In bici dal Centro Italia alla Gran Bretagna, attraversando l’Europa senza GPS

6 Dicembre 2019

Riceviamo da Massimo Chioccia e volentieri pubblichiamo il suo diario di viaggio in bici dal Centro Italia alla Gran Bretagna.

Scrivo qui questa esperienza di viaggio ad uso di chi avrà intenzione di andare un giorno in Gran Bretagna con la bici pedalando dal Centro Italia, sperando di dare qualche informazione utile. Ho pensato a questo viaggio dopo il voto inglese per uscire dall’Europa (la Brexit, ndr), ho pensato agli amici inglesi e italiani che lì vivono e lavorano, ho pensato a tutti i ragazzi che finalmente girano l’Europa studiando, divertendosi, lavorando e liberi, ecco ho pensato allora di fare una “Entrix” ma era autunno e ho rimandato ai primi di giugno 2019, con temperature non troppo calde né troppo fredde e giornate lunghe così che potessi gestire le tappe con più tranquillità.

Io ho una city bike da 200 euro, regalo di un amico che viveva a Londra: non penso che serva una bici troppo tecnica, non mi sono allenato per niente ma ho cercato di gestire le forze lasciando sempre un 20% di riserva. L’abbigliamento tecnico, invece, può fare la differenza: quello sì che serve!

Non ho fatto un percorso diretto ma sono passato per più Stati possibili e per città che hanno fatto la Storia dell’Europa. Non ho portato GPS, non ho prenotato alberghi ma ho sempre chiesto a voce, alle persone, sia la strada che il posto dove potessi dormire per poco. Alcuni amici di amici mi hanno ospitato durante il viaggio, in tre occasioni.

Io ho uno specchietto e, a mio avviso, lo specchietto salva la vita: non capisco tutti hanno i più inutili e costosi accessori, contachilometri, altimetria, calorie bruciate ma uno specchietto nessuno. Se trovate una buca sulla strada dove andate? Al centro della strada? E se passa una macchina? Costa 10 euro.

Partenza da Orvieto direzione Cassia fino a Siena

La Cassia fino a Siena è bellissima, si attraversa la Val d’Orcia, una delle strade più belle d’Italia, il fondo è come sempre terribile ma la bellezza del paesaggio compensa qualche problema e la fatica di qualche breve salita.

Pensavo di arrivare morto di notte e invece con vento a favore ero a Siena nel primo pomeriggio, mi ospita Davide un amico di amici ma ci sono strutture per i pellegrini della Via Francigena volendo, una è a Monteriggioni.

Siena-Viareggio

Ho attraversato centralmente la Toscana, direzione Lucca, la strada era così così ma era passato da poco il Giro d’Italia e i punti peggiori erano stati asfaltati di fresco, qualche scritta su Nibali, non male. Avevo previsto di arrivare a Lucca di notte ma nel pomeriggio ero già lì, avevo tempo ed ho pensato che a Viareggio era più economico dormire e che si potesse fare anche un bagnetto. A Viareggio Camaiore ho trovato da dormire per 30 euro, ho fatto il bagno ma da Lucca al mare c’è un bel colle da scalare che sta lì in mezzo alla pianura e non si sa perché.

Da Viareggio all’Appennino Parmense

Questa tappa è dura, c’è l’Appennino ma inizia bene, 40 chilometri lungo mare poi prima di La Spezia si gira verso l’interno, ciao mare. Sale sempre, sale piano ma sale, a Pontremoli ero già cotto e ho fatto il bagno nel Magra gelato. Pensavo fosse meno dura per il passo della Cisa, che poi è solo mille metri e senza pendenze eccessive. Mi sono fermato molte volte, ho gestito un po’ non volevo arrivare cotto, ci sono fontanelle sulla strada comunque e in cima un buon bar per ciclisti, motociclisti e per quelli che fanno la Francigena. Quando sono partito da casa non ero sicuro neanche di arrivare a Siena però dopo la Cisa ero sicuro di arrivare a Londra, dopo la Cisa si sa è tutta “discisa”.

Sono sceso verso Parma per una strada più lunga ma che non prevedeva altre salite: era bella ma lunga e infatti e sono arrivato a Fornovo sul Taro, quasi Parma, che era notte: ho chiesto al bar e dei ragazzi mi hanno consigliato un hotel per camionisti: la camera era da pellegrini ma la cena era da ghiotti e con il proprietario Fausto baffone ancora sono in contatto, bella persona.

