Covid-19: la bicicletta è parte della soluzione

3 Aprile 2020

Mai come in questo periodo gli spostamenti urbani in bicicletta sono considerati strategici in tutto il mondo: in un momento in cui solo pochi possono muoversi per lavoro è bene che lo facciano nel modo più sicuro e salutare possibile.

Questo spiega le politiche di incentivo alla mobilità ciclistica adottate da Bogotà e da New York, e che già vi abbiamo illustrato nei giorni precedenti.

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Ciclabili temporanee a Bogotà

Ma queste due città non sono le uniche che stanno promuovendo gli spostamenti urbani in bicicletta. Infatti, a differenza del nostro paese dove chi si sposta in bicicletta durante l’isolamento (perché giustamente sta andando al lavoro) viene accusato di non rispettare le regole o di essere un “untore”, in altre città invece è la politica stessa a fare di tutto per attrezzare le strade ad ospitare le persone che si muovono in bici, in modo da alleggerire il trasporto pubblico e soprattutto di garantire il distanziamento sociale.

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Un lavoratore italiano costretto a indossare un cartello con la scritta “Vado al lavoro”

A Berlino ad esempio, si stanno sviluppando non poche ciclabili temporanee ed emergenziali, andando a ridurre le corsie destinate al traffico automobilistico per far posto a chi sceglie di muoversi in bici perché non vuole utilizzare il mezzo pubblico.

Inoltre, il Ministro della Salute tedesco Jens Spahn ha raccomandato a tutti i lavoratori di muoversi il più possibile a piedi o in bicicletta, sia per mantenersi in movimento e quindi in salute, sia per non affollare il trasporto pubblico.

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A Chicago, sull’onda di quello che già è successo a New York, gli spostamenti in bicicletta sono aumentati quasi del 100%, con dati di prelievo delle biciclette del bike sharing mai visti prima, anche grazie a pacchetti promozionali e iscrizioni gratuite.

A Londra invece il servizio di bike sharing è completamente gratuito per tutti gli operatori sanitari che si recano al lavoro e, come successo a Dublino, è partita una campagna di informazione su come continuare a pedalare in sicurezza durante le restrizioni della quarantena. Sempre in Gran Bretagna, i negozi di riparazione delle biciclette sono stati considerati fin dall’inizio esercizi indispensabili e quindi da tenere aperti anche in condizioni emergenziali, a differenza di ciò che è accaduto da noi.

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Nel Regno Unito inoltre, ben 80 esperti di mobilità e salute hanno scritto una lettera al parlamento inglese per chiedere di potenziare e garantire la libertà di movimento a piedi e l’uso della bicicletta durante questo periodo di pandemia.

Ad Amsterdam e in altre città olandesi l’invito ad utilizzare la bicicletta è stato fatto non tanto per decongestionare il trasporto pubblico, quanto più per mantenere attiva e in salute la popolazione.

Insomma, sembra che tutto ad un tratto diverse città del mondo si siano accorte dell’importanza di potersi muovere e restare sani, vedendo nella bicicletta uno strumento utile non solo a rispondere ai primi due obiettivi ma anche a garantire la distanza sociale tanto richiesta in questo momento.

Anche in Italia in questo periodo di restrizioni l’uso della bicicletta è consentito per motivi indifferibili ed emergenziali, ma è evidente che a livello di percepito comune e a livello politico, ancora la bici NON è vista come una soluzione ai problemi della mobilità, dell’inquinamento e a questo punto, al contenimento della diffusione del Coronavirus.

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Durante questo periodo in cui la stragrande maggioranza dei lavoratori sono bloccati a casa, tecnici e amministrazioni hanno la possibilità di ripensare le nostre strade e di prepararsi a quando torneremo alla normalità.

Quante persone vorranno ancora muoversi in metropolitana?

Quanto è rischioso per la collettività ammassare persone all’interno di mezzi chiusi e con poco ricircolo d’aria?

Le nostre città quanto traffico automobilistico possono assorbire oltre a quello che già le congestionava prima del Covid-19?

Non possiamo permetterci che le persone scelgano di muoversi ulteriormente in auto, così come non possiamo ricreare ambienti perfetti alla propagazione del virus nei mezzi pubblici. È giunto il momento di far posto a una nuova mobilità che metta al centro la salute dei cittadini.

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