“Dove si pedala di più, c’è sicurezza per tutti”: nuovo rapporto OCSE sulla sicurezza stradale in città

30 Aprile 2019

Troppo spesso le amministrazioni locali tendono a trattare i ciclisti come una fastidiosa minoranza a cui dare qualche contentino ogni tanto, preferibilmente in periodi pre-elettorali. Ecco quindi sorgere qualche troncone di ciclabile qui o qualche rastrelliera là: “ora per un paio d’anni non rompete le scatole”, sembra essere il messaggio inviato a questi eccentrici che ancora girano in bici come quando erano bambini.

Manca quello scatto mentale, quella consapevolezza che fa capire che le misure pro-bici vanno a favore di tutti: ciclisti, pedoni, e sì, anche automobilisti; in generale, vanno a favore della collettività.

Lo hanno capito bene enti come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Unione Europea, e – oggetto di questo articolo – anche l’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Questi enti non sono gestiti da ciclisti freak, bensì da serie e forse un po’ noiose persone in giacca e cravatta che pensano ai numeri, all’economia.

Già l’anno scorso l’OCSE aveva pubblicato uno studio che raccomandava la diffusione delle zone 30 in città.

Questa volta il focus è più ampio: nell’ultimo studio pubblicato dall’International Transport Forum dell’OCSE si parla infatti di sicurezza stradale e attività fisica in 72 aree urbane, quasi tutte in Europa. I dati provenienti da queste aree sono stati analizzati e confrontati, per capire quali sono le misure più efficaci per ridurre morti e feriti sulle strade.

La prima parte dello studio è quella che più colpisce allo stomaco, con i dati sulla mortalità stradale.

Alcuni dati sono di particolare interesse per noi: fra le 10 città più pericolose fra quelle prese in considerazione dallo studio, 5 sono italiane: Bologna, Venezia, Roma, Firenze e Catania. Facendo un confronto fra capitali, a Roma ci sono state fra il 2011 e il 2015 6,3 morti sulle strade ogni 100’000 abitanti; a Londra “solo” 2,2, a Parigi 1,8.

Consideriamo un’altra misura: il numero di ciclisti morti ogni miliardo di km pedalati. A Roma sono 178, a Milano 35, a Londra 18, a Parigi 11, a Berlino 6, a Copenaghen 4.

Lo studio poi prende in considerazione il caso di due città che negli ultimi anni hanno migliorato di molto la loro situazione: Lisbona e Riga. In entrambi i casi vengono analizzate le misure pro-sicurezza prese dalle amministrazioni locali. Non ci sono sorprese: si tratta delle solite scelte che chi segue Bikeitalia conosce bene: le abbiamo presentate ad esempio in questo webinar, o – in modo molto più approfondito – nel nostro corso su come “Realizzare la Città delle Biciclette“. Qualche esempio? Restringere le carreggiate e porre ostacoli fisici che impediscano alle auto di superare la velocità di 30 km/h in città è la base di tutto; su questo si può poi lavorare scoraggiando l’uso dell’auto privata con parcheggi più costosi e meno numerosi; promuovendo il trasporto pubblico anche con misure a costo zero come la diffusione di corsie preferenziali; aumentando la sicurezza degli attraversamenti pedonali con piattaforme rialzate.

Non sorprende una delle conclusioni dello studio: “le aree in cui si pedala di più sono quelle in cui si ha la minore mortalità stradale totale”; in parole povere, più gente pedala, meno morti ci sono.

Avere meno morti sulle strade è un obiettivo che interessa i nostri decisori politici oppure no? Il dubbio c’è. Ma se i decisori politici non ci piacciono, possiamo sempre diventarlo noi.

Il primo dovere dello Stato è quello di garantire la sicurezza dei cittadini. In Italia c’è oggi una vera emergenza sicurezza: riguarda la sicurezza delle strade.

Vedi anche: Come realizzare la Città delle Biciclette

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