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Il neurochirurgo: “Ma quale casco obbligatorio? Per salvare vite bisogna ridurre le velocità”

Il neurochirurgo: “Ma quale casco obbligatorio? Per salvare vite bisogna ridurre le velocità”

Sulla proposta di introdurre l’obbligo d’uso del casco nella riforma del codice della strada, riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento del neurochirurgo dott. Pasquale Donnarumma.

Rimasi colpito nel leggere la fine di Eschilo, il grande poeta tragico della Grecia antica, avvenuta in Sicilia nel V secolo aC.

La leggenda narra di un trauma cranico dalla dinamica piuttosto singolare, ovvero la precipitazione dal cielo di un oggetto contundente, nella fattispecie… una tartaruga. L’Oracolo lo aveva avvisato che sarebbe morto per “qualcosa che cade dall’alto” ma non avrebbe immaginato che, mentre passeggiava per le strade della bellissima Siracusa, un’aquila che volteggiava nel cielo soprastante lasciasse cadere la preda che stringeva tra gli artigli.

La tartaruga precipitò come un macigno sulla testa pelata del grande drammaturgo, il quale morì sul colpo.
Rileggendo questa vicenda con gli occhi di un contemporaneo ci verrebbe da chiedere: “ma se Eschilo quel giorno avesse indossato una protezione per esempio un casco, si sarebbe salvato?”.

La risposta che ci verrebbe di getto sembrerebbe pleonastica. Il casco è uno strumento utile a proteggere il cranio da traumi e urti di ogni tipo, dalla caduta oggetti nei cantieri alle cadute e agli incidenti stradali. In questi giorni in Italia (e da molto tempo nel resto del mondo) si dibatte sull’utilizzo del casco in bicicletta, sulla sua obbligatorietà e sulla sua reale efficacia.Un neurochirurgo inglese ha definito “inutili” i caschi in bici in un’intervista al The Telegraph, ma è davvero così?

Le evidenze scientifiche

cervello

Analizzando i più recenti articoli presenti in letteratura scientifica viene fuori un quadro indicativo molto interessante.
Un lavoro del 2018 di un gruppo di ingegneri meccanici giapponesi intitolato “Efficacia dell’utilizzo del casco in bicicletta per impatti frontali contro un veicolo e contro il manto stradale” conclude che indossare il casco in bicicletta riduce significativamente il numero di fratture della volta cranica per impatti frontali a 35 km/h contro un’automobile e a 20 km/h contro il manto stradale. Un gruppo di ingegneri americani invece, sempre nel 2018, ha pubblicato uno studio in cui poneva l’attenzione sulla forma e sulla tipologia dei caschi da bici, in particolare quelli “leggeri” che non proteggono accuratamente la zona temporale (Differences in Impact Performance of Bicycle Helmets During Oblique Impacts).

Come è noto da secoli agli operatori sanitari, e in particolare a noi neurochirurghi, la zona temporale è una parte molto delicata della scatola cranica ed è una delle più sensibili ai traumi laterali e obliqui, quelli cioè che più frequentemente si osservano negli incidenti stradali. Alcuni modelli di caschi per bici, quelli a forma di “scodella” per intenderci, non offrono alcuna protezione alla zona temporale. Lo studio conclude che, per migliorare la tenuta dei caschi nel contrastare gli impatti obliqui, è necessario migliorare i test anche sui margini dei caschi, di cui disponiamo di pochi dati.
È utile poi citare questo studio recentissimo del marzo 2019 in cui un gruppo di chirurghi Maxillo-Facciali in Germania ha evidenziato come, seppur il casco da bici sia utile nel prevenire le lesioni della volta cranica, non abbia alcuna efficacia nel prevenire i traumi del volto e dello scheletro facciale.

