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Parigi-Roubaix 2025: le pagelle del Greg…ario

Parigi-Roubaix 2025: le pagelle del Greg…ario

Van der Poel, Imperatore di Roubaix

Ancora lui. Sempre lui. Solo lui. Mathieu van der Poel ha scritto un altro pezzo di leggenda sulle pietre della Parigi-Roubaix. Terzo successo consecutivo per l’Imperatore, come riuscito nella storia solo a Octave Lapize a inizio Novecento e poi al grandissimo Francesco Moser fra 1978 e 1980. 45 anni dopo ecco che bisogna riscrivere i libri del ciclismo, inchinandoci tutti, nuovamente, di fronte a uno dei più forti (o il più forte?) interpreti delle classiche del Nord di tutta la storia. Ottava vittoria Monumento della carriera (3 Fiandre, 3 Roubaix e 2 Sanremo), agganciando nuovamente il suo amico-rivale Tadej Pogačar.

Oligarchia delle Monumento

Gira e rigira, lassù, ci sono sempre loro. Settima Monumento consecutiva vinta o da Mathieu o da Tadej. E la 16esima nelle ultime 27 disputate che finisce o nella bacheca dell’olandese o in quella dello sloveno. Numeri spaziali. Statistiche da capogiro. Non vi bastano? L’ultimo triennio di van der Poel è stato senza senso. Nel 2023 ha vinto Sanremo, Roubaix e Mondiale. Nel 2024 Fiandre e Roubaix. In questo 2025 ancora Sanremo e Roubaix (più Harelbeke e terzo posto al Fiandre). Irreale.

E menomale che esiste VDP, altrimenti il dominio di Pogačar sarebbe ancora più disarmante. La verità è molto semplice. Solo un Mathieu a questo livello eccelso può contenere e arginare il talento di Pogi. E, ogni tanto, privarlo di qualche vittoria. Attenzione però, perché proprio la Sanremo di quest’anno (col terzo posto finale come un anno fa) e la prima partecipazione di Tadej alla Roubaix, in cui ha fatto secondo, ci hanno confermato che il leader della UAE può legittimamente puntare al Grande Slam delle Classiche-Monumento.

Pogačar può vincere qualsiasi gara e su qualsiasi terreno. Sulle pietre affilate e insidiose dell’Inferno del Nord è sembrato perfettamente a suo agio. È caduto per eccesso di velocità e forse eccesso di foga. Altrimenti, forse, avremmo raccontato un’altra storia.

L’epica (e gli epici) della Roubaix

Paris-Roubaix credits A.S.O.-Pauline Ballet
Paris-Roubaix credits A.S.O.-Pauline Ballet

Ma la Roubaix è proprio questa. L’unica gara in cui una caduta o una foratura nel momento meno indicato ti possono tagliare fuori dal discorso vittoria. Per info chiedere a Mads Pedersen, che aveva preparato questa gara in maniera meticolosa, ma ha visto lo penumatico sgonfiarsi proprio quando Pogačar ha attaccato, vedendo svanire le proprie ambizioni.

La “Settimana Santa” del ciclismo ha comunque incoronato questi tre corridori come i protagonisti assoluti della primavera. Podio del Fiandre: Pogačar-Pedersen-van der Poel. Podio della Roubaix: van der Poel-Pogačar-Pedersen. Sempre gli stessi nomi, anche se intercambiabili.

Alle spalle dei tre titani Wout Van Aert. Quarto sia alla Ronde che alla Roubaix. Bilancio positivo per il belga? Ni. Il belga aveva finalizzato tutta la preparazione invernale per essere al top, e possibilmente vincere, almeno una delle due corse. Non ha sfigurato, ma non è mai stato veramente parte della partita. Due medaglie di legno che lo pongono decisamente un gradino sotto rispetto ai suoi rivali. Ma Wout è un campione e al Giro, magari, tornerà a brillare e a dominare.

Infine gli italiani. Ganna ha forato quasi subito, è rientrato ma poi non è riuscito a rispondere alle accelerazioni dei big. Ha chiuso 13esimo, primo degli italiani, ma aveva aspettative diverse. Milan ha bucato sulla Foresta di Arenberg e fine dei giochi. Ballerini stava correndo alla grande, ma prima ha tamponato un massaggiatore e poi è caduto mentre rincorreva. Insomma, giudizio in standby.

Adesso “palla” alle Ardenne, col trittico Amstel-Freccia Vallone-Liegi. Dove, ci scommettiamo, Pogačar arriverà con ancora più rabbia agonistica, dopo aver perso 2 Monumento su 3 da van der Poel. Ma lo scenario degli avversari, per Tadej, cambierà. Mathieu si riposerà fino al Tour de France. Pedersen fino al Giro d’Italia, mentre Van Aert correrà solo l’Amstel. Il principale rivale dello sloveno potrebbe essere Remco Evenepoel, che farà tutto il trittico, ma sarà praticamente al debutto stagionale (prima corsa del 2025 venerdì alla Freccia del Brabante) dopo l’infortunio di questo inverno. Remco e Tadej si sono spartiti le ultime 4 edizioni della Liegi e non si capisce chi altro potrebbe interrompere questa serie.

Insomma, cambiano le gare e magari gli avversari, ma la costante è sempre Tadej Pogačar.

Le pagelle della top 5 della Roubaix

VAN DER POEL | 10 e lode: ok, se Pogačar non fosse caduto non sapremmo come sarebbe finita. Ma ha ragione sempre e solo chi vince. Mathieu è una sentenza. Non sbaglia. Incanta. Macina e danza sulle pietre. Distrugge gli avversari. Scrive un altro pezzetto di storia. Sesta monumento vinta nelle ultime 10 disputate. CECCHINO

POGAČAR | 9: debutto alla Roubaix e secondo posto da campione. È sempre in posizione, prova a rendere la corsa più dura possibile. Sfianca tutti tranne van der Poel. Poi paga un filo di inesperienza e va per le terre. Con lui le gare non sono mai noiose. SHOWMAN

PEDERSEN | 8: una foratura gli impedisce di lottare con quei due fenomeni fino alla fine, ma giustamente finisce sul podio, chiudendo una campagna di primavera stellare. Vittoria alla Gand, secondo posto a Fiandre e Harelbeke, terzo alla Roubaix. Meriterebbe questa benedetta prima Monumento della carriera, ma deve rinviare tutto al 2026. COMBATTENTE

VAN AERT | 6: sufficienza di stima e amore. Chiude in crescendo la gara, ma non è mai protagonista per davvero. Insegue, soffre, rincorre. Poi sta lì con Pedersen, ma perde nettamente la volata per il podio. Due medaglie di legno nelle corse che ama di più. BLUFF

VERMEERSCH | 8: secondo quattro anni fa dietro a Colbrelli, finché può resta vicino al suo capitano Pogačar, poi si concentra sulla sua corsa. Che è fatta di sostanza, solidità e un pizzico di classe. MASTRO OPERAIO

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