MobilitARS: per un cambio di passo nella cultura della mobilità

19 Febbraio 2021

Lo scorso mercoledì si è svolta la terza e penultima puntata di MobilitARS, il simposio formativo digitale di Bikenomist e reso possibile grazie a Selle Royal Group, per parlare di riprogettazione urbana resiliente e nuova cultura della mobilità. Numerosi gli ospiti e le voci esperte che ci hanno guidato nell’analisi delle caratteristiche di una città adatta ai tempi attuali, dando suggestioni e riflessioni che hanno un ruolo fondamentale nell’indirizzare la discussione sul domani delle nostre aree urbane. Rivediamone alcune.

intermodalità bici + tram a Roma

Data l’importanza del tema per la definizione delle politiche italiane del prossimo decennio, Anna Donati ha voluto focalizzare l’attenzione sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – comunemente definito “Recovery Plan” – mostrando come la bozza proposta dal precedente governo mancasse di una visione coerente degli obiettivi di mobilità sostenibile, in particolare in ambito locale.

L’alta velocità e le grandi opere non possono essere tutto: Donati ha evidenziato quanto urgente sia ricostruire una dimensione capillare e funzionale di trasporto pubblico a livello locale, proprio perché è qui che si concentra il 75% degli spostamenti quotidiani, che producono il 70% delle emissioni di Co2 del settore trasporti. Vuol dire allocare una quota maggiore dei fondi del piano al trasporto pubblico locale, all’intermodalità e alla mobilità attiva, per tornare a investire in un trasporto a corto raggio connesso ed efficiente dopo anni di abbandono. 

Tutto questo deve essere accompagnato da una serie di riforme delle normative, per permettere ai fondi del Recovery Plan di andare ad impattare davvero sul nostro sistema paese: riforma del Codice della Strada in primis, insieme all’eliminazione di sussidi ambientalmente dannosi.

Il tema della necessità di tornare a investire nel trasporto locale è stato richiamato anche dal Prof. Stefano Maggi: un approccio storico, che ha sintetizzato come nel giro di sole due generazioni si sia persa completamente la capacità e la possibilità di muoversi strategicamente con il trasporto locale.

Colpa della presenza pervasiva di un mezzo come l’auto, che permette totale autonomia di movimento a discapito della nostra salute e dei nostri spazi vitali, ma non solo. Quello che è andato perso in questi anni è la rete di connessioni pubbliche che in precedenza permettevano connessioni forse non immediate, ma più capillari.

La “cultura del muoversi bene”: è di questo che ci ha parlato Maggi, riportando l’attenzione su come le istituzioni che regolano la nostra mobilità debbano anche impegnarsi a formare i propri cittadini su cosa vuol dire muoversi in maniera sostenibile. E da qui nasce una proposta: una summer school, in collaborazione tra l’Università di Siena e Bikenomist, per insegnare agli attuali e futuri esperti di mobilità cosa significa muoversi bene.

Un tema complesso, quello della rete dei sistemi di mobilità, specialmente quando ci muoviamo fuori città: è Alessandra Bonfanti, dirigente di Legambiente, a discutere sul tema della connessione tra i piccoli comuni e sulle opportunità di innovazione che una Italia diffusa deve cogliere per conservare i propri borghi.

È corretto demandare tutte le scelte di mobilità e la creazione delle reti di connessione alle politiche nazionali? Forse no, perché sono i piccoli comuni sparsi sul territorio a conoscere meglio le proprie peculiarità, i quali potrebbero crearsi un sistema di mobilità a loro misura. 

“C’è una grande domanda di mobilità in queste aree” dice Bonfanti, che al momento trova risposta esclusivamente nell’utilizzo dell’auto privata, ed è per questo doveroso pensare a un’alternativa.

La domanda sorge quindi spontanea: esiste una soluzione che unisce ciclabilità e distanze interurbane? Un sistema che renda lo spostamento quotidiano in bici, per motivi di lavoro o famigliari, possibile tra comuni e città separate da più di 10 km? 

La risposta è sì: si chiamano “superciclabili” ed è stato Matteo Jarre a raccontarci quanto strategiche queste possano essere nella visione di una mobilità attiva a lungo raggio, magari elettrificata ma sempre alla portata di tutti.

Insomma, se dobbiamo riportare al centro le persone nella città sana e resiliente, è necessario che ci sia uno scambio proficuo tra utenti e istituzioni. La Prof.ssa Agnese Rebaglio viene in nostro soccorso proponendoci l’approccio che dovrà essere alla base di questo rapporto: lo User Centered Design. 

La città deve incentivare i comportamenti più virtuosi, e per farlo deve sperimentare soluzioni innovative che rimettano l’esperienza del cittadino al centro. Riqualificare gli interstizi dimenticati, ripensare la divisione degli spazi, rendere i cittadini i veri gestori e curatori dello spazio verde e pubblico.

Se vogliamo un sistema di mobilità davvero efficiente, non ci stancheremo mai di dirlo, dobbiamo rimettere al centro le persone che in quello spazio vivono e si muovono.

MobilitARS tornerà per l’ultimo appuntamento il prossimo mercoledì 24 febbraio. Scopri di più su www.mobilitars.eu e registrati per restare aggiornato e ricevere approfondimenti sui temi dell’evento.

Lascia un commento

Ultimi articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti