“Freni a disco sulle bici da corsa”: Chris Froome riapre il dibattito tra i professionisti

15 Febbraio 2021

Freni a disco sì o freni a disco no? Siamo all’inizio della stagione 2021 e il dibattito sull’utilizzo dei freni a disco tra i professionisti si è riacceso come non mai. Tutto per merito (o colpa) di un video recentemente pubblicato dal 4 volte vincitore del Tour de France, Chris Froome in cui commentando la Factor Ostro Vam – ovvero la nuova bicicletta inglese con cui correrà in questa stagione con la maglia del team Israel Start-Up Nation – ha detto chiaramente di non sentirsi convinto al 100% dai freni a disco.

Le ragioni di Chris Froome

Seppur premettendo che, dopo averli usati un paio di mesi in allenamento, i freni a disco sono ottimi dal punto di vista della prestazione e funzionano bene quando c’è bisogno sia su asciutto che sul bagnato, l’espertissimo corridore britannico rimarca però il fatto che ci sono anche dei lati negativi.

Chris Froom dibattito freni a disco

Il continuo sfregamento

Tra questi lati negativi da lui riscontrati quello elencato per primo è il continuo sfregamento tra le pastiglie e il disco, cosa che ovviamente non avviene nei freni tradizionali visto il maggiore spazio che c’è tra i pattini e la pista frenante sul cerchio della ruota. Questo continuo sfregamento genera quasi sempre un fastidioso rumorino non nuovo a chi già utilizza i freni a disco, soprattutto su mtb dove la bici e i freni stessi sono sottoposti a una maggiore sollecitazione. Rumorino che, a quanto pare, a un professionista attento come Froome, che per 11 lunghi anni ha sempre macinato chilometri in sella a bici Pinarello con freni a pattino, non va proprio bene di dover sentire in continuazione.

Altre criticità dei freni a disco

Altri punti critici elencati da “Froomey” durante il video sono: l’alta probabilità di incidenti meccanici, i dischi che si surriscaldano e si deformano e infine un pistone che spinge più dell’altro. Senza dubbio i freni a disco idraulici sono una sistematica più complessa rispetto ai tradizionali freni caliper da bici da corsa, quindi è ragionevole pensare che possano verificarsi rotture con più frequenza ad esempio una perdita nell’impianto idraulico o un malfunzionamento nel delicato meccanismo della pinza. Perciò è anche probabile che un pistone possa spingere un pochino più dell’altro e ciò possa provocare un surriscaldamento o una deformazione del disco, soprattutto quando questo è sottoposto a lunghe e continue frenate, cosa che avviene durante le lunghe discese ricche di tornanti che i pro affrontano a tutta velocità.

Freni a disco

D’altro canto bisogna dire che i materiali usati dai professionisti sono tutti di altissima gamma, e lo sono anche i freni Shimano Dura Ace in dotazione alla Factor di Froome, e gli espertissimi e precisissimi meccanici che le squadre World Tour hanno in organico dovrebbero essere in grado di garantire agli atleti un altissimo livello di prestazioni e tutta la sicurezza del caso sia in allenamento che in gara.

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Il Froome-pensiero

“Personalmente credo che la tecnologia (dei freni a disco, ndr) non sia ancora abbastanza pronta per il ciclismo su strada – ha commentato lo scalatore britannico – Lo spazio tra disco e freno è troppo stretto e quindi si hanno questi piccoli problemi. I pistoncini non sempre si ritirano nel modo in cui dovrebbero, spesso quando i meccanici ci mettono le mani funzionano, ma poi quando sei in strada è un’altra storia”.

Chris Froome pedala

Il caso Jorgenson

Ad aggiungersi al nuovo dibattito sui freni a disco, perorando la causa di Froome, è il giovane ciclista americano Matteo Jorgenson che durante la Parigi-Roubaix Under23 del 2019 ha subito un taglio al muscolo del polpaccio proprio per colpa di un disco del freno. “Sono sicuramente più pericolosi dei freni tradizionali – ha recentemente dichiarato l’atleta della Movistar a CyclingNews – I dischi sono un pezzo esposto della bici che diventa particolarmente rovente durante le gare. Possono causare danni se vanno a colpire il corridore in certe parti del corpo”.

Matteo Jorgenson
Matteo Jorgenson

Al di là della loro sicurezza in gara, Jorgenson ha però ammesso come i freni a disco siano di gran lunga migliori rispetto ai freni a pattino per quanto riguarda le prestazioni e si è detto molto sorpreso della qualità della loro frenata.

Gli altri precedenti

Negli ultimi 7-8 anni, cioè quando le aziende produttrici di biciclette hanno iniziato a spingere questa tecnologia anche nel mondo delle bici da strada e quindi anche tra i professionisti (l’UCI ha approvato l’uso dei freni a disco tra i pro nel 2015) diversi sono stati i casi di infortuni causati proprio dai freni a disco.

In tanti ricorderanno nel 2016 la disavventura del corridore spagnolo Francisco Ventoso che, dopo la Parigi-Roubaix, aveva subito un’operazione chirurgica alla gamba sinistra per suturare la profonda ferita dovuta da un incontro troppo ravvicinato, a suo dire, con un disco. Le immagini del suo ginocchio sanguinante avevano fatto il giro del mondo e subito era scoppiata la polemica sulla pericolosità dei freni a disco nelle competizioni dei professionisti.