Da Fornovo sul Taro a Pavia

Preappennino parmense, belle stradine, leggera discesa e bel paesaggio, fino alla pianura Padana. Quando sono partito avevo programmato di stare da queste parti per sabato o domenica per evitare il traffico della Via Emilia, tutto camion, camioncini con mangimi, maiali e pezzi stagionati di maiali. La strada è già pericolosa di suo, tutta dritta e veloce. Dopo Piacenza in un bar mi hanno detto che potevo fare l’argine del Po fino a Pavia. L’argine del Po è bellissimo, non sembra vero di pedalarci sopra e continua davvero fino a Pavia però a un certo punto diventa strada con ghiaia e io avevo paura di bucare: ho chiesto indicazioni ad antichi ballerini di balere estive ma ho sbagliato strada, ecco a che serve il GPS, ho ripreso poi la Via Emilia fino a Pavia. A Pavia c’è un ostello – costa 20 euro e vale 20 euro: una volta dormivo sui tavolini e per una notte si può fare.

Da Pavia al Lago Maggiore

Da Pavia dovrebbe esserci una pista ciclabile che costeggia il Ticino e arriva al lago Maggiore, anche in questo caso il GPS o altre applicazioni smart sarebbero utili, io non l’ho trovata ma so che c’è. Si possono fare strade anche più lunghe ma che importa, piccole strade attraversano risaie o piccoli paesi della Bassa, si attraversano ponti di barche e la domenica gruppi di ciclisti ti sorpassano e anche se non ho abbigliamento contemporaneo ti dicono cose che danno spirito, in scia no ma se al mercato di Vigevano chiedi al posto di barrette energetiche “un uovo fresco da bere” te ne danno una confezione da 6, penso a Otttavio Bottecchia, accumulo tuorli e cerco questo canale sul Ticino.

Lo trovo dopo Vigevano che viene dal Naviglio grande di Milano, 60 chilometri ininterrotti lungo il fiume, pieno di vecchie case coloniche e mulini; pieno di gente in bici e di reduci alcolici da barbecue domenicali. Organizzato per turisti e cicloturisti, con bar e trattorie. Ho fatto un’immersione nel fiume per raffreddare il mio sopra sella ma è abbastanza pericoloso per via della forte corrente.

La ciclabile lungo il fiume arriva a Sesto Calende, primo paese del Lago Maggiore, chiedo informazioni al bar e trovo un bell’appartamento di una famiglia di insegnanti siciliani in via Roma, bellissime persone ma purtroppo non conservo numero telefonico. Bevo una bottiglia di vino intera, non pensavo di arrivare qui tutto sano.

Il Lago Maggiore e la Svizzera

L’errore più grande per un ciclista è chiedere la strada a chi non va in bici, in tre mi hanno consigliano di fare la parte occidentale del lago, che sarà anche più bella ma di 40 chilometri più lunga. Piove e anche forte, un abbigliamento tecnico mi servirebbe però mi ospita Angelo, una persona che non conosco e che vive al centro della Svizzera. Il Passo del San Gottardo è chiuso per 6 metri di neve: arrivo al paese prima del passo e mi faccio il tunnel in treno, alla fine del tunnel è tutta discesa fino al lago di Lucerna.

Il San Gottardo è una salita bellissima, panoramica, ci sarebbe voluto un giorno di più. poi con la neve ancora meglio, ritornerò. La Svizzera ha diversi percorsi per ciclisti, uno è il Nord-Sud, si va su strada che è meglio e per 300 chilometri si ha sempre, a fianco della strada per auto una corsia per ciclisti. Per trovare una buca sull’asfalto dovete fermarvi e scavarla voi stessi.

Lago di Lucerna-Basilea

Mi hanno detto che alloggi in Svizzera sono cari quindi provo ad attraversarla tutta e fermarmi in Germania. La strada è bella, il lago anche ma piove: dopo Lucerna è pianura ma poi montagne… è dura fino a Basilea! A Basilea c’è il fiume Reno con una lunga pista ciclabile di 1.300 km fino a Rotterdam, ma attenzione: non è un’unica pista, un unico sentiero. Ci sono una miriade di percorsi secondari e non è facile trovare la principale o Eurovelo 15. Qui ci vorrebbe il GPS o altre applicazioni simili ed anche i nomi dei paesi tedeschi non è facile memorizzarli. Ecco per fare il furbo arrivo al primo paese tedesco, un posto normale se non brutto, Weil am Rhein, anzi posto brutto ma termale e quindi 90 euro a notte. Un consiglio: fermatevi prima o fermatevi dopo.

