L’articolo “Granfondo e sicurezza: quanto vale una vita?” ha aperto un acceso dibattito sul tema dell’agonismo tra gli amatori e la sicurezza durante le gare. Pubblichiamo qui di seguito la replica che ci è arrivata dal nostro lettore Andrea Pezzarossa
Vorrei esprimere il mio disaccordo rispetto a quanto scritto da Luca Ronconi all’interno del suo articolo. Ritengo non abbiate alcun diritto di giudicare il modo di vivere un evento sportivo e il senso di competizione condiviso da buona parte degli amatori che si piazzano alle granfondo.
Inoltre, per esperienza personale, posso testimoniare che la BGY di Bergamo è una manifestazione che pone al primissimo posto la sicurezza delle persone: è presente un numero esorbitante di motostaffette, tutti gli incroci sono presidiati da volontari e forze dell’ordine e, non ultima, in quelle valli ho spesso percepito una cultura della bicicletta mediamente condivisa dalla gente che, ad esempio, porta gli automobilisti a favorire il passaggio dei partecipanti.
Il vostro articolo, appunto, oltre a giudicare il modo di vivere lo sport da parte di centinaia di persone in un certo senso mette in discussione anche l’organizzazione di questo evento che tutto è tranne che poco sicuro.
La posizione di chi scrive l’articolo, presumo condivisa da tutti voi, non lascia spazio al libero arbitrio, concetto fondamentale in una società democratica: non possiamo pensare che, nel momento in cui viene rispettata la libertà anche di chi vuole andare piano e godersela, se non si infrangono regole e non si creano pericoli o disagi a livello sociale, qualcuno che vuole vivere l’aspetto agonistico e competitivo non sia libero di farlo sia in salita che in discesa.
La morte purtroppo fa parte del gioco, io sono rimasto sinceramente colpito dall’episodio di domenica scorsa e mi sono fatto molte domande sull’accaduto e su quante volte mi sia andata bene in situazioni analoghe. Mi dispiace molto per il ragazzo che è morto e in nessun modo voglio mancargli di rispetto, anzi, penso che ogni ciclista, ad ogni livello, si sia chiesto che senso abbia morire in quel modo mentre si fa qualcosa di divertente e piacevole.
Detto questo non vorrei mai che venisse limitata la libertà di qualcuno in funzione di questo episodio o di mille altri che potranno accadere nelle prossime manifestazioni.
Non siamo nessuno per giudicare e, soprattutto, per limitare la scelta di qualcuno che, a strada chiusa, vuole mettere in gioco la propria vita, anche se lo fa per uno stupido risultato sportivo fine a se stesso. Questa è l’essenza dello sport, almeno per come lo vivono gli agonisti, e non deve essere oggetto di giudizio da parte di chi sceglie invece di vivere le cose più lentamente e ha comunque tutta la libertà di farlo.
Se si adottasse una logica di questo tipo, ampliando il campo, bisognerebbe impegnarsi anche per abolire il Tourist Trophy dell’isola di Man, l’arrampicata in montagna o lo sci alpinismo.
Gli amatori agonisti sono una categoria molto variegata e sono d’accordo che alcuni siano difficilmente sopportabili e molto giudicanti rispetto a chi, invece, la vive con meno fissazione e maniacalità. Tuttavia questo non c’entra niente con l’aspetto competitivo, è un fattore culturale che non concerne con la modalità della competizione.
Le discese mantenute come segmenti cronometrati non favoriscono in alcun modo l’elitarismo di questi poveretti che si sentono professionisti e limitare le competizioni non aiuterebbe a creare in alcun modo un clima più rilassato. Chi ha piacere a continuare a competere al massimo delle proprie possibilità in competizioni come quella di Bergamo, senza avere il limite dei tratti cronometrati, deve poter continuare a farlo senza blog o pagine che si esprimano in merito a questa pratica, ripeto, finché c’è rispetto per le regole e per le altre persone.
Concludo dicendo che ho rispetto per il vostro lavoro, soprattutto quando si tratta di sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale, e quanto scritto ha il solo scopo di farvi riflettere ed esprimere il mio dissenso in modo (spero) corretto evitando la tipica modalità dell’escalation di violenza sui social.
