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A Genova il candidato sindaco contro le ciclabili ha perso le elezioni

A Genova il candidato sindaco contro le ciclabili ha perso le elezioni
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C’è chi prende il vento in faccia pedalando verso il futuro, e chi lo prende in pieno alle urne, cercando di frenarlo. A Genova, Pietro Piciocchi ha deciso di mettersi di traverso a ciclabili e ZTL. Gli elettori, però, hanno cambiato direzione e lo hanno lasciato indietro. Candidato del centrodestra, Piciocchi (vicesindaco uscente) sul tema della mobilità sostenibile ha impostato la sua campagna all’insegna del “no”: no a nuove piste ciclabili, no a ulteriori zone a traffico limitato, scetticismo sulla pedonalizzazione. E simpatia per i motori termici.

Un programma che ha finito per suonare più come una retromarcia che come una visione. E il verdetto è stato chiaro: Silvia Salis è la nuova sindaca di Genova, eletta al primo turno con il 51,48% dei consensi, lasciando Piciocchi fermo al 44,20%.

Piciocchi, da parte sua, aveva messo in chiaro le sue intenzioni con l’Automobile Club d’Italia: «Nel mio programma non sono previsti nuovi interventi di pedonalizzazione né piste ciclabili, anzi voglio valutare l’utilità di quelle esistenti». Tradotto: basta con la mobilità dolce. Peccato che il messaggio sia suonato più come un freno a mano tirato contro la ciclabilità anziché come una proposta concreta.

In un’epoca in cui ormai tutte le metropoli più congestionate d’Europa stanno virando su modelli urbani più green e inclusivi, proporre di tornare indietro su ciclabili e ZTL equivale a voler vincere una regata remando controvento.

Le parole della sua antagonista Salis – poi uscita vittoriosa dalle urne – in occasione di quell’incontro con l’ACI erano state di tutt’altro tono: “Credo che una città più sicura si costruisca anche da qui: da una mobilità giusta, che riduce le disuguaglianze e protegge chi la attraversa”.

È curioso notare come la battaglia contro le ZTL venga ormai venduta da certi candidati come una crociata ideologica della sinistra. Come se camminare senza schivare SUV parcheggiati sui marciapiedi fosse un attentato alla libertà personale. Oppure come se andare in bici fosse una perversione radical chic da correggere a colpi di motori Euro 6 e tunnel stradali.

Ma Genova ha parlato chiaro. E forse ha anche detto che non ne può più di sentirsi dire che la sostenibilità «non deve essere imposta troppo in fretta», mentre i cambiamenti climatici si muovono ben più rapidi dei piani quinquennali dei candidati prudenti.

La neoletta sindaca Salis, con il sostegno del campo progressista e del M5S, ha invece convinto al primo turno, evitando il ballottaggio. Non solo per un programma più in sintonia con le esigenze di una città che cambia, ma forse anche per aver capito che le città del futuro non si progettano a colpi di deroga ai mezzi più inquinanti, ma con il coraggio di ridisegnare gli spazi urbani per chi sceglie di muoversi in modo sostenibile. Anche quando questo comporta mettere qualche auto da parte.

Morale della storia? Chi va contro le ciclabili, poi non si lamenti se gli elettori lo lasciano… a piedi.

[Fonte]

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Commenti

  1. Arturo Torazza ha detto:

    Le piste ciclabili sono utili solo se progettate e realizzate col buon senso di chi non ne fa una questione ideologica.
    Diversamente diventano inutili e pericolose specialmente quando, in assenza di spazi adeguati, esse impongono una inaccettabile commistione ciclisti/pedoni.
    A questi ultimi, e mi riferisco in particolare ai bimbi e, se scusate l’accostamento, anche ai cani, non si possono imporre rigide regole di comportamento per la sicurezza di tutti.
    Nel caso dei cani, a meno che non si imponga loro un divieto di accesso alle piste ciclopedonali, potrebbero realmente crearsi gravi rischi per i ciclisti.
    E’ questo ad esempio il caso della pista ciclopedonale “SuperlaValle” in corso di realizzazione in Valpolcevera sulla base di un progetto che oserei definire quasi puerile.

  2. JULES ALBINI ha detto:

    E meno male! Forza Salis!

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