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Evenepoel positivo al Covid-19: il Giro perde uno dei favoriti alla vittoria finale

Evenepoel positivo al Covid-19: il Giro perde uno dei favoriti alla vittoria finale

Un solo secondo meglio di Geraint Thomas. Due meglio di Tao Geoghegan Hart.

Domenica sera mi è sorto il dubbio che il giovane Remco non fosse in forma. Più che altro perché da giorni si sbandierava che la crono sarebbe stata la tappa ammazza-Giro, quella in cui, fuori Ganna per Covid, non ce ne sarebbe stato per nessuno. Si fantasticavano distacchi incolmabili (mah) di 3 o addirittura 4 minuti. E invece solo manciate di secondi. Quisquilie.

Evenepoel in Rosa - Crediti www.giroditalia.it
Remco Evenepoel in maglia rosa – crediti www.giroditalia.it

Però dai, ma figurati se non era in forma. D’altra parte pioveva, l’asfalto era scivoloso (sì lo so, è belga, è abituato), probabilmente era stanco per la tappa precedente. E poi magari ha tirato un po’ il freno perché, da qualche parte in fondo al cuore, un po’ di paura di cadere gli è rimasta. L’incidente del Lombardia 2020 è stato spaventoso, io non me lo sono dimenticato, immagina lui. E poi aveva un po’ di raffreddore, o almeno così diceva in conferenza stampa. Il naso tappato, diceva.

Quindi fatte le mie debite considerazioni, sono tornata alle azalee da rinvasare e sono andata in stand-by, come la corsa. Ci prendiamo entrambe una pausa e ci rivediamo martedì con il Belga in maglia rosa.

Ovviamente non è andata così. Stamattina ho intercettato la notizia sfuggitami ieri sera, dove la Soudal Quick-Step, una delle squadre che ha ancora attivi i protocoli anti-Covid, annunciava il ritiro di Evenepoel perché positivo al Covid-19. “Sono davvero dispiaciuto di lasciare la gara. Ho fatto un test di routine, come parte del protocollo del team, che purtroppo è risultato positivo. La mia esperienza qui è stata davvero speciale e non vedevo l’ora di gareggiare nelle prossime due settimane. Non posso ringraziare abbastanza lo staff e i corridori che si sono sacrificati così tanto in preparazione al Giro. Farò il tifo per loro nelle prossime due settimane”, ha detto Remco.

“E adesso?”

Non nascondiamocelo, il Giro perde probabilmente uno dei due candidati alla vittoria finale (l’altro per me resta Primož Roglič) e un po’ di fascino. Il lato positivo (ehm, favorevole) di questo ritiro è la possibilità di per Damiano Caruso (magari!) ora settimo, di puntare al podio. È l’opportunità per molti corridori di ripensare la strategia e arrivare alla partenza della prossima tappa puntando l’asticella un po’ più in alto. Da un certo punto di vista è tutto di nuovo sconosciuto e insondabile, quindi prepariamoci alla meraviglia.

D’altro canto, potremmo invece assistere a un continuo match Ineos – Jumbo Visma, un po’ come al Tour lo scorso anno, quando la gara l’hanno fatta la Jumbo Visma (sempre lei) e la UAE. Un momento. Come al Tour? Non esattamente. Prendiamo la Jumbo Visma: qui al Giro ha mandato Roglič capitano e un bel team di gregari, ma al Tour ci ha mandato Roglič e Vingegaard a contendersi il ruolo di capitano e Van Aert a tirare. Al Tour in UAE c’era Tadei Pogačar, che dice “Un giorno verrò al Giro”, ma quel giorno non arriva mai. Al Giro in UAE c’è Almeida, che per carità è un ottimo corridore e infatti per ora è quarto.

E adesso. E adesso è il nostro momento per rimescolare le carte dei nostri ciclisti preferiti, è il momento di scegliere il nuovo campione da tifare, quello su cui puntare lo sguardo sperando di vederlo compiere l’impresa. È il momento di individuare il team che vorremmo ci facesse sognare sui tapponi di montagna della terza settimana. Quello che stremerà il gruppo e i velocisti (se ne saranno rimasti) sulle salite per lanciare il proprio migliore scalatore sui picchi e sui bricchi.

Io scelgo Damiano Caruso, perché vorrei davvero fosse il suo momento. E scelgo la Ineos, perché al Giro ha mandato dei grandi ciclisti, campioni che non si arrendono mai.

Sperando non si intrometta nuovamente il virus.

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