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Calabria tra i due mari: dal Tirreno allo Ionio in bici

Diari • di 20 settembre 2018

Prendete una giornata di vacanza, il cielo plumbeo, la curiosità di pedalare lungo un itinerario sconosciuto in una terra a me lontana.

Mi sono fatto prestare una bici da un amico e con lui mi sono messo sulla strada non sapendo bene a cosa saremmo andati incontro.

calabria in bici

La Calabria è una regione ancora abbastanza scabra di strutture cicloturistiche. Le ciclovie se le costruiscono gli escursionisti e i pedalatori della domenica tramite GPS, battendo strade secondarie.

La regione tuttavia si presterebbe molto a diventare una tappa fra le più intriganti della penisola, viste non solo le ricchezze naturalistiche (mare e monti a pochi chilometri di distanza) ma anche la gentilezza del clima e di alcuni borghi che risultano praticamente incontaminati dalla degenerazione abitativa.

calabria in bici

Sulla mappa che mi ero scaricato avevo tracciato un itinerario che collegasse i due mari: il Tirreno e lo Jonio. In mezzo però vi sono gli ultimi strascichi di Appennino con i parchi del Pollino e dell’Aspromonte, per dire, quindi la gita doveva tenerne conto. Si è trattato di un itinerario che potrebbe fare qualunque ciclista poco allenato, e il mio scopo era quello di evitare il più possibile le arrampicate.

Per 43 km di strada siamo saliti fino a quota 350m s.l.m. attraverso una strada provinciale a basso traffico e alcune curve a gomito.

Ma andiamo con ordine.

calabria in bici

Lo scopo era partire dalle coste tirreniche, arrivare a quelle ioniche e tornare indietro col treno.

Il punto di partenza è stata la stazione di Lamezia Terme. Qui c’è un grande parcheggio, in cui troneggia una vecchia locomotiva a vapore.

Il luogo è piuttosto strategico per quanto riguarda la regione non solo per la presenza della stazione che accoglie i treni ad alta velocità, ma anche perché è sede dell’aeroporto più grande della Calabria.

Da qui siamo partiti imboccando un paio di statali abbastanza trafficate e costeggiando il centro commerciale I Due Mari. Fino a questo punto, i primi 8 km, bisogna prestare attenzione alle rotatorie e alla carreggiata. Potreste dover stare più attenti del solito visto come guidano alcuni da queste parti…

calabria in bici

Una volta svoltato verso Vena di Maida, ci aspettano i 3 km di salita (242m slm). Qui la strada si fa molto più tranquilla riguardo la presenza di automobili, ma anche più faticosa. I tornanti attenuano l’arrampicata (che su un versante attiguo, verso Borgia, avrebbe richiesto un maggiore sforzo) e alla fine le prime vigne annunciano l’inizio del paese.

Vena di Maida è insieme a Maida e San Pietro a Maida uno dei borghi che dominano la vallata di Lamezia dall’alto delle colline, spesso coltivate ad uliveti, e comunque sempre verdeggianti e piacevoli da attraversare. Il centro lustrato a pavé ci accoglie con la chiesa aperta per l’imminente festeggiamento della Madonna, festoni di luci che si illumineranno la sera e alcuni avventori seduti nel bar sulla piazzetta. L’impressione è che ci si trovi in un luogo un po’ isolato e curato, senza la presenza di obbrobri architettonici. Non bisogna uscire dal paese per intercettare il bivio (in realtà piuttosto mimetizzato) che conduce a Caraffa di Catanzaro (358m slm). Sono 7 i km che separano i due paesi, e il primo è da percorrere su una strada piuttosto danneggiata che però dopo poco si trasforma in una provinciale intatta. Questo è uno dei tratti più belli dell’intero percorso. Ci si snoda fra un’altura che domina le colline affollate di pale eoliche (checché se ne pensi è uno spettacolo, e chissà che dovrebbe essere quando girano tutte insieme!) e un’alternarsi di discese e salite sopra canyon di tufo. Lo spettacolo è tutto da godere. Può capitare come nel nostro caso di incontrare un pastore a passeggio con una pecora e un cane. Paesaggi di una volta.

calabria in bici

Si arriva a Caraffa dopo un falso piano e una salita impennata di circa 300 metri. Questo ultimo tratto presenta in effetti l’unica vera difficoltà del percorso. Ma parliamo di soli 300 metri, appunto!

Caraffa al primo impatto è meno pittoresca di Vena, il centro con la chiesa e il bar noi però non lo abbiamo visto presi come eravamo dalla voglia di imboccare velocemente la strada in discesa.

Dall’alto i tornanti che scavalcano la vetta e si dirigono verso Catanzaro e lo Jonio offrono un panorama affascinante, campagne coltivate e colline tondeggianti neanche ci si trovasse in Toscana!

Il mare è laggiù in fondo ma non lo vedremo fino all’ultimo. Scendendo fare attenzione al bivio per San Floro: non procedere dritti per Catanzaro che non solo si allunga ma si perde di qualità sia riguardo la strada che riguardo la campagna. Qui in zona Consorzio Farma ci si potrebbe anche perdere, senza gravi conseguenze perché un po’ tutte le strade tendono a confluire nel nuovo centro direzionale dove sorgono la sede della Regione e l’Università.

Noi abbiamo proseguito verso sud, le strade qui sembrano un mix fra periferia degradata e zona industriale, ma si tratta di un paio di chilometri appena, perché quando si ricomincia a risalire si ritrova il paesaggio verdeggiante di cui mi sono invaghito e si comincia finalmente a intravvedere il mare. Scavallata l’ultima collina, si tratta ora di pedalare su piano fino alla fine.

Ci fermiamo un attimo per un paio di foto all’entrata del centro archeologico Scolacium che si trova a Roccelletta, e in pratica una volta imboccata la statale litoranea siamo arrivati.

Alla stazione di Catanzaro Lido ci aspetta una littoria a diesel formata da una sola vettura. E’ la prima volta che vedo un treno del genere. Il controllore ci fa caricare le bici e con pochi euro e 50 minuti di viaggio torniamo alla macchina…

Devo dire che se si vuole visitare la Calabria il treno può essere un’ottima soluzione. Sia un versante che l’altro sono provvisti di binari e di stazioni che sul Tirreno dominano la costiera sottostante, sullo Jonio invece si trovano quasi sulla sabbia.

Munirsi di bici per fare questo percorso, caricarle sul treno, seguire altri itinerari (preferibilmente quelli più interni) potrebbe essere una buona idea per una ciclovacanza davvero alternativa.

Cliccate qui per scaricare la traccia GPS





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