Le implicazioni

Dopo questa prima revisione della letteratura recente ci viene quindi da fermarci e fare un primo ragionamento. Se i caschi progettati per andare in bicicletta hanno una discreta utilità nel prevenire i traumi della volta cranica, una non sempre efficacia nel prevenire i danni laterali e una assoluta inefficacia nel contrastare i traumi facciali, perché sono omologati in bicicletta nell’uso urbano? Non è forse contro le automobili e contro veicoli che vanno a velocità molto maggiore della bicicletta che avvengono la maggior parte (quasi totalità) dei traumi cranici in bici? Perché non vengono omologati dei caschi integrali come quelli che si usano in moto, che sono di gran lunga più efficaci?

Proseguendo nel ragionamento e nell’analisi della letteratura scientifica, si trova questo lavoro del 2017 di un gruppo di medici del Dipartimento di Emergenza (pronto soccorso) di due grosse università statunitensi: “Fattori che influenzano la gravità dei danni riportati dai ciclisti coinvolti in incidenti stradali analizzando i seguenti fattori: piste ciclabili, consumo di alcol, luci, velocità, uso del casco”.
I ricercatori concludono che i fattori che sono maggiormente correlati con i traumi cranici dei ciclisti sono:

1. la velocità dell’automobile;

2. il consumo di alcol da parte dell’autista;

3. le condizioni di illuminazione.

Questi tre fattori sono decisamente più responsabili della gravità dei traumi cranici rispetto all’utilizzo della pista ciclabile e, controintuitivamente, dell’uso del casco.

L’esperienza personale

Nella mia esperienza di oltre 10 anni di neurochirurgo e neurotraumatologo posso confermare che il maggiore responsabile di gravi lesioni in caso di incidenti stradali è sempre la velocità. Detto in breve, non ricordo di aver mai visto sotto i ferri per emorragia cerebrale un paziente coinvolto in un incidente a bassa velocità.

Mai.

Mentre mi è capitato qualche volta di operare per emorragia pazienti che indossavano il casco, coinvolti loro malgrado in bruttissimi incidenti di cui, spesso, non avevano alcuna responsabilità.

Il casco, anche quello della migliore manifattura, integrale, infrangibile può salvare la vita, ma non sempre o meglio, non in tutti i casi. Quando la velocità e eccessiva l’energia cinetica che si scarica sull’encefalo può produrre dei danni cerebrali anche irreversibili in assenza di fratture o emorragia (danno assonale diffuso), senza considerare le lesioni cervicali e della giunzione cranio cervicale, che possono essere mortali anche in presenza del casco (e su questo punto ho ancora davanti agli occhi il terribile incidente che costò la vita in moto allo straordinario Marco Simoncelli). Questo detto senza prendere in considerazione altri tipi di danni, potenzialmente mortali o potenzialmente invalidanti (emorragie addominali, fratture vertebrali e degli arti, lesioni vascolari, lesioni polmonari ecc).

La maggior parte dei traumi cranici gravi in bicicletta avviene per investimento da parte di una automobile.

Dove intervenire?

Qualche Stato ha cominciato a pensare che, aumentando il numero di biciclette, e soprattutto destinando il traffico e la strada al solo utilizzo della bicicletta, si possa ridurre sensibilmente il numero di traumi cranici e la loro gravità. Questo è il modello adottato in primis dalla città di New York, chiamato “safety in numbers”, e seguito da moltissime città del nord Europa, capitanate da Copenaghen e Amsterdam. Aumentando il numero di ciclisti aumenta la loro sicurezza.

L’obiettivo è quello di mettere in sella più persone possibili. Gli effetti sono benefici per tutti: per il ciclista che riduce il suo rischio cardiovascolare nonostante l’inquinamento, per le emissioni di CO2, per la qualità di vita delle nostre città, per il traffico di automobili sulle nostre strade, per la riduzione di tutti i tipi di incidenti stradali.