Francisco Ventoso ferita freno a disco

Sempre nel 2016, ma a ottobre, il professionista neozelandese Sam Bewley aveva postato sul suo account Twitter la foto del suo braccio infortunatosi dopo il contatto con un disco a seguito di una caduta. “Questo è quello che succede quando un disco rovente ti colpisce la pelle – aveva commentato Bewley – Immaginate cosa può succedere in una caduta di gruppo con tanti di questi  rotori roventi”.

Nel febbraio 2017 all’Abu Dhabi Tour in un’intervista post-tappa il ciclista gallese Owain Doull, mezzo nudo, aveva mostrato i segni e le ferite dovute ad un incidente in gara durante il quale un freno a disco aveva tagliato un suo scarpino “come un coltello”. L’atleta allora in forza al Team Sky aveva poi affermato che con tutta probabilità quel freno a disco era quello della bici del potentissimo velocista tedesco Marcel Kittel, in quanto l’unico ad usarlo in quella gara.

Owai Doull scarpetta tagliata da freno a disco

Le scelte nel Peloton

Nel corso degli anni i freni a disco sono stati adottati da un numero sempre maggiore di professionisti, soprattutto nei percorsi pianeggianti, dove vengono utilizzati non solo dai velocisti ma anche da gregari, scalatori e uomini di classifica. Questo accade perché nelle bici aero la sistematica dei freni a disco è diventata ormai uno standard e sempre più case produttrici hanno smesso di produrre i modelli più racing dotati di freni caliper. Diverso il discorso per le bici endurance o superleggere, molto usate dai pro nelle tappe di montagna per la loro comodità in salita, che vengono in alcuni casi ancora prodotte con freni tradizionali ,anche perché questi sono tendenzialmente meno pesanti dei freni a disco di circa 300/400 grammi.

Wout Van Aert

Le scelte dei professionisti in materia di freni a disco non sono dettate solamente dal peso o dalla pericolosità. Nel 2020 a vincere Strade Bianche e Milano-Sanremo è stato il fenomeno belga Wout Van Aert in sella a una Bianchi Oltre XR4 con freni a pattino. La scelta del giovane corridore, che di freni a disco se ne intende data la sua lunga e trionfale carriera nel ciclocross dove questi freni sono utilizzati da tutti già da diversi anni, è stata condizionata molto probabilmente dalla alta probabilità di foratura lungo i lunghi settori sterrati della corsa toscana. In caso di foratura infatti è molto più rapido cambiare una ruota con freni tradizionali di una con freno a disco, soprattutto nel caso in cui a darti assistenza sia il cambio ruote neutro e non l’ammiraglia di squadra.

Peter Sagan

Tra i big che si sono sempre detti contenti dei freni a disco c’è il campione slovacco Peter Sagan. Il tre volte campione del mondo viene dalla mountain bike, dove questi freni sono uno standard consolidato, e ha utilizzato i freni a disco anche nelle ultime edizioni del Giro delle Fiandre e della Parigi-Roubaix, altre gare in cui è molto facile forare visti gli insidiosi tratti in pavè. “Se hai sensibilità nella guida, ti permettono di guidare meglio la bici. E di frenare con un solo dito” aveva dichiarato Sagan, che è famoso anche per le sua grande abilità di guida e controllo della bicicletta. C’è da dire però che quando lo slovacco ha vinto il Fiandre (2016) e la Roubaix (2018) lo ha fatto in sella ad una Specialized con freni tradizionali.

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Un dibattito senza fine?

Sono ormai 5 o 6 anni che questa discussione torna ciclicamente, a seguito di una rovinosa caduta in gara, o quando le case produttrici fanno uscire un nuovo freno a disco ancora più performante del precedente.

Forse, una soluzione per la pericolosità dei dischi dei freni in caso di caduta avrebbero potuto essere le protezioni per freni a disco che avevano iniziato a essere prodotte tra il 2016 e il 2017 ma che, col senno di poi, non sono mai entrate nella grande produzione di massa ne tantomeno utilizzate dai professionisti.

Molto interessante poi il punto di vista del corridore Enrico Gasparotto che, ai nastri di partenza della Milano-Sanremo del 2019, aveva dichiarato: “Io sono dell’idea che o tutti cambiamo e adottiamo le stesse misure oppure rimaniamo come ora, che alcuni hanno i freni a disco e altri no, e questa situazione rende più pericolosi i momenti critici in gruppo, perché con i dischi puoi permetterti di frenare all’ultimo mentre con i freni normali devi frenare prima e prevenire l’avvenimento”.

Il rischio è che la conclusione di questo dibattito possa esserci solamente quando i grandi marchi non produrranno più bici top di gamma con freni a pattino e quindi il disco diverrà per forza di cose lo standard tra i pro anche nel ciclismo su strada, ma chi può dire se questo avverrà o meno?

Quel che è certo è che nella stagione 2021 tutti i team World Tour utilizzeranno bici con freni a disco, tranne la Ineos Grenadiers, la ex squadra di Chris Froome.

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