Siamo un Paese malato (e il Covid non c’entra)

11 Novembre 2020

L’Italia è un Paese malato e il Covid, ahinoi, non c’entra proprio nulla. I dati che l’Istituto Superiore della Sanità fornisce settimanalmente sull’andamento dell’epidemia di Covid-19 possono essere letti come una fotografia dello stato di salute del nostro Paese, indipendentemente dal virus.

paese malato

Partiamo con l’età di chi viene infettato. La mediana ci dice che è 49 anni. Il dato però che stupisce è quello legato all’età media dei morti, che è 82 (79 per gli uomini e 85 per le donne). Da un lato questo dato non racconta nulla di nuovo: l’Italia è un paese a crescita demografica ridotta, dove gli anziani sono quasi più dei bambini. In Italia ogni 100 bambini sotto i 10 anni ci sono 160 anziani sopra i 65 anni, quindi è facile che questa fascia di età sia più esposta all’infezione.

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Il dato più impressionante è il numero di patologie pregresse (quindi di malattie già presenti nell’individuo) dei deceduti a seguito dell’infezione da COVID-19. I numeri parlano già da soli:

  • 3.4% nessuna patologia pregressa
  • 13.1% almeno una patologia pregresse
  • 19.3% almeno due patologie pregresse
  • 64.3% almeno 3 o più patologie pregresse

Questo dato può essere letto in molteplici modi. Il primo è che il Covid-19 è più aggressivo in individui deboli, già fiaccati da numerose patologie. Ma la seconda chiave di lettura è la seguente: in Italia c’è una larghissima fetta di popolazione che soffre di pluripatologie. Si tratta di individui deboli, malati e che necessitano di cure continue per sopravvivere.

Paese malato

Il terzo grafico dell’ISS entra ancora più nel dettaglio e ci dice quali sono le patologie più diffuse nei deceduti per Covid-19. Il 75% dei deceduti presentava ipertensione arteriosa. La seconda patologia è il diabete, seguito dalla cardiopatia ischemica (l’infarto). Cosa ci dice questo dato? Che le probabilità di decesso in caso di infezione da Covid-19 sono molto più alte se si soffre di tre malattie croniche non trasmissibili, che sono tra l’altro le più diffuse nel nostro paese.

Paese malato

Cosa ci dicono questi dati?

Che in Italia esiste da decenni una pandemia silenziosa, subdola e che stiamo ignorando in modo quasi criminale. Questa pandemia si chiama sedentarietà. Perché le tre patologie croniche che espongono al rischio di morte in caso di infezione da Covid-19 sono estremamente legate al livello di attività fisica della persona. Non ci credete? Vediamolo insieme:

  • Ipertensione arteriosa: patologia che consiste nell’aumento della pressione sanguigna per via di una riduzione del calibro delle arterie, dovuta a sclerosi, cioè perdita di elasticità. È facilmente prevenibile con attività fisica di resistenza;
  • Diabete: patologia dovuta ad alterazione della sensibilità insulinica, che produce un aumento dei livelli di glucosio del sangue. È trattabile con attività fisica di resistenza unita ad allenamento con sovraccarichi;
  • Cardiopatia ischemica: morte di tessuti del cuore per via di mancato afflusso di sangue, dovuto a ischemia (blocco) di un’arteria. È prevenibile attraverso un adeguato livello di movimento quotidiano, unito a una corretta alimentazione;

Le tre patologie più critiche per chi si ammala di Covid-19 sono in realtà il frutto di uno stile di vita sedentario, immobile e privo della corretta dose di attività fisica. E questo trend non accenna ad arrestarsi, anzi. Per via delle disposizioni, milioni di ragazzi quest’anno avranno passato più tempo in casa che all’esterno e questa abitudine, se portata avanti, farà si che queste patologie si presentino in età sempre meno avanzata.

Una strategia per combattere questa deriva ci sarebbe ma richiede una pianificazione a lungo termine, che vada oltre la risoluzione di problemi immediati. È una strategia che mira a eliminare le cause e non solo a lenire i sintomi. Il Governo dovrebbe impegnarsi per far sì che il cittadino italiano sia il più fisicamente attivo possibile. E lo può fare in numerosi modi:

  • Rendere stabile la presenza dell’insegnante di educazione fisica a scuola, in modo da formare già i bambini al corretto movimento e alla sua pratica quotidiana;
  • Costruire città che favoriscano lo spostamento a piedi o in bici, non obbligando le persone all’uso dell’auto per muoversi;
  • Favorire la diffusione dell’esercizio fisico nella popolazione anziana, permettendo ai medici di base di prescrivere l’attività motoria come terapia;
  • Rendere possibile la detrazione fiscale dalla dichiarazione dei redditi dell’iscrizione in palestra, dell’acquisto di attrezzatura ginnica, delle scarpe da corsa o di una bici, come presidi medici, esattamente come si fa con i farmaci;

Si tratta di una strategia complessa, che richiede la collaborazione di Ministeri dell’Istruzione, della Salute, dell’Ambiente, dello Sport e dei Trasporti, che solitamente effettuano iniziative a compartimenti stagni. Inoltre si tratta di un’applicazione che va oltre la durata di mandato di Governo, per cui deve essere pensata al di là della semplice raccolta di voti e dovrebbe entrare a far parte del programma di Governo di partiti di maggioranza e opposizione. Infine avrà dei costi diretti ma con la prospettiva di ridurre il costo della sedentarietà, che in Italia è stimato in 14 miliardi di euro all’anno.

Se è vero che ne “usciremo migliori” da questa situazione, io spero che ne usciremo con la volontà di essere più sani e non soltanto meno malati.

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