Pogačar incanta e conquista il Giro delle Fiandre più veloce della storia
Un altro assolo. Un altro capolavoro. Un altro show. Firmato ovviamente Tadej Pogačar. Il campione del mondo si è vendicato di Mathieu Van der Poel dopo la sconfitta alla Sanremo, tornando Re delle Fiandre a due anni di distanza. Stesso vincitore del 2023 e stesso podio, ma con Mads Pedersen (secondo) e Mathieu Van der Poel (terzo) che si sono invertiti le posizioni rispetto a due anni fa.
Ottava Monumento per Pogačar
La contabilità di “Pogi” fa paura: ottava monumento vinta in carriera (4 Lombardia, 2 Liegi e 2 Fiandre), 93 successi totali e una macchina semi-perfetta nelle corse di un giorno, visto che ne ha vinte sei delle ultime sette disputate (unico insuccesso, si fa per dire, il terzo posto alla Sanremo). Pogačar continua a macinare record e vittorie ed è anche diventato il settimo corridore della storia a vincere la Ronde con addosso la maglia iridata.
5 scatti per vincere
L’ultimo trionfo è arrivato anche battendo un po’ di sfortuna, vista la caduta che ha coinvolto i suoi compagni di squadra Narvaez, Wellens e Vermeersch a 130 km dalla conclusione. Ma quando sei un fuoriclasse, bastano le proprie gambe e il proprio talento. Questa volta, per stanare la resistenza di VdP, di Van Aert e di Pedersen sono serviti 5 scatti.
Il primo piazzato ai -56 dal traguardo. L’ultimo, e decisivo, ai -18, sul terzo e conclusivo passaggio sul Vecchio Kwaremont. Il muro simbolo del Fiandre, dove ogni anno circa 15mila persone sborsano fra i 150 e i 600 euro per accaparrarsi un preziosissimo biglietto per assistere al passaggio dei corridori. Investimento economico abbondantemente ripagato dalle stelle del firmamento del ciclismo attuale.
Podio: pronostici rispettati
All’appello non è mancato nessuno. Perché se è vero che Tadej ha vinto da favorito, appena sotto le quotazioni più alte dei bookmakers erano proprio per Pedersen e Van der Poel, entrambi sul podio. E la Classica-Monumento più iconica del calendario ha segnato anche il risveglio di Wout Van Aert. Che non ha ancora recuperato quella brillantezza per riuscire a fare la differenza sugli strappi, ma nei 270 km del Fiandre ha lasciato sulla strada tutto il cuore, la grinta e la classe che gli appartengono, portando a casa un quarto posto che fa comunque parecchio morale in vista della Roubaix di domenica prossima.
In volata verso l’Inferno del Nord
Una gara più adatta alle sue caratteristiche, così come a quelle di Perdersen o del nostro Filippo Ganna, ottavo e primo degli italiani (ma una menzione la merita anche Davide Ballerini, splendido decimo).
Già, la Roubaix. Nemmeno il tempo di festeggiare troppo che i pensieri di corridori e tifosi sono già rivolti all’Inferno del Nord, dove Pogačar debutterà per la prima volta in carriera.
Premesso che a un talento come lui nulla è precluso, forse per una volta non arriva sulle pietre della Roubaix come favorito marcio. E già questa, per certi versi, è una notizia. Tadej sa fare tutto e sa pedalare forte su ogni terreno, ma le variabili, in quella corsa, sono tante e imprevedibili. Senza tralasciare l’aspetto tecnico. Pogacar è abituato a staccare gli avversari sulle salite, più o meno lunghe che siano.
La prima volta di Pogi alla Roubaix
Lo ha fatto alla Strade Bianche, alla Liegi, al Lombardia, al Mondiale dell’anno scorso e ovviamente al Fiandre. Ci ha provato alla Sanremo su Cipressa e Poggio. Perciò la domanda vien da sé: in una gara insidiosa e subdola, ma tutta piana, come la Roubaix dove potrebbe attaccare? L’interrogativo è stuzzicante e intrigante, ma i rivali muoiono dalla voglia di metterlo sotto pressione. Pogi ama le sfide e ama stupire. Non si accontenta e sperimenta.
Il Giro delle Fiandre più veloce della storia
Il secondo Fiandre vinto è stato il più veloce della storia, corso a 44,9 di media in meno di 6 ore! (5 ore e 58 minuti per la precisione). Siamo a numeri e prestazioni strabilianti. Frutto di un ciclismo in cui anche ogni minimo elemento conta e incide. In cui tutti viaggiano fortissimo. Ma a volte, per avvicinarsi ad alieni del pedale come Pogačar, non basta. Perché il talento lo puoi allenare fino a un certo punto. Puoi e devi continuare a sperare e a lavorare per far cadere il Re. Ma se non ci riesci, devi solo inchinarti alla grandezza di chi ti batte.
E di Pogačar, onestamente, ne nasce uno ogni 50 anni. Godiamocelo.
Pagelle della Top 5
- Pogačar | 10 e lode: attacca, stacca gli avversari, incanta e si conferma una spanna superiore agli altri. DOMINANTE
- Pedersen | 9,5: non ha ancora vinto una Monumento, ma solo perché ogni volta trova uno fra Tadej e Mathieu che gli mette i bastoni fra le ruote. Secondo posto di autorità dopo una corsa di intelligenza e potenza. GLADIATORE
- Van der Poel | 9: questa volte perde il duello con Tadej, ma la loro rivalità è manna del cielo per il ciclismo. Cade, rientra, tiene botta finché può, poi porta a casa comunque un posto sul podio. ONNIPRESENTE
- Van Aert | 8: forse avrebbe meritato un posto sul podio. Il “lupo” Wout si rivede a ottimi livelli. Nei grandi appuntamenti c’è sempre, ma vincere è un’altra cosa. GENEROSO
- Stuyven | 8: quinto posto tutt’altro che banale, reggendo l’urto dei vari attacchi e lavorando anche per il suo capitano Pedersen. La Lidl-Trek è uno squadrone. VOLPONE
Immagine di apertura: Pogačar vince il Fiandre 2025, fonte UAE Team Emirates




















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