Nardella in cerca di pubblicità invoca il casco obbligatorio per i ciclisti

13 Aprile 2021

Ci sono cose che avvengono perché sono una necessità della natura e non è quindi possibile che vada altrimenti. Tra questi possiamo includere l’alternarsi delle stagioni, l’innalzamento e l’abbassamento delle maree o, su scala più ridotta, l’irresistibile tentazione degli asini di ragliare alla luna o dei politici sul viale del tramonto di provare qualche colpo di teatro per ritornare all’attenzione del popolino che vota.

Ed è così che con una certa puntualità a ogni primavera arriva un articolo di giornale che evidenzia l’emergenza sicurezza sulle strade per i ciclisti e quindi la proposta di qualche politico incapace che sentenzia “bisogna rendere obbligatorio il casco per chi va in bicicletta!”.

Questa volta il turno è stato di Dario Nardella, sindaco di Firenze, che dopo aver messo in scena una parodia dell’incidente diplomatico che ha coinvolto il trio Erdogan-Von der Leyen-Michel, ha deciso di prendersi ancora un po’ di spazio sui giornali chiedendo il casco obbligatorio per i ciclisti.

Nardella non si siede

Dico “questa volta” perché ogni anno in primavera arriva la boutade di un onorevole sig. nessuno che senza aver letto uno studio epidemiologico, senza essersi informato su quanto avviene nel resto del mondo, se ne esce con la solita proposta destinata a far rumore, ma anche destinata a finire nel nulla da cui è arrivata.

Solo che questa volta a lanciare la proposta non è stato il solito grigio membro del parlamento che esercita il proprio ruolo di legislatore, ma un amministratore locale che, invece di rimboccarsi le maniche nel proprio territorio, si permette di dire al legislatore nazionale cosa fare.

Perché se volesse rimboccarsi le maniche sulla sicurezza stradale, il sindaco saprebbe cosa fare: quella che vedete qui sotto è la mappa interattiva dell’incidentalità stradale del Comune di Firenze.

Fonte: Istat, “Rilevazione degli incidenti stradali con lesioni a persone: microdati ad uso pubblico” dataset ristretto al Comune di Firenze, georeferenziazione ed elaborazione a cura di Bikeitalia.

Se il sindaco Nardella fosse una persona intellettualmente onesta, prima di dire agli altri cosa occorre fare, si sarebbe messo a risolvere questi punti critici della propria città. E invece no.

Se il sindaco Nardella fosse una persona intellettualmente onesta, prima di obbligare gli altri a indossare il casco, lo indosserebbe prima di tutto lui, invece basta fare una ricerca iconografica sul web per scoprire quante volte Nardella abbia indossato il casco in una foto ufficiale: ZERO.

Ehi, Nardella, dov’è il casco?

Ma la proposta di Nardella non ha l’obiettivo di diventare realmente esecutiva, ma solo di far parlare di sé, di nutrire l’ego del primo cittadino di Firenze e di prepararlo alla prossima campagna elettorale. Quindi non abbiano timore gli amici che si occupano seriamente di sicurezza stradale , terminata l’onda di attenzione, la proposta di casco obbligatorio finirà nel dimenticatoio fino alla prossima primavera, quando gli asini torneranno a ragliare alla luna e i politici mediocri a invocare soluzioni che non funzionano e che non hanno precedenti in Europa.

Se poi volete sapere perché è una pessima idea rendere obbligatorio il casco, invece di chiederlo a qualcuno che si è laureato all’università della strada, chiedetelo a un medico, magari a un neurochirurgo. Noi lo abbiamo fatto e la sua opinione si trova qui: ll neurochirurgo: “Ma quale casco obbligatorio? Per salvare vite bisogna ridurre le velocità”.

Commenti

Un commento a "Nardella in cerca di pubblicità invoca il casco obbligatorio per i ciclisti"

  1. Ciclista Sdraiato ha detto:

    Ho già commentato in passato nella pagina linkata in fondo a questo articolo e rimango dell’idea che obbligare qualcuno che si sposta con un mezzo leggero a bassa velocità a proteggersi con qualcosa perché qualcun altro ben più veloce e pesante (e disattento, se non con intenzione) potrebbe urtarlo e fargli sbattere la testa, dimostra quanto a molti politici (e non) interessi in realtà la sicurezza stradale. Invece di risolvere il problema, lo si sposta facendolo ricadere sulle categorie più deboli. A quando l’ennesima proposta di targare le bici, “così tra l’altro eviteremmo i furti?” (come se i mezzi a motore non venissero rubati…)
    Non so se sia chiaro a questi amanti delle poltrone, ma da qui al “se l’è cercata” in caso di incidente il passo è tristemente breve. Ma chi se ne frega, bastano un paio di foto sulle bici del Comune senza casco (!) e va tutto ben, madama la marchesa

    Se a mia madre anziana chiedessi di indossare gomitiere, ginocchiere e un bel caschetto tutte le volte che deve uscire di casa perché qualche mese fa una “persona per bene”, invece di chiedere permesso l’ha spintonata per passare provocandole una bella frattura, so già come mi risponderebbe. Spero che la stessa risposta arrivi forte e chiara da noi, categoria più debole, a chi partorisce proposte a seconda delle fasi lunari e delle convenienze del momento

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