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L’emergenza sicurezza che non vogliono farci vedere

News, Rubriche e opinioni • di 15 Aprile 2019

È da circa un anno che il governo in carica non perde occasione per parlare di sicurezza e di quanto sia importante proteggere i cittadini. Ma la sensazione netta è che al di là delle parole, molto poco venga fatto in questa direzione.

incidente viale umbria

Questa sensazione è dovuta alle notizie che riempiono le pagine della cronaca locale, come quella del 45enne in bicicletta che a Tradate (VA) è stato investito e ucciso all’alba di ieri da un ragazzo di 22 anni in auto, come quella della signora di 45 anni che sulla Briantea ha investito e ucciso un 59enne sulla corsia destra e poi un 16 enne sulla corsia opposta, entrambi in bicicletta; come la signora di 88 anni, falciata mentre attraversava viale Fulvio Testi a Milano; come il 47enne che sabato si è schiantato in sella alla propria moto contro un’automobile in Viale Umbria sempre a Milano.

E poi c’è questo investimento, avvenuto sempre sabato sera a Milano in via Giacosa in cui i due pedoni sono miracolosamente sopravvissuti allo scontro.

5 morti ammazzati in un fine settimana (e chissà quante notizie mi sono sfuggite) in un territorio che riguarda solo un terzo della Lombardia sono un numero sufficientemente alto di casi per poter dire che le cose non vanno propriamente bene e che c’è qualcuno che non sta lavorando come dovrebbe.

Chi non sta lavorando come dovrebbe, ancora, sono gli organi di polizia di ogni livello che lasciano le strade incustodite, senza controlli, mentre si guida indisturbati con un occhio al cellulare, eludendo i limiti di velocità e sotto l’effetto di alcool, magari senza la patente e senza assicurazione.

Certo, perché il personale è poco e bisogna pur decidere dove indirizzare le forze: puntare tutto sulla lotta all’uomo nero lascia scoperte le strade dove ogni anno si verificano 200.000 incidenti con morti e feriti, principalmente persone che non hanno colpa se non quella di trovarsi al momento sbagliato nel luogo sbagliato.

Ma al di là delle impressioni ci sono i numeri: nell’arco degli ultimi 10 anni si sono verificati 37.000 morti per incidenti stradali, 13.000 persone morte sul lavoro (molti rientrano anche nella cifra precedente), 4.000 persone uccise da altre persone.

Questi sono numeri e in un paese civile i numeri dovrebbero indicare in quale direzione impiegare le proprie forze.

Ma contrastare i problemi reali non porta voti e forse una popolazione che se ne sta rinchiusa in casa per la paura di quello che c’è fuori, abbracciata al proprio fucile automatico mentre si sorbisce qualunque panzana offerta dalla tv e inveisce contro l’uomo nero è il risultato che si vuole ricercare.

E intanto noi, in strada, a cavarcela come possiamo, mentre il ministro dei temporali auspica quella sicurezza che è funzione dell’armatura indossata.






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