[Andrea Pezzarossa]



















Bravo Andrea. Hai espresso perfettamente ciò che penso anche io. L’eliminazione a prescindere dell’agonismo non porterebbe assolutamente ad un miglioramento della sicurezza; per esperienza personale di più di 20 anni di gare amatoriali di qualsiasi tipo, posso confermare che anche le pedalate cicloturistiche (ne correrò una a giugno in mtb per gli amici che la organizzano), sono percorse ad insindacabile giudizio di chi pedala sulla bicicletta, piano se ci si vuole godere il panorama o a tutta se si vuole mettere a prova il proprio fisico.
La sicurezza si DEVE fare, il rischio si può calcolare, ma il fato e il destino è incalcolabile. L’organizzazione delle “granfondo” con i soli tratti cronometrati la trovo una specie di “manleva di coscienza” pensando di aver fatto il possibile per la sicurezza, non sapendo che proprio in quelle corse, nei tratti liberi, dove il traffico può restare aperto, si rischia, e anche tanto. E ciò non vuol essere una critica verso gli organizzatori, lo sono stato anche io (in quanto presidente per anni di una ASD) , ma uno spunto per sedersi ad un tavolo e capire burocraticamente, legalmente e praticamente come effettuare ancora più sicurezza, SENZA LIMITARE L’AGONISMO, che in fondo in fondo è ciò che spinge anche il cicloamatore più tranquillo, a faticare sulla strada, la domenica col numero sulla schiena, e soprattutto in settimana in mezzo al traffico.
Un saluto a tutto il “gruppo” dei cicloamatori.
Gentile Andrea,
sinceramente non condivido alcune parti del tuo commento, principalmente perché non credo che limitare i tratti cronometrati ad alcune significative parti (tutte le salite, sicuramente) rappresenti una limitazione della libertà di qualcuno. Anzi: sarebbe molto ‘democratico’ perché consentirebbe a tutti di competere “alla pari” anche se non si è riusciti a partire nella prima griglia. In questo modo anche l’amatore che parte dietro può esprimere il suo meglio e venire classificato insieme a chi è avanti…
Negli ultimi trent’anni ho partecipato ad alcune GF, tra cui per 16 volte alla NoveColli che partirà proprio questa settimana.
Le prime Novecolli a cui ho partecipato non avevano ancora i 10.000 iscritti di adesso.
Le griglie di partenza non erano intervallate e si susseguivano ininterrottamente con il risultato che si arrivava a Bertinoro, all’inizio della prima salita, trascinati dalla fiumana a 45 km/ora di media per poi …fermarsi intasati e dover fare la salita quasi a passo d’uomo e mettendo più volte il piede a terra.
Questa fase era anche la più pericolosa perché, ancora tutti ammassati, bastava una piccola distrazione da parte di chiunque per venire coinvolti in gigantesche cadute…
Poi (non ricordo in quale anno) è stato introdotto un ritardo di due minuti (adesso sono diventati quattro) tra una griglia e l’altra e le cose hanno iniziato ad andare meglio e più in sicurezza nonostante .. i più forti facessero di tutto per andare a recuperare chi era partito più avanti…
Parliamo delle discese: una fiumana di amatori, la maggior parte non poi così esperta, che si trova ad affrontare discese che non conosce a velocità elevate (oltre gli 80 km/h), gomito a gomito con altri che si inebriano per velocità raramente provate negli allenamenti.
Vuoi andare veloce in discesa? Anche a me è sempre piaciuto! Nessuno te lo impedisce ma senza che debba per forza essere una gara… e mettere a rischio in questo modo non solo la tua ma -soprattutto- la vita degli altri.
Un caro saluto a tutti i ciclisti e l’augurio di continuare a divertirci pedalando, ognuno secondo le sue preferenze, e nel rispetto delle regole e …del buon senso!