Il casco quindi, essendo uno strumento di protezione, deve essere consigliato ai ciclisti, soprattutto ai bambini, agli anziani e ai soggetti più a rischio. Un casco che sia opportunamente protettivo, sicuro, di qualità e ben allacciato può salvare la vita in caso di incidente. Sulla sua obbligatorietà invece si deve discutere, in quanto è stato più volte notato che funge da deterrente all’utilizzo della bicicletta, in opposizione al concetto del “safety in numbers”. Se si vogliono mettere in sicurezza i ciclisti le misure più efficaci da prendere in considerazione sono:

1) Ridurre la velocità delle automobili a max 30 km/h nei centri urbani;
2) Creare piste e corsie a uso esclusivo delle biciclette;
3) Mantenere elevati gli standard di illuminazione sia del ciclista (luci, abbigliamento, ecc) che della strada (illuminazione, asfalto ad alta visibilità ecc)

Concludendo

C’è poi da considerare un’ultima evidenza clinica.

La maggior parte dei traumi cranici negli incidenti stradali non avvengono a discapito degli utenti delle due ruote, ma per i pedoni e per gli automobilisti. Seppure anche questo aspetto non sia molto intuitivo, si deve constatare che la maggior parte delle emorragie cerebrali traumatiche che vengono sottoposte a intervento chirurgico sono causate da investimento di pedoni oppure da collisione tra due veicoli. Circa il 48% degli interventi chirurgici per trauma cranico sono da imputare alla velocità delle automobili e al loro effetto distruttivo. Come rilevato dall’Osservatorio Nazionale Ambiente e Traumi (ONAT), inoltre, in Italia la causa più importante di trauma cranico è la caduta accidentale in ambiente domestico.

Se i traumi cranici sono così frequenti tra gli anziani che stanno a casa, se sono così frequenti tra i pedoni e tra gli automobilisti, non dovrebbe essere consigliato o (provocatoriamente) reso obbligatorio l’utilizzo del casco anche da parte di questi soggetti “a rischio”?

In conclusione torniamo alla vicenda del nostro Eschilo. L’Oracolo lo aveva avvisato, qualcosa lo avrebbe colpito in testa! Come ci saremmo comportati se fosse vissuto ai giorni nostri, cosa avremmo fatto? Gli avremmo suggerito di indossare il casco sempre… anche per una passeggiata?

Dott Pasquale Donnarumma
Neurochirurgo

Commenti

  1. baghero ha detto:

    Ho smesso da tempo di usare la bdc. Ora utilizzo solo la mtb ed esclusivamente fuori dall’asfalto.
    La fortuna di abitare in una zona limitrofa alla campagna mi permette di raggiungere facilmente gli sterrati e di godermi salite e discese senza l’angoscia del traffico.
    Per raggiungere il centro e sbrigare commissioni varie mi muovo con una biciclettina (ruote da 20).
    Utilizzo l’auto il meno possibile ma non la odio, anzi…
    Quando vado per sterrati, la prima cosa che indosso è il casco ma quando vado in centro utilizzo solo prudenza, attenzione e circospezione. In caso salgo sul marciapiede con la bici a mano.
    Il casco obbligatorio è una iattura per i ciclisti veri.

  2. Francesco Felarte ha detto:

    Allora, ho visto e letto i vari articoli (e relativi commenti) su questo tema ‘caldo’, ricolmi di polemiche e anche, purtroppo, di alcune ridicole invenzioni e disinformazione da parte di alcuni utenti.

    Quanto riportato da questo neurochirurgo è certamente vero e prendo spunto da queste considerazioni per ribadire importanti ovvietà che vengono frequentemente omesse, dimenticate o volutamente ignorate:

    1) Il casco realmente PROTETTIVO e salvavita NON è l’ “elmetto” ciclistico aperto, ma L’INTEGRALE (da moto o DH).

