Ci siamo. Una manciata di attimi e il Giro d’Italia numero 108 prenderà il via dalla dirimpettaia Albania (15esima volta dall’estero). Tre tappe non banali dall’altra parte dell’Adriatico per assegnare la prima maglia rosa e cominciare a capire i primi equilibri fra i pretendenti alla vittoria finale (1 giugno a Roma).
I favoriti
Andiamo con ordine. I favoriti netti, almeno per i bookmakers, sono solo due. Juan Ayuso e Primož Roglič. Un confronto che sarà anche generazionale, mettendo di fronte un ragazzo esuberante di 22 anni che sogna di diventare il più forte del mondo, anche se in squadra ha un certo Pogačar, e un “vecchietto” di 35 anni che ha già conquistato il Giro nel 2023 oltre a 4 affermazioni alla Vuelta. Il pronostico è corretto, ma non tiene conto, secondo me, di almeno due fattori.
Ayuso è chiamato per la prima volta a fare il leader della UAE in una corsa così importante. Ha numeri, talento, classe e personalità, ma in tre settimane le variabili, anche negative, si moltiplicano. Servono lucidità, fortuna e costanza. In più non è così scontato che la squadra emiratina giochi solo per il buon Juan, visto che ha ambizioni di classifica e vittoria pure Adam Yates, il quale pare non essere in rapporti idilliaci con lo spagnolo. Vedremo, ma la vera soap opera del Giro potrebbe essere proprio la questione interna in casa UAE.

Per Roglič il discorso è diverso. Primož ha esperienza, forza, serenità, capacità di gestione e piena conoscenza del proprio fisico. È un leader carismatico. Silenzioso e solare. La Red Bull – Bora sarà tutta per lui, senza discussioni. Ma 35 anni sono pur sempre 35 anni. Qualche crepa padre-tempo potrebbe anche farla emergere nel fisico, pur d’acciaio, del genuflessore sloveno.

Gli avversari più quotati al Giro d’Italia
Il problema sono le credenziali degli avversari. Tanti e forti, ma vincenti è un’altra cosa. Quintana ha vinto il Giro una vita fa (2014) ma non è più un giovincello e non pare avere i numeri per ripetere un tale exploit. Carapaz ha vinto nel 2019, ma le cronometro potrebbero giocargli contro. Bardet e Gaudu non sono garanzia di successo, così come l’altalenante rendimento di Simon Yates.

Landa è arrivato due volte sul podio, ma la crono è il suo tallone d’Achille e da capitano unico ha spesso fatto fatica. E poi altre domande chiave. Bernal saprà ritornare quello vittorioso del 2021? Arensman, Storer o Gee che ruolo potranno recitare? Antonio Tiberi è pronto a prendere l’eredità di Vincenzo Nibali? Giulio Ciccone riuscirà finalmente a fare una classifica da top 5? Risposte che solo le 21 tappe da Durazzo a Roma potranno fornirci di volta in volta.
Il percorso del Giro

Il percorso del Giro è stimolante per gli attaccanti ma, almeno sulla carta, non durissimo per gli uomini di classifica. Nelle prime due settimane non ci sono praticamente arrivi in salita (tranne i 3km finali della tappa numero 7 a Tagliacozzo in Abruzzo), ma in compenso il tracciato offre tantissime frazioni nervose e insidiose (Matera, Napoli, Castelraimondo, Siena con i tratti in sterrato, Asiago). Perfette per corridori del calibro di Wout Van Aert (che punta anche alla prima rosa) e Mads Pedersen. Se in forma, solo questi due promettono scintille e valgono il prezzo di non perdersi nemmeno una tappa di questa corsa.
Le crono
Nelle prime due settimane sono inserite anche le due cronometro: quella di Tirana (13,7km) il secondo giorno e la Lucca-Pisa (28,6km) alla decima. Saranno fondamentali, anche se ovviamente non decisive.
Le salite
Nell’ultima settimana quattro tappe su sei saranno piene zeppe di salite, pur senza nessun arrivo in quota iconico. Si scaleranno Grappa e Mortirolo, per fare un esempio, ma arriveranno abbastanza lontani dal traguardo.

La frazione trentina che arriva a San Valentino, sommata a quella di Champoluc e alla penultima con Colle delle Finestre e Sestriere, saranno i veri spartiacque di un Giro che si preannuncia equilibrato e combattuto. Sempre che i big non si risparmino troppo, come già accaduto nelle edizioni vinte da Geoghegan Hart (2020), Hindley (2022) o Roglič (2023). Il rischio c’è, ma proviamo a essere ottimisti.
I velocisti
Capitolo velocisti. Ce ne sarà qualcuno meno delle ultime edizioni, ma non mancheranno le chance pure per loro. Il faro dovrebbe essere Olav Kooj, seguito a ruota da Kaden Groves e Paul Magnier. Nella bagarre si butteranno però anche i vari Fretin, Moschetti, Kanter, Strong e Thijssen. Insomma, ci sarà da divertirsi.
I miei pronostici sul prossimo Giro d’Italia
Chiudo con i miei pronostici, pur sapendo che li sbaglierò quasi tutti perché voglio osare. Il Giro lo vincerà Roglič, poi sul podio ci andranno, per tifo personale, Tiberi e Landa. Van Aert conquisterà la maglia ciclamino (classifica a punti) e vincerà tre tappe. Carapaz vincerà la classifica degli scalatori.
Non ci saranno Pogačar, Vingegaard ed Evenepoel. Ma tranquilli, saranno comunque 3400 chilometri di amore infinito. Perché ogni anno le pagine di emozione che riesce a scrivere il Giro d’Italia sono uniche e irripetibili.
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@albertopiergiovanni
… ma va’ là…
Non so chi vincerà il Giro ma, accettando in gara una squadra rappresentativa di Israele, Stato autore di crimini contro l’umanità, so chi lo perderà: tutto lo sport e l’umanità intera.