Da Weil am Rhein a Strasburgo

Il diluvio dei giorni scorsi ha allagato tutti i sentieri ma è meglio un sentiero di terra battuta tedesco che l’autostrada del sole. È una pista per bici che va a Nord, bagnata ma perfetta, si passa in mezzo alla campagna e lungo il Reno, non è dritta, segue i vari rami del fiume ma è bella, a volte è allagata ma volendo è possibile attraversare il fiume ed andare in Francia che non ha la ciclabile ma è passabile, asfaltata e si va più veloce. Alla fine ho preferito l’asfalto e prima di Strasburgo c’è una ciclabile che entra in città seguendo il Canal du Rhône.

Dopo Strasburgo mi sono diretto verso Auenheim e ho chiesto di un alloggio: ho trovato Pension Blume uno dei posti più belli che ho trovato lungo il percorso e la proprietaria era anche così bella, abbiamo comunicato a disegni e il giorno dopo mi ha preparato dei panini e me li ha messi in tasca. Prezzo sui 60 euro con abbondante colazione, vicino c’è una trattoria dove si mangia bene.

Lungo il Reno

Seguo il sentiero del Reno, a volte lungo il fiume a volte si addentra nella campagna, bello e pieno di cicogne che volano. Ha un problema il sentiero Eurovelo 15 ed è quando incontri le città tipo Baden-Baden, Karlsruhe, Mannheim che hanno una zona industriale sia prima che dopo e non si segue più il fiume ma ci si addentra in stradine con indicazioni poco visibili, si perdono tempo e forze per niente. Avevo programmato di fare sui 150 chilometri ma li faccio una cinquantina in più inutilmente. Questo è stato l’unico giorno che ho davvero sofferto. Consiglio ancora il GPS o un’app.

Pedalando ancora verso Nord

Il fiume dopo Worms fa una grande curva, in alternativa si taglia su strada e si risparmiano 60 chilometri, io ho tagliato. Il problema è sempre attraversare le città e trovare la strada giusta per farlo senza perdersi nelle tangenziali.
Quando ho ritrovato il Reno a Bingen an Rhein sono rinato, lì c’è solo un sentiero che entra in una gola, intorno tutti castelli e vigne in mezzo il fiume. Avevo forte vento a favore e ho volato. Tutto questo tratto è organizzato per ciclisti e si trovano tantissime strutture economiche per dormire. Io mi sono fermato a Weissenthurm da Rheinhotel Kelch. 60 euro, proprietarie due bellissime sorelle. Ho attraversato 80 chilometri di vigna e mi bevo una bottiglia da un litro di Riesling, alla salute mia e del Reno mentre davanti passano battelli.

Verso Aquisgrana (Aachen)

Seguo ancora il Reno per una quarantina di chilometri, poi lo saluto e devio direzione Aquisgrana. Se dovete chiedere indicazioni bisogna chiederla con il nome tedesco Aachen, non perché loro sono snob è perché non sanno cosa sia Aquisgrana, e cosi vale per tutte le altre città.

Cambio direzione e il vento inizia ad essere contrario ma sono allenato e non mi importa. La strada non è lineare ci si può perdere, non vado diretto per evitare alcune colline – tra me, bici e bagaglio siamo cento chili e le salite si sentono – in pianura invece una volta lanciati si va sui 25 km/h, vado verso nord fino a Zulpich poi Duren. Poi Aachen o Aquisgrana, il vento è forte, arrivo cotto. Cerco una sistemazione. Un’indicazione dell’hotel Marx mi stuzzica alzo il pugno, la seconda mi convince che Marx mi sta chiamando. La signora è precisa, sembra seria e la capisco, non ero in buonissime condizioni. Comunque mi accetta e il giorno dopo si rivela anche spiritosa e mi regala qualche merendina che mi nasconde in tasca, servono per il viaggio. Grazie Maria

Da Aachen a Bruxelles

Oggi lascio la Germania, attraverso l’Olanda a Maastricht ed entro in Belgio 180 chilometri e vento contro ma a Bruxelles mi ospita Giulia, un’amica di un amico. È un po’ lunga ma non devo trovare per dormire, sono tranquillo.
Se non si sbaglia strada e si parte presto si gestisce bene il viaggio perché a 20/25 orari, la mattina ti fai 100 chilometri e gli altri li fai di pomeriggio, ché qui fa buio alle 10 di sera.