L’agonismo in ogni ambito è sempre esistito ed esisterà sempre. Lo Sport è l’agonismo, prima con se stessi e poi con gli altri. Sono di parte perché ho corso in bicicletta da G2 fino ad U23/Dilettante, quindi sono stato “agonista” per 14 anni, dagli 8 anni ai 22. Ho avuto incidenti, ho visto e pianto su altrettanti, ma come agonista mi ripresentavo appena possibile col numero sulla schiena. Unica cosa a mio modesto parere: le Granfondo, seppur curate nei minimi dettagli per la sicurezza dei partecipanti, in realtà, per loro essenza non lo sono: troppi i partecipanti, troppo diversi i valori, troppi i non abituati a stare coi gomiti a sfioro degli altri a 50 orari…..ad alcune GF da “ex corridore” ho partecipato, ma senza vergogna, ammetto di essermi spaventato e ho smesso.
Francamente “La morte purtroppo fa parte del gioco” anche no !!!!!! se la si pensa così credo proprio che ci sia qualcosa di sbagliato nel tuo pensiero e presumo anche nel modo di stare in corsa.
condivido l’intervento del lettore, l’ alternativa è trasformare la nostra società da democratica a etico religiosa dove esisterebbe ciò che è bene e ciò che è male su base a priori e non riguardo alla convivenza interna alla società stessa.
Un saluto
pienamente d’accordo io ormai ho 67 anni e ho praticato questo bellissimo sport, per più di 30 anni, facendo tutte le più grandi granfondo di Italia e qualcuno all’estero. sapevo a cosa andavo incontro. sono vivo ma sono presso che tutto avvitato dalle spalle alle anche. sta a noi stessi ora a voi.capire dov’è il vostro limite. Ma ricordarsi sempre che è un gioco e deve valere come gioco. Ma però la gara è gara.
In merito alla sicurezza negli eventi agonistici, sono dell’avviso che la condizione di strada chiusa non sia sufficiente. Chi cade e non muore ma si ferisce, va ad occupare spazio e tempo negli ambienti sanitari e magari anche soldi pubblici. Si vuol essere liberi di farsi male ? O, addirittura, di rompersi l’osso del collo ? Sinceramente non posso dire di essere contento ma se lo si vuol fare che lo si faccia ma completamente a spese proprie, senza pesare sul sistema sanitario comune a chi svolge attività con un normale regime di rischio. Magari è già così, magari gli eventi si basano su assicurazioni sanitarie, di cui non sono informato ma se ciò mancasse, sono del parere che ci dovrebbe essere.
Aggiungo per chi non vuole fare agonismo ci sono le Randonnée
Sono d’accordo con Andrea dice che non si può giudicare chi vuole competere anche come semplice amatore, è una cosa assolutamente legittima; non tutti hanno la possibilità di competere da professionisti ma per questo non devono rinunciare ad un sano spirito agonistico, perlomeno finché non si superano certi limiti.
Premetto che non ho mai partecipato in vita mia ad una gran fondo e non ho la minima intenzione di parteciparvi in futuro perché ritengo che siano organizzate nel modo sbagliato.
Secondo me l’errore di base sta nel mettere sulla stessa strada e nella stessa manifestazione gli agonisti e quelli che semplicemente vogliono godersi una giornata sulla bicicletta con le strade chiuse, magari in in bel contesto naturale.
A mio modesto parere basterebbe separare le due cose mettendo gli agonisti tutti assieme, magari partendo un’ora o due prima degli altri, in modo che possano godere la loro passione per la competizione; per tutti gli altri invece potrebbero fare una specie randonnèe con partenza libera per godersi a modo loro la giornata.
Nel mio piccolo non posso che condividere ciò che scrive il sig. Pezzarossa. Io stesso ho avuto un incidente in una Granfondo che mi ha compromesso l’uso stesso della bici e una deambulazione non ottimale. Ho fatto un errore e l’ ho pagato. Tornassi indietro lo rifarei, in quel momento il ” fuoco” dell’ agonismo mi diceva di spingere e ho spinto. Che senso ha andare a correre coi freni tirati?
Dispiace tantissimo per il ragazzo morto e mi dispiace per tutti quelli che in gara hanno avuto incidenti come il mio(se non peggio).
Sappiamo che c’è questa eventualità.
Si cerca di stare attenti,ma non si è mai sicuri al 100%.
Buone pedalate a tutti