    2)L’utilità REALE del casco dipende NON solo dalla tipologia di incidente ed eventuale caduta, com’è ovvio che sia, ma STATISTICAMENTE, ed è confermato e dimostrabile facilmente dati alla mano, dai PERCORSI pedalati: ci sono ambiti dove l’occorrenza di cadute, incidenti, traumi, è tendenzialmente ZERO, e sono i contesti di ciclabili COMPLETE, razionali, in sedi protette e distaccate dal sistema viario dove circolano i mezzi motorizzati e che si trovano sistematicamente in centro Europa, ampie, LUNGHISSIME, TUTTE COLLEGATE e interdipendenti.

    3)Per il traffico urbano nazionale italiano, considerate le carreggiate, l’assenza di ciclabili sicure separate e la necessità di pedalare in strada per chi va al lavoro in bici, il CASCO (ma ripeto, molto preferibilmente INTEGRALE), è di certo UTILE e potenzialmente PREZIOSO, perchè può davvero salvare la vita in un incidente grave, o comunque ridurre di molto i danni in caso di seria collisione con altri veicoli. Ma è solo un eventuale contenimento del danno.

    4)Il CASCO OBBLIGATORIO è una misura che richiesta da determinate categorie, associazioni e parti politiche, risulta oltremodo sospetta di MALAFEDE, perchè viene generalmente accompagnata da ben ulteriori pretese restrittive per la ciclabilità, infatti è agevolmente prodromica a FUTURI probabilissimi divieti, obblighi e restrizioni che già avevano accompagnato, a più riprese, questa proposta, come l’ASSICURAZIONE e la TARGA obbligatoria.

    Stiamo parlando di richieste formali già presentate, per giunta onerose per i contribuenti, che assicureranno solo un CALO DRASTICO del già ridotto uso della bici in Italia nei contesti urbani e intercomunali. Nessuna sicurezza in più, solo molte meno bici in giro, e resto dell’idea che sia il VERO OBIETTIVO di alcuni proponenti che ODIANO dichiaratamente le bici (e non di rado anche i pedoni) e soffrono di una sorta di ossessione monomaniacale per l’utilizzo esclusivo dell’automobile per circolare sempre e comunque e ovunque, a dispetto delle condizioni del traffico e dei danni CONCLAMATI a cui contribuisce, non solo in ambito di sicurezza stradale, ma anche di accertato incremento dell’ inquinamento atmosferico in tutte le città già sovraccariche di congestione veicolare.

    La finalità NON sembra essere per NULLA la sicurezza dei ciclisti, ma rivela spesso ed esplicitamente la sostanziale e diffusa OSTILITA’ degli autocentrici per le bici (e i pedoni) e l’intento di ridurle o farle sparire dalla circolazione.

    Chi gira con minori (specie bambini) o va in discese montane con la mtb o in tracciati potenzialmente pericolosi, il casco lo indossa già da SEMPRE in autonomia, per sua libera scelta, per la sua sicurezza e dei suoi cari, senza alcun bisogno di imposizioni normative. L’obbligo NON aggiunge alcuna utilità sostanziale in questo scenario.

    Viceversa, dove risulta ed è risultato, con numeri incontrovertibili, del tutto INUTILE, come specificavo in precedenza, porterebbe solo alla riduzione significativa delle bici da piste ciclabili completamente SICURE che NON hanno visto registrare rilevanti incidenti nemmeno in DECENNI DI UTILIZZO e posso tranquillamente citare percorsi che ho visitato e pedalato quasi ogni anno negli ultimi 30 anni (ripeto: TRENT’ANNI). Miei amici e conoscenti, idem.

    Il problema VERO è che da noi questi ciclopercorsi COMPLETI,SICURI, PROTETTI, DISTACCATI dal sistema viario automobilistico, SONO POCHI, nella stragrande maggioranza dei luoghi o NON esistono o sono incompleti, frammentari e con assurdi vuoti, blocchi o cambi di versante continui (con necessario attraversamento di strade).

    Come già scritto, la soluzione MATEMATICA da noi, almeno la più realizzabile concretamente e di sicura efficacia, è pertanto il completamento di una Rete ciclabile AUTONOMA, INTERCONNESSA integralmente e distaccata dal sistema viario stradale, largamente e strutturalmente inadatto e controindicato per la ciclabilità in ambito nazionale.

    Tutto gli altri interventi e relative proposte sono, nella migliore delle ipotesi, modesti palliativi e nella peggiore, purtroppo, “depistaggi” e un sistema a OSTACOLI deleteri e restrittivi, che fungano da deterrenza all’uso della bici, specialmente in città e aree limitrofe, dove molti automobilisti continuano a pretendere di avere IL MONOPOLIO del diritto esclusivo a muoversi nel traffico (e correre), interpretando ogni altro mezzo come un detestabile e indebito fastidio che dovrebbe letteralmente scomparire dalla circolazione. E tutto questo, ancora una volta, è un desiderio (incivile) che non di rado manifestano pure esplicitamente e in TOTALE VIOLAZIONE anche del nostro Cds.

  3. Felice Pedalo ha detto:

    I ricercatori concludono che i fattori che sono maggiormente correlati con i traumi cranici dei ciclisti sono:

    1. la velocità dell’automobile;

    2. il consumo di alcol da parte dell’autista;

    3. le condizioni di illuminazione.

    notizia appena letta:

    Il Tar dell’Emilia-Romagna annulla il provvedimento di “Bologna città 30”.

    Accolto il ricorso di un tassista contro i nuovi limiti di velocità introdotti dall’amministrazione comunale il 1° luglio 2023.

    che bel paese …

  4. Alex ha detto:

    Lo dice lui stesso

    Il casco, anche quello della migliore manifattura, integrale, infrangibile può salvare la vita, ma non sempre o meglio, non in tutti i casi

    Ma quei casi sono preziosi!! A me ha salvato la vita.

    Indossatelo!

  5. Ozzy ha detto:

    Ok, si puo’ discutere sulla legittimita’ dell’obbligatorieta’, pero’ l’utilita’ del casco e’ oggettivamente dimostrata.
    La bici e’ un mezzo instabile per natura, direi che le probabilita’ di urtare il pavimento con la capoccia siano piuttosto superiori di quelle che una tartaruga possa piovere dal cielo..
    Io sono contro l’obbligo del casco, ma lo indosso sempre.
    Detto questo, ben venga l’attenzione spostata sulle REALI cause di incidenti per le bici.

  6. Jean ha detto:

    Ma vi rendete conto che sono le stesse obiezioni che si sentivano per i caschi da moto e per le cinture di sicurezza. Indossiamo il casco e basta! Forse non sempre ci salva la vita ma qualche volta si è questo è più che sufficiente

    1. Ciclista Sdraiato ha detto:

      O un’armatura di cartone pressato, vista l’efficacia dei caschi per ciclisti in commercio attualmente. Ricordo benissimo che quando venne introdotta l’obbligatorietà del casco per i motociclisti, molti erano tentati di acquistarli non omologati per risparmiare. Mi sa che un bel po’ di centauri lo fece e qualcosa mi dice che in ambito ciclistico succederebbe la stessa cosa, riducendo ulteriormente una protezione già di per sé risicata; tanto nessuno controlla…
      E poi scusa, ma perché non cercare di ridurre le cause degli incidenti anziché bardarci come se dovessimo andare in guerra, visto che da quel che ho dedotto leggendo questo articolo, l’unica protezione che potrebbe salvare la vita (e i connotati) sarebbe un bel casco integrale da motociclista?
      Anche per questo io sono per suggerire l’uso del casco ma non per renderlo obbligatorio

    2. Giovanni ha detto:

      Jean, ridurre i limiti di velocità (e magari usare la bici al posto dell’auto) salverebbe certamente ancor più vite! Le vite di pedoni, ciclisti, motociclisti e persino degli automobilisti! Quindi rileggi l’articolo e prova a pensare qual’è la soluzione più intelligente…

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