono il Sebino unico.

Con tutti i 5 sensi soddisfatti (la vista esagerata di lago e roccia, l’udito stimolato dalle leggere onde del lago e da rapidi voli di uccellini (il traffico è assente), l’olfatto sensibile al profumo del lago, il tatto appagato dal contatto con il manubrio ed infine il gusto allietato da una barretta energetica (forse l’ultimo senso è il meno piacevole) lascio alle mie spalle “il paradiso” e piombo “nell’inferno” di Lovere e Pisogne.
Sono i 9 chilometri meno interessanti, anzi per nulla interessanti dal punto di vista del cicloturista.

Da Pisogne continuo per Toline, tra brevi tratti di viabilità secondaria e altrettanto brevi tratti di ciclabile arrivo, finalmente, alla pista ciclopedonale Vello-Toline; sono dieci chilometri di tranquillità. La pista è stata ricavata mantenendo in vita il vecchio tracciato della strada che costeggiava il lago (ora si usa una lunga galleria). Un plauso all’Amministrazione che ha voluto e realizzato questo progetto riqualificante.

Il percorso prevede alcune brevi gallerie, giustamente mantenute, che aggiungono fascino alla pedalata.

Ho voluto immortalarmi all’inizio della ciclabile.

Da Vello si comincia a vedere Monte Isola, la meta finale della giornata si sta avvicinando.

Utilizzando anche alcuni marciapiedi (larghi, ben tenuti e senza pedoni) oltre a tratti di ciclabile si superano senza difficoltà Marone e Sale Marasino e finalmente l’imbarcadero di Sulzano da dove parto alla volta dell’isola lacustre più grande d’Italia e la più alta d’Europa.
In cima all’isola sorge Il Santuario della Madonna della Ceriola, vorrei arrivarci, vedremo.
Dall’imbarcadero si vede nitidamente, grazie alla splendida giornata, l’approdo di Peschiera Maraglio una delle frazioni dell’isola.

Va ricordato che sull’isola sono banditi i mezzi a motore!!! Evviva.
Una volta sbarcato dal mini-traghetto mi dirigo baldanzoso a sinistra per iniziare la salita.
L’approccio è positivo, la strada si alza sul lago senza eccessiva pendenza, -chi ben incomincia…-.

Ho parlato troppo presto, la salita diventa durissima. Devo fermarmi per riprendere fiato ma poi come riparto con simili pendenze?
Risolvo il problemone utilizzando gli scivoli di alcuni box che sono in contropendenza rispetto alla strada, così quando riparto ho anche la spinta positiva della breve discesa.

Di box in box arrivo alla fine della strada asfaltata. Mi prendo tutto il tempo per rifiatare (due o tre ore!) e poi cerco come raggiungere il Santuario.
Un cartello mi indica di risalire una straducola acciottolata (sassi di discrete dimensioni e in marcata ascesa) che in un tot. di metri imprecisati porterebbe alla meta.
Ma dopo alcuni tentativi in cui con la mano destra reggo il manubrio e spingo la bici in salita, con la mano sinistra aggrappata al muricciolo laterale e scivolando sulle pietre per via degli scarpini…desisto.
Il Santuario lo vedrò dalle foto su internet!
A fatica e scivolando ancora molto ripercorro, questa volta in discesa, la decina di metri che avevo guadagnato.

Scendo verso il lago passando da piccole frazioni (Senzano, Siviano e Carzano) che mi omaggiano di viste sul lago e sui monti circostanti migliori di qualsiasi cartolina.

Quando torno a bordo Sebino ritrovo i -cipressi calvi-, questi sono di recente piantumazione ma lasciano ben sperare.
Ormai manca poco al molo di Peschiera Maraglio. Mentre lascio l’isola ho il tempo per fotografare il Santuario non raggiunto.

Riprendo l’auto lasciata nel parcheggio a pagamento vicino all’imbarcadero di Sulzano e mentre mi preparo al ritorno a casa ripenso alla bellissima giornata appena conclusa.

In totale ho percorso 78 chilometri, è una passeggiata senza eccessive difficoltà (se si esclude la mega salita al santuario di Monte Isola), con strade ben tenute e (evitando fine settimana e/o intensi periodi di vacanza) quasi senza traffico (ci sono anche alcuni tratti di pista ciclabile che rendono più sicuro l’andare); panorami, paesini da favola e anche una mini navigazione, cosa voglio di più!

Buon Sebino a tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *