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Dieci anni senza Eva

News, Rubriche e opinioni • di 31 Ottobre 2019

Sembra ieri, eppure sono passati già dieci anni: tanti ne sono trascorsi da quando Eva Bohdalova non c’è più. Uccisa a 28 anni mentre tornava a casa dal lavoro in bicicletta: investita da un tassista in Via dei Fori Imperiali a Roma, vittima “della” strada e “sulla” strada, in una città dove correre in auto continua ad essere una costante tutt’altro che incidentale e i risultati dell’insicurezza stradale sono sotto gli occhi di tutti e in quei necrologi dove la morte è “improvvisa, devastante, prematura” anche se non esistono aggettivi capaci di far accettare un dolore così grande, un’ingiustizia così feroce.

Dieci anni fa la morte di Eva, una persona che semplicemente si spostava a Roma in bicicletta, ha scosso il variegato mondo del cicloattivismo romano: la sua perdita ha creato un grande vuoto e la necessità di riempirlo e così si sono moltiplicate le iniziative in suo ricordo e le battaglie in suo nome per la sicurezza dei ciclisti. La prima ghost bike, la bici bianca installata nel luogo dell’impatto davanti al palo 27 in Via dei Fori Imperiali, è arrivata quasi subito: negli anni ne sono state cambiate diverse, perché il vandalo di turno non ha rispetto né memoria e distrugge ciò che tocca; ma non si può scalfire il ricordo, indelebile, né il simbolo che quella bici bianca rappresenta.

L’ultima ghost bike per Eva è stata legata al palo mercoledì 30 ottobre 2019, per continuare a ricordare i dieci anni della sua assenza che pesa e si sente, che fa rabbia e fa male, che ancora non riusciamo accettare: questa bici è stata il frutto di un lavoro collettivo, di un telaio vintage di recupero verniciato di bianco su cui è stato saldato il numero 10 che poi è stato dorato a foglia; l’assemblaggio della componentistica è stato fatto in ciclofficina, in molti hanno dato una mano per la realizzazione di questo tributo alla memoria di Eva, che è viva oggi più che mai perché la violenza stradale non conosce tregua e ogni giorno bisogna fare i conti con lo stato delle strade e delle persone che le percorrono.

In una serata uggiosa di fine ottobre, nonostante il tempo incerto, alla spicciolata sono arrivati dalle 19:30 in poi una cinquantina di cicloattivisti romani per ricordare Eva: una cerimonia laica e silenziosa, rotta solo dallo scampanellio di chi arrivava o se ne andava via, davanti al palo 27 che negli ultimi dieci anni si è trasformato in un luogo simbolo per le manifestazioni in bicicletta, dalle Critical Mass alla prima grande Bicifestazione di #Salvaiciclisti del 28 aprile 2012 e a seguire tante altre iniziative. L’assenza di Eva, sottolineata da una bici bianca, è stata la presenza costante in tutti i momenti di cicloattivismo della Capitale e in molti altri eventi di rilevanza nazionale.


aida

Le persone intervenute per l’installazione della nuova ghost bike con il 10 dorato rappresentano uno spaccato del cicloattivismo romano: i volontari delle ciclofficine popolari, i corrieri in bicicletta, gli attivisti della prima ora e anche quelli della seconda; quelli che trent’anni fa già pedalavano in città quando a Berlino c’era ancora il Muro e a Roma neanche l’ombra di una ciclabile; persone che hanno abbandonato l’auto per scelta e pur lavorando a 25 chilometri da casa ci vanno in bicicletta perché nonostante tutto – e nonostante Roma – è il mezzo più umano e gratificante per arrivarci; persone diversissime tra loro ma accomunate dal desiderio di ricordare e dalla necessità di rendere omaggio alla memoria di Eva.

La bici bianca con il suo 10 dorato risplende illuminata dal chiarore della strada: Via dei Fori Imperiali, nonostante la parziale chiusura al traffico, continua a essere percorsa a grande velocità dai tassisti e dai guidatori dei mezzi a motore autorizzati ad entrare: la pedonalizzazione, di fatto, non si è mai completata e oggi questo corridoio di mobilità è diventato una superpreferenziale verso il Colosseo. Così come erano arrivati, alla spicciolata i cicloattivisti se ne vanno: i lumini che continuano a bruciare non vogliono rassegnarsi all’idea di spegnersi. Sembra ieri, eppure sono passati già dieci anni.







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