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La Ciclabile Nomentana, specchio di una mobilità che non può più aspettare

News, Rubriche e opinioni • di 29 gennaio 2018

Quando lunedì 22 gennaio 2018, esattamente una settimana fa, sono cominciati i lavori per la realizzazione della Ciclabile Nomentana i cicloattivisti romani si sono dati appuntamento al cantiere per festeggiare: un brindisi atteso da tanti, troppi anni, se si pensa che il primo annuncio dell’infrastruttura di mobilità urbana era datato 1990, l’anno dei Mondiali di Calcio in Italia, “notti magiche inseguendo un goal…”, come ha ricordato in un post-amarcord Rotafixa sul periodo storico in cui maturò il progetto originario dell’opera.


Ventotto anni dopo quel progetto – riveduto e corretto rispetto alla versione del 2014 – diventa finalmente esecutivo, passa dalla carta alla strada: si cominciano gli scavi del cantiere in un luogo simbolico per la mobilità (davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e a pochi passi dalla Breccia di Porta Pia, dove i bersaglieri nel 1870 entrarono a Roma annettendola al Regno d’Italia. Un cantiere che, secondo le stime del Campidoglio, dovrebbe durare 400 giorni e consegnare alla città la Ciclabile Nomentana entro il mese di febbraio 2019: visti i precedenti il condizionale è d’obbligo, ma le premesse perché la data sia rispettata ci sono. Anche se permane una forte incognita che ha a che fare con i possibili ricorsi: azioni legali che potrebbero bloccare il cantiere.

Già, perché la Ciclabile Nomentana sarà la prima infrastruttura per biciclette a Roma che toglierà posti auto in superficie: 166 in meno, dati alla mano, lungo il suo percorso complessivo di 3,8 chilometri. Per questo, come riporta il quotidiano “Il Messaggero”, da una cittadina sarebbe già partito via pec un esposto al Campidoglio: perché al romano medio puoi toccare tutto, ma non il diritto di poter parcheggiare gratis l’automobile sotto casa. Fa specie che queste battaglie di retroguardia, per difendere un qualcosa di anacronistico che non trova eguali sulle strade di nessuna capitale europea, siano appoggiate da associazioni che dicono di promuovere la qualità della vita e la vivibilità del quartiere: sui numerosi vantaggi che si hanno dalla costruzione di una ciclabile non mi dilungherò oltre, ma la situazione di viabilità e parcheggi della Nomentana merita un piccolo approfondimento.

Lungo i 3,8 chilometri di Nomentana su cui, si spera entro i tempi previsti, sarà realizzata la Ciclabile, regna da sempre il caos: la doppia fila è all’ordine del giorno, le auto vengono parcheggiate anche sugli spartitraffico, le strade limitrofe sono prese d’assalto dai motori. Ma proprio sotto al Monumento del Bersagliere, a Porta Pia, c’è un megaparcheggio sotterraneo di oltre 500 posti auto costruito nel 1968 e chiuso da sempre: da cinquant’anni. Ci sarebbe la soluzione per eliminare completamente la sosta di superficie, peraltro con un’opera già costruita, mentre invece alcuni residenti appoggiati da alcune associazioni additano la Ciclabile Nomentana come opera costosa e inutile quando sarebbero “ben altri” i problemi da affrontare. Ecco: ritengo che questo benaltrismo per difendere strenuamente il presunto diritto di parcheggiare l’auto sotto casa sia fuori luogo e spero che eventuali esposti che dovessero arrivare in Campidoglio non mettano i bastoni tra le ruote al normale iter dei lavori.

Quando i detrattori della ciclabile parlano di “mancanza di alternative valide” all’eliminazione dei posti auto mi viene in mente che la Nomentana, proprio in quel tratto, ha corsie preferenziali continue su entrambi i sensi di marcia, oltreché da bus è servita da filobus e interseca a Viale Regina Margherita le linee del tram per andare da un lato ai Parioli/Flaminio e dall’altro alla Tiburtina, le fermate della Metro B/B1 (come Castro Pretorio o Sant’Agnese/Annibaliano) non sono così lontane da raggiungere coi mezzi pubblici. Per fare breccia nelle abitudini del romano medio, che spesso e volentieri usa l’auto anche per andare a comprare il giornale all’edicola dietro l’angolo (magari leggendo notizie su quanto è inquinata l’aria della sua città, chissà come mai?), forse la Ciclabile Nomentana non basterà. Ma se passa il concetto che per realizzare un’opera pubblica di mobilità sostenibile bisogna eliminare “insostenibili” posti auto di superficie credo si stia andando nella giusta direzione. Resta da sciogliere un nodo piuttosto importante sul passaggio ciclabile del ponte della Tangenziale, che al momento risulta incongruo rispetto al resto: ma il comitato “Ciclabile Nomentana Subito” si sta già muovendo da tempo per chiedere una variante migliorativa.

Va ricordato, per amore di cronaca e di verità, che i lavori della Ciclabile Nomentana sono partiti sotto l’attuale amministrazione targata Movimento 5 Stelle ma che senza l’intervento risolutivo dell’allora bike manager Paolo Rotafixa Bellino – che ottenne il nullaosta della Soprintendenza – probabilmente quel progetto sarebbe rimasto chiuso in un cassetto non si sa ancora per quanto tempo. Lo stesso dicasi per la realizzazione di Santa Bibiana, anche se poi il progetto del Campidoglio è stato molto criticato per la sua mancanza di coraggio.

In attesa di altri interventi di questa portata a Roma sulle altre arterie di viabilità principale, oggi ridotte ad autostrade urbane, non si può fare a meno di sottolineare come sul territorio comunale i Municipi che hanno dato un’impronta più a misura di bicicletta sulle strade siano proprio quelli in cui nei ruoli-chiave della mobilità operano due persone che provengono dall’esperienza di #salvaiciclisti: Valeria Pulieri nel XIV Municipio è riuscita a far riparare la Ciclabile sgarrupata del Parco Lineare di Monte Ciocci e a sbloccare il prolungamento percorso fino alla Circonvallazione Gianicolense (di prossima realizzazione). Nel VII, invece, Marco Pierfranceschi nel primo anno di consiliatura ha portato a casa numerosi risultati, come gli attraversamenti ciclabili di Viale Giulio Agricola e l’avvio dell’iter per la Ciclabile Tuscolana.

Di strada da fare, a Roma e non solo, ce n’è ancora tanta: comprendere che la mobilità nuova non può più aspettare ma va messa subito nelle condizioni di modificare gli spostamenti urbani è necessario per poter imprimere davvero un cambiamento, da subito, per le prossime generazioni. Nella speranza che per vederne i primi frutti non debbano passare invano altri 28 anni: Ciclabile Nomentana docet.

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Una risposta a La Ciclabile Nomentana, specchio di una mobilità che non può più aspettare

  1. Darioq ha detto:

    La nuova ciclabile toglie spazio alle maghine e pazienza. Ma rifila intollerabilmente i marciapiedi, dove si potrà solo andare in fila indiana. Quindi in Bici si ma a piedi no: bel risultato davvero!

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