Vita da Rider | “Io, in bici e con la precedenza, investito da un automobilista distratto”

11 Marzo 2021

Alla fine, la più grande paura dell’uscire in bici per fare le consegne si è concretizzata: ho avuto un incidente.

Non so quante volte mi sono interrogato su come mi sarei dovuto comportare in caso di sinistro, su dove si sarebbe potuto verificare e con quali modalità (tamponamento? apertura improvvisa di una portiera? auto che mi taglia la strada? ubriaco che mi prende in pieno?).

Mi era già capitato di assistere a due interventi della Polizia Municipale per incidenti di alcuni giovani colleghi in motorino e, il solo fatto di vedere il mezzo a terra con i borsoni, mi aveva fatto raggelare il sangue.

Ebbene, dopo 10 mesi di lavoro come rider in bicicletta, sono finito anche io in ospedale. È successo giovedì 11 febbraio, lo stesso giorno di Fernando Alonso, colpito da un’automobile mentre era fuori in bici.

Per fortuna, niente di grave ma certamente questo episodio ha accentuato la mia paura di morire investito.

Venendo ai fatti, verso le 20.30 circa, ripartivo dopo aver preso l’ordine, iniziando a pedalare in una zona tranquilla, dove si trova il parcheggio di un fast food che fa anche drive in. La serata era poco trafficata: tipica serata fredda da zona arancione che non invoglia ad uscire. Avevo le luci accese (luce anteriore da 500 lumen), giubbotto arancione e catarifrangente, il parcheggio era ben illuminato, niente nebbia, nessun punto cieco che diminuisca la visibilità ai veicoli. Insomma, condizioni perfette.

Passo davanti all’uscita del drive in e vedo una macchina che sta ripartendo dopo aver preso la cena.

Incidente auto bici
Collisione auto-bici (foto di repertorio)

Io pedalo tranquillamente e ho la precedenza, in quanto c’è lo stop per la macchina. Con la coda dell’occhio vedo che la vettura, invece di fermarsi, accelera. Penso che sicuramente appartiene alla categoria di automobilisti che frenano di colpo, all’ultimo momento. Inizio a guardare dentro all’abitacolo, cercando di capire se l’automobilista mi abbia visto o meno. La velocità piano piano aumenta ma, nonostante ciò, mi convinco che si fermerà: è impossibile che non mi abbia visto! Neanche il tempo di terminare il pensiero che l’auto accelera ancora di più. Mentre provo a spostarmi, mi domando cosa fare, se pedalare ancora più forte nel tentativo di schivarla oppure se frenare bruscamente. Ma ormai è troppo tardi: l’auto mi prende in pieno. Inizio ad urlare e la macchina si ferma subito: mi ritrovo steso per terra insieme alla bici del tutto cosciente.

Sento subito dolore. Dopo qualche secondo inizio a imprecare ma capisco di essere ancora vivo. L’automobilista mi soccorre, si scusa, prova a farmi rialzare ma gli dico di lasciarmi per terra e di chiamare l’ambulanza. Candidamente, ammette che era impossibile non vedermi dato che ero ben visibile eppure, nonostante questo, mi aveva preso. Solo il giorno dopo mi ha confidato che era stanco per il lavoro e distratto. La distrazione!

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Mentre aspettiamo i soccorsi inizio a “sbrigare” la pratica assicurazione da infortunio sul lavoro. Tramite la chat con il call center dell’app, avviso del sinistro, precisando che la consegna che avevo preso in carico non sarebbe di certo arrivata a destinazione e dicendo loro di far rifare l’ordine. Contemporaneamente, mi inoltrano tutti i fogli da compilare con anagrafiche e dettagli incidente.

Passo la notte in ospedale, otto ore prima di poter avere il via libera da parte del medico per tornare a casa: 5 giorni di riposo, trauma cranio-facciale e qualche livido qua e là.

E pensare che dopo aver preso in carico l’ordine ero indeciso tra due strade da percorrere per arrivare a casa del cliente. Alla rotonda, se avessi svoltato a sinistra, anziché andare dritto, non mi sarebbe successo nulla. Invece ho preso la strada che ritenevo “meno trafficata” e quindi meno pericolosa.

Il giorno dopo, tornato a casa dall’ospedale, ho iniziato a sbrigare tutte le pratiche riguardanti l’infortunio: inoltrare il foglio dell’ospedale al datore di lavoro e all’Inail nonché fissare appuntamento con il perito dell’assicurazione. Dunque, per 5 giorni mi è stato bloccato l’accesso all’ app per evitare di lavorare durante il periodo dell’infortunio.

Dopo un giorno, vado a recuperare la bici e il borsone dalla Polizia Municipale e a fare la denuncia. La bici ha resistito abbastanza bene: solo il cerchione anteriore è da cambiare.

Mi rendo subito conto che, per quanto sia stato piuttosto veloce avviare la pratica, ci vorrà del tempo prima di riuscire a chiudere tutto.

Dopo due settimane ricomincio a lavorare e per qualche giorno la mia attenzione si è focalizzata sui comportamenti degli automobilisti in prossimità del segnale di stop o di una rotonda: rallenteranno oppure no?

La mia fortuna è stata quella che l’automobilista, distratto, andasse piano, altrimenti avrei subito danni ben più gravi.

Purtroppo, la mancanza di attenzione al volante può costare caro ed è incredibile pensare a quanti siano gli automobilisti che usano il cellulare mentre guidano: una marea!

Dopo il lockdown, ho notato il cambiamento sul traffico cittadino. In poco tempo, si è passati dalla tranquillità del girare su strade deserte al pericolo di pedalare su vie trafficate, dove ci si imbatte continuamente in esempi di comportamenti scorretti.

Velocità eccessiva, distrazioni varie, uso del cellulare mentre si guida e auto sempre più grandi hanno reso le strade italiane dei luoghi davvero pericolosi. E, in caso di incidente, l’utente debole ha sempre la peggio.

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