La strada è tutta vallonata, due chilometri a scendere e due chilometri a salire e quando finisce un vallone ne inizia subito un altro, mi aspettavo stradine in mezzo alla campagna come avevo visto nelle classiche del Nord, io ho visto solo lunghe strade che salivano e scendevano ma ogni strada ha una corsia per le bici. Ho sempre ammirato il ciclismo belga e passare qui è come giocare al Maracanà per un cicloamatore. È domenica e mi sorpassano gruppi di ciclisti belgi, mi sorpassano e non salutano, non mi salutate ma io vi ammiro lo stesso. I valloni contro vento alla lunga uccidono, a Lovanio o Louvèn c’è una pista ciclabile per Bruxelles, è più lunga ma è pianura, arrivo dopo 14 ore di bici a Bruxelles, Londra è vicina e mi dimentico che sono stanco.

Bruxelles – Dunkirk – Mare del Nord

Il Belgio sarà per ciclisti ma Bruxelles no. Ci vogliono due ore per uscire dalla città, stessi valloni e stesso vento contrario, arrivo tardi a Gand e devo andare a Dunkirk dove c’è la nave per la Gran Bretagna ma non ne posso più del vento e allungo verso il mare per Ostenda: è molto più lunga ma penso che sul mare ci sia vento favorevole.
Le Fiandre sono in pianura, penso a Jan van Eyck, ai Coniugi Arnolfini ma non mi godo il paesaggio per il troppo vento. Da Ostenda a Dunkirk sono 50 chilometri, si può passare lungo il mare su una ciclabile o su una strada parallela, a volte si uniscono perché le dune chiudono la ciclabile. Si entra in Francia. Arrivo a Dunkirk che è notte e per dormire trovo solo un posto assurdo, gestito da alcolizzati francesi di origine nordafricana, un solo bagno senza porta in comune per tutto il “manicomio”. Per una notte va bene e ci ubriachiamo insieme: in un raro momento lucido mi dicono che il traghetto è a 30 chilometri dalla città.

Dunkirk-Canterbury

Mi sveglio alle 4 di mattina che sotto ancora cantavano, la bici l’avevo portata in camera, mica la rubavano ma magari per farci un giro ci cadevano nei canali.
Parto che è ancora buio, dice che c’è una ciclabile, per un po’ la percorro poi sparisce fra le dune, prendo la statale e attraverso tutte raffinerie: è l’aria che ci voleva, il porto è lì in mezzo, se prendo il traghetto delle 6 stasera arrivo a Londra. Al traghetto c’è una specie di dogana, la fila è lunga e prendo il traghetto delle 8, ce n’è uno ogni due ore.

Dopo tutta questa strada attraversare la Manica non pare vero, mi gusto la Manica l’idea mediterranea che ho della Manica. Sono stato sempre concentrato durante il viaggio, sempre attento alle strade alle buche, alle auto, mi piace rimanere concentrato almeno all’80 per cento perché so che se mi rilasso può succedere qualche piccolo incidente, delle complicazioni che levano entusiasmo e forza. È una tecnica, ognuno ha la sua.

Londra è a 140 chilometri, che a questo punto sarebbero niente, ma la Gran Bretagna per le bici è peggio dell’Italia e in più c’è la guida al contrario. C’è una ciclabile che da Dover arriva a Londra, la Ciclabile Nazionale 3 ma ad ogni albero cambia direzione e se perdi la segnalazione ci si perde e io mi sono perso e giro per due ore ritrovandomi ancora a Dover. Non so come ma arrivo a Canterbury e per un’altra ora giro a vuoto cercando la ciclabile.

C’è un chiostro lungo le mura di Canterbury, è di un uruguaiano che si chiama De Andrè. Parliamo del mio viaggio, delle difficoltà di trovare la strada per Londra, Parliamo di Italiani poi di emigrazioni, di Sudamerica , parliamo e beviamo e alla quarta birra ho deciso. Il mio viaggio finisce qui tra le braccia di De Andrè. Piango mentre lo penso e nel pianto cito John Fante “piansi per mio padre e per tutti i padri e piansi per i miei figli e piansi anche per me stesso” ma non ero io a piangere, io ero contento.

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