Il Quarto Stato della strada sfila ai Fori Imperiali

24 Febbraio 2020

La giornata di domenica 23 febbraio a Roma era stata annunciata come quella di una grande mobilitazione unitaria e di massa contro la violenza stradale, per riflettere sulla situazione di costante emergenza che produce 9 morti e decine di feriti al giorno – ogni giorno – pressoché nell’indifferenza generale.

Quello che ho visto dal Colosseo ai Fori Imperiali e poi lungo Via del Corso, verso Palazzo Chigi, è stata la sfilata del Quarto Stato della strada: gli utenti fragili – i ciclisti, i pedoni, i familiari di chi sulla strada ha perso la vita – quelli messi ai margini della carreggiata e delle decisioni hanno ribadito per l’ennesima volta, a piedi e in bicicletta, che la strada è di tutti e deve essere di ciascuno.

L’Associazione Salvaiciclisti Roma ha inscenato un flash mob al palo di Eva, luogo simbolo per le battaglie della sicurezza stradale dei ciclisti, con 33 attivisti che indossavano una tuta bianca e una maschera con il segno di uno pneumatico, a simulare un investimento: uno per ogni 100 morti, i 3.300 morti sulla strada ogni anno vittime della violenza stradale.

Anche la Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) a Largo Corrado Ricci ha simulato sulle strisce pedonali l’investimento con decine di persone stese a terra su lenzuoli rossi: il sangue che nessuno vuole vedere, la verità che fa paura, la strage quotidiana che non fa notizia.

C’erano i familiari delle vittime della strada, che hanno sfilato in silenzio con le foto dei propri cari che non ci sono più: ma prima di partire dal Colosseo hanno preso la parola su un palco (e anche al termine dell’evento, di fronte a Largo Chigi sul palco allestito alla Galleria Colonna, ndr) per contrastare il silenzio assordante della politica e delle Istituzioni che di fatto dimostrano di non mettere il tema al centro delle loro azioni. C’era Legambiente insieme con altre realtà ambientaliste perché quella della sicurezza stradale è una battaglia trasversale che riguarda il territorio.

Al corteo lungo l’asse ciclopedonale di Via Libera ha partecipato anche la Fondazione Michele Scarponi, con 34 persone arrivate in corriera da Filottrano.

In testa c’era lo striscione #BASTAMORTINSTRADA realizzato da Salvaiciclisti e gli attivisti hanno scandito slogan al megafono e bloccato il traffico per un paio di minuti in Piazza Venezia, l’unico punto in cui i manifestanti a piedi e in bici hanno incrociato i motori.

Piccola riflessione a margine, in una società che conta ogni giorno 9 morti e decine di feriti sulla strada, vittime in massima parte della violenza motoristica. Diffidare sempre di chi approfitta di una situazione di potenziale pericolo per autopromuoversi e/o speculare è sempre opportuno: riconoscere quali sono i compagni di strada con cui poter condividere una battaglia di civiltà e quali invece i soggetti da evitare perché ti portano fuori strada dal centrare l’obiettivo è il primo passo per poter dare forma e sostanza alle proprie istanze e rivendicazioni. Il resto è solo mancanza di rispetto e narrazione tossica che inquina il dibattito e sposta l’attenzione dal tema della strage stradale prodotto dalla violenza motorizzata.

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